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Si inaugura sabato 20 aprile, alle 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), a cura di Visioni Altre, testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno, la personale dell’artista Elisabetta Sgobbi “MEDICAMENTA”

La mostra, visitabile fino a domenica 5 maggio 2019, è organizzata dall’Associazione Culturale VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Spinea (Venezia): aprile 2019 – Gennaio 2020: al via la rassegna di arti visive PARADISUM THEATRUM organizzata dal Comune in collaborazione con l’Associazione VISIONE ALTRE.

Dopo uno splendido 2018 che ha visto confluire a Spinea, nel veneziano, una rosa di artisti di livello nazionale e internazionale relazionatisi con luoghi particolarmente “classici” e significativi del Comune – Oratorio di Santa Maria Assunta e Oratorio di Villa Simion – declinandoli, con i loro interventi, alle arti visive più suggestive del contemporaneo (performance, installazioni, fotografia, video arte, scultura, pittura, etc ) sotto l’egida di Adolfina de Stefani, presidente dell’Associazione VISIONI ALTRE, artista, curatrice e indiscussa promotrice culturale, il Comune rinnova l’incarico all’Associazione Visioni Altre per un 2019 inizio 2020 all’insegna dell’arte contemporanea.

Il progetto negli anni ha visto il succedersi di nomi sempre più di spicco del panorama dell’arte e un incremento costante di pubblico e di critica, con una crescente attenzione anche dei media alle tante proposte della rassegna artistica “Paradisum Theatrum”.

Gli artisti selezionati per le esposizioni del 2019 parlano tutti i linguaggi compositi del contemporaneo. All’Oratorio di Santa Maria Assunta avremo: Elisabetta Sgobbi, Iulia Tarciniu Balan, Leo Franceschi, Alberto Lisi, Giovanni Pinosio, Riccardo Albiero, Giuliana Cobalchini, Elisabetta Mariuzzo, Stefano Reolon, Antonio Zago, Giancaterino e Liubov Pogudina. Mentre all’Oratorio di Villa Simion si terranno invece le esposizioni di: Stefano Furlanetto, Barbara Furlan, A. Gusso e M. Fornasier, Claudio Scaranari, Carlo Vercelli e Giulio Malfer.

La rassegna inizia il 20 aprile con l’inaugurazione della prima grande esposizione dell’artista Elisabetta Sgobbi, a cura di VISIONI ALTRE che si terrà fino al 5 maggio all’Oratorio di Santa Maria Assunta, Spinea, sempre con ingresso gratuito e visitabile dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 19.30.

La mostra titola “Medicamenta”, mutuando il titolo da uno dei componimenti poetici che ha consacrato la poetessa Patrizia Valduga. Elisabetta Sgobbi è un’ambasciatrice di mondi interiori. In questa mostra l’autrice omaggia la poesia con un tributo a quelle che l’artista individua tra le proprie “madri spirituali” – Sylvia Plath, Emily Dickinson e Patrizia Valduga. Lo sguardo dell’artista è punto di vista femminile

che indaga con profondità poetica le tante sfumature dell’essere e quindi, necessariamente, della relazione, in perenne alternanza tra “dolori” e “rimedi”. In questa esposizione, il filo rosa che lega le opere di Elisabetta Sgobbi è sempre la vita vera, vissuta. A partire dall’esperienza personale – da un preciso, intimo particolare – Sgobbi raggiunge un potente atomo d’universale. Per questo i suoi componimenti artistici parlano e riverberano in ognuno di noi. Sempre intrisi di struggente bellezza e profondità.

“Questa mostra di Elisabetta Sgobbi ha un corpo e una voce. L’artista si muove da sempre nel percorso dell’installazione, abbracciando svariate articolazioni delle arti visive: dal cut up al ready made, dall’assemblaggio alla composizione pittorica, poetica e installativa. Senz’altro una poliedricità di mezzi – e una pluralità di strumenti – che le servono per dare vita a un unicum, un corpo artistico che, appunto, ha parola. In questo caso la voce è quella della poesia, dalla quale deriva il titolo della mostra che si rifà, appunto, ad un libro di poesie di Patrizia Valduga, ma che trova il suo dirsi anche in quella musica di sottofondo che accompagna l’intero percorso espositivo: l’artista infatti crea sempre accompagnandosi a musiche precise.

Principale punto di osservazione è il trittico composto da Sgobbi per un omaggio a tre grandissime poetesse della storia: Sylvia Plath, Emily Dickinson e Patrizia Valduga.

Scuote nel profondo il prezioso lavoro che Sgobbi dedica a quella che forse è la più struggente e malinconica poesia di Sylvia Plath, morta suicida all’età di trent’anni: I’m vertical. In questa poesia in cui la Plath sogna di essere orizzontale di modo da avere “un aperto colloquio” con il cielo e, così facendo, che i fiori e gli alberi finalmente possano avere del tempo per lei, Sgobbi lega con del fil di ferro un elemento organico, una corteccia da cui spuntano verdi licheni e la delicata scritta “I’m vertical”. Un’opera semplice, come lo sono sempre i lavori di Sgobbi, puliti, essenziali, delicati eppure altamente simbolici: piccole perle che gridano il dolore, ma sempre capaci di trasformarlo in bellezza.

Si diceva del corpo: sono una quindicina le opere che Sgobbi propone per questa mostra; tre le installazioni che di questo corpo vanno a costituire i piedi, il cuore e la testa. I piedi sono “La signora B”, un’installazione composta da un paio di scarpette di raso con al loro interno cocci di vetro e punte d’acciaio. Impossibile indossarle, quindi. Se indossi queste scarpe accumuli ferite. Bisogna essere senza scarpe per avanzare liberi.

Il cuore è la seconda installazione che titola: “Quello che tu non vedi” ed un cuore in vetro, trafitto da chiodi arrugginiti e installato su un disco concavo di specchio. Immaginando di porre la nostra faccia davanti allo specchio, vedremo la sovrapposizione del nostro volto con quella del cuore trafitto. Ogni volto ha una storia, ogni uomo nasconde un dolore. Ma anche un cuore.

La testa è data da un elmetto italiano ricoperto da un centrino in pizzo e con uno specchio ovale che ce ne fa immaginare il volto, o meglio: propone il nostro volto che si specchia. Anche in questo caso il rispecchiarsi dovrebbe fermare l’atto di

violenza perché chi intende colpire l’altro, sta colpendo se stesso; questo il significato di: “Difesa – Guardami, Guardati!”.

Un continuo gioco degli specchi che svela la profondità e la verità di chi abbiamo davanti e, necessariamente, di noi stessi. Seguendo questo intento programmatico avviciniamo l’originale “Me, Myself and I”, una vertiginosa installazione composta da una radiografia e da uno specchio organizzate in sequenza di modo che la persona che l’osserva possa fare un viaggio all’interno di se stesso, nella sua psiche ma anche nel suo corpo, fatto di carne ed ossa, e guardando se stesso riconoscere tre distinti momenti del proprio essere qui e ora, in bilico tra apparenza ingannevole e tenerezza e miseria della carne.

Ironico il dittico “I feel good” e “Sto bene” dove le due scritte emergono da una contrapposizione cromatica data una sequenza di blister di farmaci che compongono due grandi tele. Dai rimedi farmacologici passiamo invece al dittico che un po’ riassume la poetica di Sgobbi, in continua alternanza tra il percepire dolori (Noi che abbiamo l’anima soffriamo più spesso) e saperli “medicare”. Questi suoi medicamenta sono appunto i rimedi al dolore, che l’autrice affida alle arti nobili: la poesia, la musica, la pittura, l’arte.

Questa è una mostra poetica che ci svela la delicatezza di un’artista intima, profonda, che trasforma la sofferenza in uno stato di grazia. Il suo essere schiva e pensosa sono i tratti distintivi di un’artista che avvicina il mondo attraverso l’arte, sempre in punta di piedi.

A mio personale avviso, quasi inconsapevole di quanta potente voce abbiano invece i suoi lavori, perfetti ambasciatori del linguaggio contemporaneo, ma soprattutto: potenti momenti di verità per un risveglio dell’anima.

Anima che è tenerezza di piuma, cuore candido come un battito d’ali, nido di calore e poesia, ma che al dolore dice il suo NO: mai revocabile, mai negoziabile; eppure, con grazia, sottovoce, in punta di piedi…”

Breve cenno biografico dell’artista:
Elisabetta Sgobbi, nata a Padova, laureata in Architettura allo IUAV di Venezia, ha coltivato molteplici interessi, dal restauro di oggetti di recupero, all’illustrazione, alla creazione di manufatti tessili. Questo l’ha portata ad unire alla pittura, la passione per l’assemblaggio e la ricerca dei più diversi materiali e tecniche per esprimere a pieno un sentire profondo, ricco e variegato, legato all’universo femminile e all’introspezione.
Vive la musica in modo profondo, per questo associa ad ogni opera un brano musicale che amplifichi e arricchisca la parte emozionale.

In occasione della vernice della mostra “MEDICAMENTA”
di Elisabetta Sgobbi
con inaugurazione sabato 20 aprile 2019 ore 19.00
l’artista sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta, SPINEA (VE).

A cura di VISIONI ALTRE, testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno

apertura e orari dal giovedì alla domenica

15.30 – 19.30 Ingresso libero

VISIONI ALTRE è una Associazione a favore dell’arte contemporanea, ed è finalizzata alla promozione della ricerca artistica, al sostegno dell’attività creativa, alla valorizzazione e riqualificazione di spazi mediante l’arte, alla realizzazione di un sistema progettuale che favorisca lo sviluppo di idee e opere slegate da condizionamenti di mercato. Visioni Altre si interroga su quali siano gli intenti e la rilevanza dell’impegno culturale oggi, con una serie di progetti in continua evoluzione per arricchire la nostra vita quotidiana e comprendere i continui cambiamenti e trasformazioni nel mondo. Una fucina di idee dove gli artisti di diverse generazioni e provenienze condividono i propri saperi.

My life on hold” La mia vita sospesa

a cura di Adolfina de Stefani

con la collaborazione di Camilla Rivieri

My life on hold” – La mia vita sospesa – è il titolo della collettiva che lo spazio espositivo Visioni Altre presenta dal 1 al 30 maggio con inaugurazione sabato 4 maggio ore 19.00. Sono presenti artisti di ogni provenienza stilistica e linguistica per raccontare con la propria sigla espressiva (pittura, scultura, installazione, fotografia) STORIE ATTRAVERSO LA CREATIVITA’ stimolanti e coinvolgenti per ogni visitatore in un percorso di riflessione e analisi sull’opera d’arte contemporanea.

Uno sguardo critico sulla 58° Biennale d’Arte di Venezia e sulle tematiche che il direttore e curatore del progetto, Ralph Rugoff, ha individuato e proposto per l’importante appuntamento culturale ormai prossimo, dall’evocativo titolo “May You Live In Interesting Times” – Tempi interessanti.

La mostra, a cura di Adolfina de Stefani, è liberamente ispirata alle tematiche della 58° Biennale di Arte Visiva di Venezia e viene proposta in concomitanza con l’apertura dell’evento.

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale la diffusione digitale di fake news e di ‘fatti alternativi’ mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda, vale la pena soffermarsi, se possibile, per rimettere in discussione i nostri punti di riferimento”.

 Oscar Alessi | ADAMO ED EVA è il titolo dell’opera che presenta l’artista Osar Alessi. Il confronto del tema astratto e di quello figurativo è sempre stato una sfida per il pittore e lo è particolarmente per chi dipinge figure, come l’artista, ma che è fortemente attratto dai lavori astratti .

L’astratto è il tentativo di rappresentare l’invisibile, quello che è spirito, che si suppone, ma non ha una forma, mentre la pittura figurativa è tutto quello che l’uomo conosce perché ha una forma materiale, delineata, fisica.

Adamo ed Eva erano prima del peccato originale esseri incorporei, spirito, un concetto perchè non uomini.

Dopo sono diventati corpo.

Dopo aver mangiato la mela o dopo essersi congiunti.

L’artista ha voluto dipingere questo punto dove i due sono astratti e mentre si toccano con la lingua diventano figura, diventano uomini come noi. Non è la mela, ma il contatto intimo come solo il bacio è.

Il bacio è uno scambio di liquidi, è profondo è un dialogo vero che hai con una persona, non è mai un atto superficiale. Due persone che a vari livelli si dicono intimi, amanti, amici, si scambiano discorsi non banali, attenzioni profonde, vere.

Adalberto Borioli | L’artista conosciuto per essere pittore, incisore, editore di libri d’arte e musicista, presenta alcune opere a tempera su carta di piccole dimensioni. Una pittura astratta e concettuale, dal cromatismo delicato e scomposto assieme, dove la forza della natura si impone sul lavoro dell’artista.

Lamberto Caravita| L’artista presenta tre opere, di piccole dimensioni, dove si nota l’impronta della corrente della mail art, dove il mondo dell’arte circola attraverso la posta. I suoi lavori rappresentano forme che si possono ricondurre ad un mondo onirico, sia per quanto riguarda la simbologia, sia per il cromatismo in alcuni casi acceso e denso.

L’artista presenta un dittico dal titolo “Brain”, si tratta di una rappresentazione dove attraverso l’astrazione l’opera propone il tema della vita.

Anche se spesso ce ne dimentichiamo, il cervello è l’organo centrale per il nostro benessere quotidiano, e dal buon funzionamento di quei 1500 grammi di materia grigia dipendono non solo le nostre funzioni vitali, ma anche il nostro buonumore e la nostra felicità.

“Geometrie del sacro” sono due opere ancora sull’ astrazioni, labirinti geometrici con forme che si ripetono, si moltiplicano, intrappolano lo sguardo, con un aspetto dinamico, con disegni realizzati con fili sottilissimi incisi a fuoco, che indagano sul concetto di soglia e di limite, quello che fa incontrare il mondo esterno con quello interiore.

Rosie Cesare |È questo, in sintesi, il principale obiettivo del lavoro di questa artista: la volontà ostinata di raccontare la donna, senza descrivere, tantomeno giudicare, senza dimostrare, senza tentare di capire. Raccontare, senza veli od ostentazioni, aspetti, momenti, emozioni e contraddizioni di una “essenza” che da sempre sfugge agli infiniti tentativi di catalogazione.

Maria Credidio| L’artista presenta una serie di opere monocrome di piccole dimensioni, dove sulla superficie, bianca o nera, emergono linee infinite. Eleganza, accuratezza, poetica si possono leggere tra i rilievi delle linee immaginarie che proiettano la propria ombra sulla tela dipinta.

Ad un momento storico in cui i ritmi di vita risultano sempre più frenetici e in cui la velocità caratterizza perfino il modo di comunicare, Maria Credidio risponde proponendo delle opere che invitano alla riflessione, a concedersi una pausa, lavori che vanno contemplati in assoluto silenzio, dimensione questa soffocata dall’esponenziale inflazione di notizie prodotta dagli organi d’informazione. E in un ambiente spesso popolato da aspiranti artisti in cerca di popolarità grazie a semplici “trovate”, la nostra artista oramai da decenni sviluppa in modo coerente un percorso ben studiato, frutto di una visione organica, votato all’eleganza e improntato alla raffinatezza; nelle opere dal titolo lineari vibrazioni la Credidio, da sempre orientata a indagini di matrice minimalista, riesce a imprimere una misurata vitalità alle superfici monocrome attraverso un groviglio variabile di linee su cui scorrono rivoli di luce, capaci di indirizzare gli sguardi, in un’economia assoluta di elementi formali, scevra da ogni elemento meramente decorativo.

Elena De Rocco | L’arte per Elena è una riflessione simbolica senza discriminazioni tra astratto e figurativo, fatto di interrogativi, di processi umani, in evoluzione e involuzione nel percorso di vita. Nelle sue opere di piccole dimensioni, c’è una ricerca meticolosa delle forme con sinfonie di colori dai toni accesi, dove emerge una particolare riflessione sulla poetica del mondo vegetale.

Franco Fiorella | E’ una pittura densa di significati quella dell’artista Franco Fiorella. Figure che si muovono in una scenografia teatrale, movimentate da gesti e sguardi profondi e inusuali, con un cromatismo eccentrico e determinato. Il palcoscenico, il circo, le piazze sono i luoghi prediletti. Conoscitore della tradizione pittorica romagnola, specie nell’uso della materia e del colore in cui traspaiono le ruvidità tipiche del temperamento della nostra etnia, ma anche la sua profonda e mai confessata dolcezza. L’amore di Franco Fiorella per la figura, attraverso il recupero delle pose auliche e dei clichets stilistici, diviene discorso sulla tradizione pittorica rielaborata ulteriormente alla ricerca della autenticità del soggetto rappresentato; Quello di Franco Fiorella è un esempio antico di come storicamente nasce e si sviluppa l’arte, ovvero, dalla fusione delle grandi innovazioni stilistiche con la tradizione pittorica locale – le cosiddette scuole regionali. Senza di esse le innovazioni pittoriche rimarrebbero un fatto isolato e circoscritto, non conoscerebbero divulgazioni, né si avrebbe quell’evoluzione del gusto che ha permesso ai grandi artisti di poter essere definiti tali.

Giuliano Franco | I colori prediletti nelle opere di Giuliano sono i gialli e i rossi, liberi da ogni decorativismo ma densi di materia. Sono piccole opere astratte dai particolari ingigantiti dove il colore è un elemento predominante nell’intera composizione. Giuliano Franco rappresenta immagini della quotidianità e del proprio territorio, semplici oggetti o paesaggi naturali e urbani in visioni sempre più destrutturate ma più aderenti ai suoi stati d’animo.

In tutto ciò aleggia uno spirito mistico che rammenta l’esperienza bretone dell’Ecole de Pont Aven dove brillava la luce di Gauguin. Ma la scelta o istinto di Franco a non usare figure umane nei paesaggi, per non esasperarne il sentimento, rende le sue opere più metafisiche, in un’atmosfera quasi post-umana.

Graziella Giusto | In arte Madamadorè alimenta la sua carica espressiva nei suoi viaggi sacrali.
I suoi lavori, sono intrisi non solo di colore, ma anche di oggetti-messaggio che, partendo da Venezia e dalla Giudecca, con la loro sacralità, costruiscono una “liaison” di arte sacra  Venezia.

Le piccole scatole in legno dipinto raccolgono al loro interno una varietà di materiali usando varie tecniche.

Sophia Hadjipapa | L’artista che sperimenta le arti contemporanee a 360°, presenta una serie di lavori ad acrilico su vetro, dalle forme circolari, dai quali emerge un forte cromatismo. Dalla separazione dei colori sulla materia vetrosa risulta un’immagine topografica, come se una lente di ingrandimento, posizionata dall’alto, imprimesse un’istantanea di un pianeta o satellite lunare. Le interpretazioni possono essere diverse, infatti l’artista si rifà anche ai mantra e yatra che traduce in immagini colorate che possono rimandare ai significati dei mandala.

Benedetta Iandolo | Eclettica artista presenta VEGETANTI URBANI. SI tratta di mutazioni genetiche che avvengono nelle città metropolitane e sono veri e propri miracoli della natura essendo vegetanti che nascono nei posti più degradati delle città Si tratta di spazi abbandonati dall’uomo, ma anche di spazi produttivi o artificiali, dismessi e dimenticati dall’attività umana. Alcuni esempi: il ciglio di una strada, le aree industriali non più operative il resto di una torbiera e così via.

IL VEGETANTE IDRAULICO. I vegetanti sono progetti d’arte transgenica

Si tratta, infatti, di modificazione genetiche di piante che  creano nuovi organismi viventi ,dei mutanti che diventano opere d’arte e che nascono improvvisamente nei luoghi d’acqua.

IL VEGETALE è simbolo dell’unità fondamentale della vita.

Innumerevoli testi e immagini, in ogni civiltà, mostrano il passaggio dal vegetale all’animale, all’umano e al divino, e inversamente. Un albero esce dal ventre di un uomo; una donna è fecondata da un seme vegetale; alcuni alberi provengono dagli angeli; una giovane si trasforma in fiore, ecc. Un circuito incessante passa fra livelli inferiori e superiori della vita.

Il simbolo cosmo-biologico sembra ,così, aver preceduto l’interpretazione morale e psicologica.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani | “Noi amiamo molto gli alberi” ecco la frase frequente di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani artisti e performer che in questa occasione presentano “ALBERI” Quercus Ilex e Platanus Occidentalis, due grandi lastre con l’immagine stampata ad inchiostro tipografico di due alberi. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento.

Essi fanno subito pensare che le vite vegetali sanno parlare bene quanto gli umani. Adolfina e Antonello configurano e trattano i loro alberi come dotati dei mutevoli umori, delle espressività e delle stigmate del tempo che sono propri degli umani. Li trattano con simpatia, compassione, con pazienza e impazienza, e anche con ironia. Attenti e sensibili alle loro capacità di mutazione, benché dicano “L’albero è superiore ad ogni tentativo di trasformazione”, intendendo però che all’uomo non è lecito piegare gli alberi e altri viventi alle sue voglie di trasformazione. La natura umana stessa è ricca di potenzialità trasformative.

Rita Mancini | E’ un artista completa. La sua capacità espressiva ha raggiunto una maturità di altissimo livello. E’ contemporaneamente pittrice, scultrice, designer, fashion designer e scrittrice. Il suo talento ha delle qualità molto rare e nobili che spiccano nel panorama odierno.

Patrizia Milone| “Le mie sculture parlano del mio mondo, dei miei interessi, delle mie passioni: musica, lettura, danza, colori…La vita. Cerco di trasferire in ogni creazione le mie emozioni, i miei ricordi e i miei desideri. Lo faccio senza pensare, d’impulso. Lascio che le mie idee prendano forma, così che tutto accada in maniera istintiva e imprevedibile. I colori acrilici, la carta, il filo di acciaio e il filo di cotone diventano naturalmente personaggi del mio mondo, sono figure in movimento che, gioiese e vitali, interagiscono tra loro e con chi le osserva. In un certo senso mi piace pensare che ognuno possa vederci anche un po’ di se stesso, un po’ del suo mondo fantastico…”

Jean Louis Poveda | L’artista, con la sua visione scenografica presenta una Venezia caratterizzata da una forza tra cultura, luce e vestigia. Le opere, dipinte a tempera, sono immagini poetiche e suggestioni astratte di Venezia, rappresentazioni parzialmente o totalmente immaginarie conosciute con il nome di vedute ideate o capricci secondo l’espressione vasariana.

Massimo Puppi |“Scrivo come so scrivere, dipingo come so dipingere, penso come so pensare”: sta qui, forse in questa affermazione, in questa dichiarazione di intenti scarna, sincera, spontanea, convinta, il cuore pulsante e generoso di un fare artistico che non è solo fare pittorico ma una quotidiana continua raccolta di pensieri, scritti, immagini, materiali che danno vita ad un luogo della mente e un laboratorio creativo affollato di ingredienti.
L’artista si dedica ad una costante e appassionata ricerca che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente.          

Rossella Ricci | L’artista presenta “mappe”. Le opere sono collage di cartine geografiche degli anni ’30, raffiguranti varie parti del mondo: Europa, Africa e India. Aggiunge a questa base simbologie immaginarie, estrapolate da vecchie riviste, realizzando un insieme poetico tra scrittura e immagine, con una rifinitura minuziosa. “Il collage non è una scorciatoia all’astrazione o al rifiuto dell’arte, ma una pratica indispensabile per la sua capacità inesauribile di mutare ogni volta.
Di due esseri farne uno solo”.

Antonina Tornello | Il tratto essenziale nell’opera dell’artista conferisce un carattere minimale in una continua dialettica tra presenza e assenza. La rappresentazione di profilo garantisce l’anonimato dei volti che somigliano a maschere e sembrano incarnare la difficoltà dell’uomo moderno nell’assumere un’identità in un mondo che ha ormai superato la dicotomia reale/virtuale ma anche il bisogno di essenzialità in una società sempre più complessa. Il tratto rosso rompe gli schemi per scomporre lo sguardo in un’altra prospettiva mentre l’autografo dell’autrice, che troviamo in ogni sua opera, riesce a comunicare allo stesso tempo una sensazione di ripetitività unita ad una forte originalità.

Skyler | Realizza collage e installazioni prototipo, completamente a mano, dal 2012. La sua ricerca artistica si fonda sullo studio della nostra società, post-moderna, consumistica e omologata. Le sue scatole trasparenti in plexiglass sono assemblate componendo, scomponendo e ricomponendo immagini, creando collage e installazioni prototipo, partendo dai ritagli delle riviste di moda patinate e seducenti e riviste di interior design.

Carlo Vercelli | L’artista trova la libertà di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura. Il suo carattere lo porta a preferire i pennelli e le mani che definisce “i suoi strumenti primari” al posto delle parole, il che contribuisce a rendere la sua arte  piena di sfumature e di colori, caratteristica primaria delle pennellate ad olio e a tempera. Le sue opere sono un autentico diario visivo, un viaggio alla scoperta di un universo in continuo mutamento, riletto in una personale chiave espressiva. Un approccio che svela una profonda ricerca soggettiva, ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio intimo e ricco di valori.      
Egon Schiele, Willem De Kooning e Joaquín Torrents Lladó,  sono tre artisti a cui l’artista fa riferimento per la sua  pittura.          
Le donne che spesso raffigura ci esortano a guardare oltre l’effimero lato estetico fatto di tacchi e di pose portando alla  luce verità interiori più forti di quelle vendute dalla società come assolute. “Le donne che raffiguro non sono muse. La donna è vita, colei che ti segue anche dopo la morte”. Vercelli esprime la propria interiorità e sensibilità non solo dipingendo ma facendo sgorgare sulla carta tutte le parole e i pensieri più intimi. La poesia dunque, accompagna le opere pittoriche durante le esposizioni, facendo vivere allo spettatore un coinvolgimento unico e di grande arricchimento culturale.

Fanny Zava | L’artista si ricollega alla pittura surrealista per esprimere emozioni, sogni e ricordi con i suoi ritratti. Nelle raffigurazioni è determinante l’impossibilità di ignorare il peso di un mondo sovraffollato, inquinato e ansiogeno, in una società tempestata da emozioni contrastanti e inquadrata dentro schemi che guardano ai grandi numeri, spesso percepiti come ingiusti e alienanti. Le reazioni umane che ne derivano non sono eterogenee, quanto piuttosto rivolte a trovare un punto di arrivo nell’arte, nei valori umani, nella ricerca di equilibrio fra corpo e spirito.

 

 

il Segreto della Sposa di Cristiana Battistella

A cura di Adolfina de Stefani

Testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno

Inaugurazione: sabato 9 marzo 2019 ore 18:00

Periodo espositivo: 8 – 17 marzo 2019 
da giovedì a domenica 15:30-18:30

Oratorio di Villa Simion
Via Roma, 265, SPINEA (VE)

Ingresso libero

Si inaugura sabato 9 marzo, alle ore 18.00 presso l’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE), a cura di Adolfina de Stefani testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno.

La mostra, visitabile fino a domenica 17 marzo 2019, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

Scrive la giornalista e critico d’arte Barbara Codogno a proposito de il Segreto della Sposa:

In questa esposizione veneziana, Battistella propone al pubblico un percorso narrativo che evidenzia, in primis, la sua rara grazia stilistica: una pittura consapevole – lei che viene da una famiglia d’arte, eredita la pennellata luminosa e lo sguardo vigile e visionario di chi sa guardare attraverso lo specchio del reale – e un garbo spaesante, che travolge la classicità domestica e rassicurante (anche della pittura stessa) per precipitare chi la osserva nell’incertezza, nell’abisso dell’incanto.

Ci troviamo innanzitutto davanti a una grande installazione, chiave di volta dell’intero allestimento: un abito cerimoniale la cui forte valenza rituale si rispecchia – tornerà più volte a visitarci il tema dello specchio nella produzione artistica della pittrice – in un levare, nel canto dei dipinti che gli ruotano attorno, e che formano quasi un coro tragico.

La veste è polo simbolico, oggetto sacro e organico: merletti barocchi sgualciti, maniche senza braccia, elementi gommosi che ricordano tentacoli meccanici, ricami che tratteggiano le antiche cicatrici della trama; ma più ancora: alchemiche, misteriose, seducenti simbologie, segni misterici che fanno della veste il luogo sacrificale.

Il rimando che parte da quest’opera, per allargarsi a tutti i dipinti, di cui diremo più tardi, è senz’altro nell’omonimo dipinto di De Chirico “Il segreto della sposa” e ancor più nel celebre illusionistico di Ernst “La vestizione della sposa”.
In tutte e tre le opere (cfr. Battistella, De Chirico ed Ernst) una tecnica tradizionale – per Battistella è anche la sartoria – viene applicata a un soggetto incongruo o sconvolgente.

Come a dire: il segreto della sposa in Battistella è la sua assenza. Se i nostri occhi sono lo specchio del reale, i suoi dipinti rispecchiano invece l’assoluta mancanza di vita: nessun volto, nessun corpo, mai una presenza viva. Solo oggetti “abitati”, segnati da una carne metamorfizzata, evaporata, assurta al regno delle ombre. Eppure viva, talmente viva da dare la vita anche agli oggetti inanimati.

Così, il corpo vuoto e inaccessibile della sposa è rintracciabile nella sua veste sacrificale. Rispondono a questo segreto sacrificio – assertivi e in coro – tutti i dipinti, nel trionfo della loro simulazione: i soggetti dell’autrice si inscrivono in classiche composizioni pittoriche del passato (i fiori, le nature morte) e fanno da perturbante “corredo” alla sposa: in alcuni casi potrebbe anche trattarsi di un bouquet di rose se non fosse per quella straniante sorgente luminosa, una misteriosa luce senza origine – che rende tutto desueto, vertiginoso.

Nei dipinti di Battistella tutte le cose sono antiche e vive: portano il segno della vita e della morte, della trasmutazione, segni striscianti della muta dopo la rinascita. Sembrano muoversi, abbacinante fata morgana; come quando inciampiamo in un termitaio e quella miriade di insetti immobili, che non avevamo visto, dissimulati com’erano tra foglie e terra, improvvisamente prendono vita, cominciano a ondeggiare, a muoversi.
E col loro movimento deformano la visione, una visione che ci affascina e atterrisce.

Prassi che Sigmund Freud inscrive in quella tensione prospettica tipica del perturbante: attitudine che si sviluppa quando una cosa viene avvertita come familiare e allo stesso tempo come estranea e incongrua, procurando un duplice movimento confuso: di angoscia e seduzione.

Amplifica la vertigine e sigilla il percorso il quadro realizzato su masonite “Je suis là”, dove finalmente un’apparizione umana – si intravedono i seni, la chioma, le braccia spalancate e pronte alla resa – volteggia consapevole, quasi planasse a terra, dove ad attenderla c’è una bestia dal grande occhio spalancato.

Perché il segreto della sposa è nel divorare e nell’essere divorata.

In occasione della vernice della mostra “il Segreto della Sposa” di Cristiana Battistella con inaugurazione sabato 9 marzo 2019 l’artista sarà presente all’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE).                                                                                   

OPUS MAGNUM – Donne Coraggiose

a cura di

Adolfina de Stefani

e Associazione Culturale Manuel Carrión

in collaborazione con

Camilla Rivieri

Inaugurazione: 
domenica 14 aprile 2019 ore 16.16

15 – 28 aprile 2019

dal mercoledì alla domenica: 11:00 – 19:00

VISIONIALTRE Gallery | Campo del Ghetto Novo 2918 | 30121 VENEZIA

Si inaugura domenica 14 aprile alle ore 16:16 presso la Galleria VISIONI ALTRE Campo del Ghetto Novo 2918 Venezia “Donne Coraggiose” nell’ambito del progetto OPUS MAGNUM a cura di Adolfina de Stefani in collaborazione con L’Associazione Culturale Manuel Carrión con il Patrocinio dell’Ambasciata dell’ Ecuador in Italia.

La mostra è visitabile fino a domenica 28 aprile 2019;

OPUS MAGNUM – 
Il mosaico dell’umanità “Donne Coraggiose” è un’opera d’arte volta a dare voce a tutte le donne coraggiose del mondo: famose o sconosciute che hanno contribuito con la loro presenza, forza, intelligenza e creatività all’evoluzione dell’umanità.

L’opera si compone di piccole tessere di 10×10 cm, realizzate da artisti, provenienti da tutto il pianeta che hanno espresso con la propria sigla stilistica il senso del progetto.

Negli scorsi anni questa grande opera collettiva è stata dedicata a vari personaggi caratterizzati da un forte legame con la CITTÀ UNIVERSALE DI VENEZIA, come Casanova, Marco Polo e Peggy Guggenheim.

La galleria non espone solo opere già realizzate da 3200 artisti e artiste ma invita tutti a collaborare a questa grande impresa che andrà a costituire un mosaico di 65536 persone, provenienti da tutte le parti del mondo, per mandare un messaggio di umanità e armonia oltre questo secolo.

Oltre all’esposizione, la galleria mette a disposizione il materiale, ovvero le tavolette 10×10 cm, e invita chiunque a partecipare, con la propria creatività e immaginazione, mettendo così in comunicazione esseri umani di tutto il mondo, superando qualsiasi differenza, distanza e confine.

Il progetto è stato esposto in diversi spazi in varie città italiane, con la collaborazione di diverse istituzioni, in particolare con il coinvolgimento delle scuole di qualsiasi ordine e grado.

Manuel Carrión è l’ideatore dell’opera Opus Magnum, nasce a Quito, capitale dell’Ecuador, il 23 Settembre del 1983. Dalla sua città natale si sposta a Madrid, Salamanca, Perugia ed ora a Venezia dove apre la Carrión Gallery e la Galleria Il Redentore. Attualmente, è impegnato nel consolidamento dell’ Art District di Venezia: la Venetian Soho. Le sue opere si trovano nelle più importanti città europee e principalmente a Venezia, Parigi, New York e Kyoto.

L’OPUS MAGNUM è l’opera d’arte più grande mai esistita nella storia, composta da 65536 persone, che collega il nostro passato, presente e futuro nel mosaico dell’umanità per trovare un equilibrio tra la natura e l’essere umano.

Adolfina de Stefani (1946) Artista e Curatrice. Ha sempre inteso trasferire nella sfera dell’arte la stessa complicità e intesa espressiva raggiunta nel suo percorso, prima di studentessa e poi di docente. Così facendo, ha dato vita a una profonda ricerca individuale e sinergica condotta con rigore sui temi dell’esistenza testimoniata da una cospicua produzione di progetti artistici nazionali ed internazionali ed interventi performativi e teatrali. Nel suo fare arte si intravedono sempre i princìpi primi della vita, una spinta a semplificare per comprenderne l’esistenza, e le sue ragioni, sommando linearmente le esperienze e i vissuti fino a delinearne un fitto intreccio di trame, sovrapposte come i rami di un albero, per riassumere e rielaborare con valore esperienziale i dati raccolti durante il lungo cammino e sommarli in nuove verità, talvolta assolute e talvolta parziali, necessarie per illuminare il tratto successivo del suo cammino.

Donne coraggiose

14 – 28 aprile 2019

a cura di

Adolfina de Stefani

e Associazione Culturale Manuel Carrión

in collaborazione con Camilla Rivieri

dal mercoledì alla domenica

11:00 – 19:00

ingresso libero

Per informazioni:
visionialtre.com – infovisionialtre@gmail.com – adolfinadestefani@gmail.com – +39 3498682155

manuelcarrion.com – venetiansoho@gmail.com – +39 3351587654

My life on hold” La mia vita sospesa

a cura di Adolfina de Stefani

con la collaborazione di Camilla Rivieri

My life on hold” – La mia vita sospesa – è il titolo della collettiva che lo spazio espositivo Visioni Altre presenta dal 1 al 30 maggio con inaugurazione sabato 4 maggio ore 19.00. Sono presenti artisti di ogni provenienza stilistica e linguistica per raccontare con la propria sigla espressiva (pittura, scultura, installazione, fotografia) STORIE ATTRAVERSO LA CREATIVITA’ stimolanti e coinvolgenti per ogni visitatore in un percorso di riflessione e analisi sull’opera d’arte contemporanea.

Uno sguardo critico sulla 58° Biennale d’Arte di Venezia e sulle tematiche che il direttore e curatore del progetto, Ralph Rugoff, ha individuato e proposto per l’importante appuntamento culturale ormai prossimo, dall’evocativo titolo “May You Live In Interesting Times” – Tempi interessanti.

La mostra, a cura di Adolfina de Stefani, è liberamente ispirata alle tematiche della 58° Biennale di Arte Visiva di Venezia e viene proposta in concomitanza con l’apertura dell’evento.

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale la diffusione digitale di fake news e di ‘fatti alternativi’ mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda, vale la pena soffermarsi, se possibile, per rimettere in discussione i nostri punti di riferimento”.

 Oscar Alessi | ADAMO ED EVA è il titolo dell’opera che presenta l’artista Osar Alessi. Il confronto del tema astratto e di quello figurativo è sempre stato una sfida per il pittore e lo è particolarmente per chi dipinge figure, come l’artista, ma che è fortemente attratto dai lavori astratti .

L’astratto è il tentativo di rappresentare l’invisibile, quello che è spirito, che si suppone, ma non ha una forma, mentre la pittura figurativa è tutto quello che l’uomo conosce perché ha una forma materiale, delineata, fisica.

Adamo ed Eva erano prima del peccato originale esseri incorporei, spirito, un concetto perchè non uomini.

Dopo sono diventati corpo.

Dopo aver mangiato la mela o dopo essersi congiunti.

L’artista ha voluto dipingere questo punto dove i due sono astratti e mentre si toccano con la lingua diventano figura, diventano uomini come noi. Non è la mela, ma il contatto intimo come solo il bacio è.

Il bacio è uno scambio di liquidi, è profondo è un dialogo vero che hai con una persona, non è mai un atto superficiale. Due persone che a vari livelli si dicono intimi, amanti, amici, si scambiano discorsi non banali, attenzioni profonde, vere.

Adalberto Borioli | L’artista conosciuto per essere pittore, incisore, editore di libri d’arte e musicista, presenta alcune opere a tempera su carta di piccole dimensioni. Una pittura astratta e concettuale, dal cromatismo delicato e scomposto assieme, dove la forza della natura si impone sul lavoro dell’artista.

Lamberto Caravita| L’artista presenta tre opere, di piccole dimensioni, dove si nota l’impronta della corrente della mail art, dove il mondo dell’arte circola attraverso la posta. I suoi lavori rappresentano forme che si possono ricondurre ad un mondo onirico, sia per quanto riguarda la simbologia, sia per il cromatismo in alcuni casi acceso e denso.

L’artista presenta un dittico dal titolo “Brain”, si tratta di una rappresentazione dove attraverso l’astrazione l’opera propone il tema della vita.

Anche se spesso ce ne dimentichiamo, il cervello è l’organo centrale per il nostro benessere quotidiano, e dal buon funzionamento di quei 1500 grammi di materia grigia dipendono non solo le nostre funzioni vitali, ma anche il nostro buonumore e la nostra felicità.

“Geometrie del sacro” sono due opere ancora sull’ astrazioni, labirinti geometrici con forme che si ripetono, si moltiplicano, intrappolano lo sguardo, con un aspetto dinamico, con disegni realizzati con fili sottilissimi incisi a fuoco, che indagano sul concetto di soglia e di limite, quello che fa incontrare il mondo esterno con quello interiore.

Rosie Cesare |È questo, in sintesi, il principale obiettivo del lavoro di questa artista: la volontà ostinata di raccontare la donna, senza descrivere, tantomeno giudicare, senza dimostrare, senza tentare di capire. Raccontare, senza veli od ostentazioni, aspetti, momenti, emozioni e contraddizioni di una “essenza” che da sempre sfugge agli infiniti tentativi di catalogazione.

Maria Credidio| L’artista presenta una serie di opere monocrome di piccole dimensioni, dove sulla superficie, bianca o nera, emergono linee infinite. Eleganza, accuratezza, poetica si possono leggere tra i rilievi delle linee immaginarie che proiettano la propria ombra sulla tela dipinta.

Ad un momento storico in cui i ritmi di vita risultano sempre più frenetici e in cui la velocità caratterizza perfino il modo di comunicare, Maria Credidio risponde proponendo delle opere che invitano alla riflessione, a concedersi una pausa, lavori che vanno contemplati in assoluto silenzio, dimensione questa soffocata dall’esponenziale inflazione di notizie prodotta dagli organi d’informazione. E in un ambiente spesso popolato da aspiranti artisti in cerca di popolarità grazie a semplici “trovate”, la nostra artista oramai da decenni sviluppa in modo coerente un percorso ben studiato, frutto di una visione organica, votato all’eleganza e improntato alla raffinatezza; nelle opere dal titolo lineari vibrazioni la Credidio, da sempre orientata a indagini di matrice minimalista, riesce a imprimere una misurata vitalità alle superfici monocrome attraverso un groviglio variabile di linee su cui scorrono rivoli di luce, capaci di indirizzare gli sguardi, in un’economia assoluta di elementi formali, scevra da ogni elemento meramente decorativo.

Elena De Rocco | L’arte per Elena è una riflessione simbolica senza discriminazioni tra astratto e figurativo, fatto di interrogativi, di processi umani, in evoluzione e involuzione nel percorso di vita. Nelle sue opere di piccole dimensioni, c’è una ricerca meticolosa delle forme con sinfonie di colori dai toni accesi, dove emerge una particolare riflessione sulla poetica del mondo vegetale.

Franco Fiorella | E’ una pittura densa di significati quella dell’artista Franco Fiorella. Figure che si muovono in una scenografia teatrale, movimentate da gesti e sguardi profondi e inusuali, con un cromatismo eccentrico e determinato. Il palcoscenico, il circo, le piazze sono i luoghi prediletti. Conoscitore della tradizione pittorica romagnola, specie nell’uso della materia e del colore in cui traspaiono le ruvidità tipiche del temperamento della nostra etnia, ma anche la sua profonda e mai confessata dolcezza. L’amore di Franco Fiorella per la figura, attraverso il recupero delle pose auliche e dei clichets stilistici, diviene discorso sulla tradizione pittorica rielaborata ulteriormente alla ricerca della autenticità del soggetto rappresentato; Quello di Franco Fiorella è un esempio antico di come storicamente nasce e si sviluppa l’arte, ovvero, dalla fusione delle grandi innovazioni stilistiche con la tradizione pittorica locale – le cosiddette scuole regionali. Senza di esse le innovazioni pittoriche rimarrebbero un fatto isolato e circoscritto, non conoscerebbero divulgazioni, né si avrebbe quell’evoluzione del gusto che ha permesso ai grandi artisti di poter essere definiti tali.

Giuliano Franco | I colori prediletti nelle opere di Giuliano sono i gialli e i rossi, liberi da ogni decorativismo ma densi di materia. Sono piccole opere astratte dai particolari ingigantiti dove il colore è un elemento predominante nell’intera composizione. Giuliano Franco rappresenta immagini della quotidianità e del proprio territorio, semplici oggetti o paesaggi naturali e urbani in visioni sempre più destrutturate ma più aderenti ai suoi stati d’animo.

In tutto ciò aleggia uno spirito mistico che rammenta l’esperienza bretone dell’Ecole de Pont Aven dove brillava la luce di Gauguin. Ma la scelta o istinto di Franco a non usare figure umane nei paesaggi, per non esasperarne il sentimento, rende le sue opere più metafisiche, in un’atmosfera quasi post-umana.

Graziella Giusto | In arte Madamadorè alimenta la sua carica espressiva nei suoi viaggi sacrali.
I suoi lavori, sono intrisi non solo di colore, ma anche di oggetti-messaggio che, partendo da Venezia e dalla Giudecca, con la loro sacralità, costruiscono una “liaison” di arte sacra  Venezia.

Le piccole scatole in legno dipinto raccolgono al loro interno una varietà di materiali usando varie tecniche.

Sophia Hadjipapa | L’artista che sperimenta le arti contemporanee a 360°, presenta una serie di lavori ad acrilico su vetro, dalle forme circolari, dai quali emerge un forte cromatismo. Dalla separazione dei colori sulla materia vetrosa risulta un’immagine topografica, come se una lente di ingrandimento, posizionata dall’alto, imprimesse un’istantanea di un pianeta o satellite lunare. Le interpretazioni possono essere diverse, infatti l’artista si rifà anche ai mantra e yatra che traduce in immagini colorate che possono rimandare ai significati dei mandala.

Benedetta Iandolo | Eclettica artista presenta VEGETANTI URBANI. SI tratta di mutazioni genetiche che avvengono nelle città metropolitane e sono veri e propri miracoli della natura essendo vegetanti che nascono nei posti più degradati delle città Si tratta di spazi abbandonati dall’uomo, ma anche di spazi produttivi o artificiali, dismessi e dimenticati dall’attività umana. Alcuni esempi: il ciglio di una strada, le aree industriali non più operative il resto di una torbiera e così via.

IL VEGETANTE IDRAULICO. I vegetanti sono progetti d’arte transgenica

Si tratta, infatti, di modificazione genetiche di piante che  creano nuovi organismi viventi ,dei mutanti che diventano opere d’arte e che nascono improvvisamente nei luoghi d’acqua.

IL VEGETALE è simbolo dell’unità fondamentale della vita.

Innumerevoli testi e immagini, in ogni civiltà, mostrano il passaggio dal vegetale all’animale, all’umano e al divino, e inversamente. Un albero esce dal ventre di un uomo; una donna è fecondata da un seme vegetale; alcuni alberi provengono dagli angeli; una giovane si trasforma in fiore, ecc. Un circuito incessante passa fra livelli inferiori e superiori della vita.

Il simbolo cosmo-biologico sembra ,così, aver preceduto l’interpretazione morale e psicologica.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani | “Noi amiamo molto gli alberi” ecco la frase frequente di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani artisti e performer che in questa occasione presentano “ALBERI” Quercus Ilex e Platanus Occidentalis, due grandi lastre con l’immagine stampata ad inchiostro tipografico di due alberi. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento.

Essi fanno subito pensare che le vite vegetali sanno parlare bene quanto gli umani. Adolfina e Antonello configurano e trattano i loro alberi come dotati dei mutevoli umori, delle espressività e delle stigmate del tempo che sono propri degli umani. Li trattano con simpatia, compassione, con pazienza e impazienza, e anche con ironia. Attenti e sensibili alle loro capacità di mutazione, benché dicano “L’albero è superiore ad ogni tentativo di trasformazione”, intendendo però che all’uomo non è lecito piegare gli alberi e altri viventi alle sue voglie di trasformazione. La natura umana stessa è ricca di potenzialità trasformative.

Rita Mancini | E’ un artista completa. La sua capacità espressiva ha raggiunto una maturità di altissimo livello. E’ contemporaneamente pittrice, scultrice, designer, fashion designer e scrittrice. Il suo talento ha delle qualità molto rare e nobili che spiccano nel panorama odierno.

Patrizia Milone| “Le mie sculture parlano del mio mondo, dei miei interessi, delle mie passioni: musica, lettura, danza, colori…La vita. Cerco di trasferire in ogni creazione le mie emozioni, i miei ricordi e i miei desideri. Lo faccio senza pensare, d’impulso. Lascio che le mie idee prendano forma, così che tutto accada in maniera istintiva e imprevedibile. I colori acrilici, la carta, il filo di acciaio e il filo di cotone diventano naturalmente personaggi del mio mondo, sono figure in movimento che, gioiese e vitali, interagiscono tra loro e con chi le osserva. In un certo senso mi piace pensare che ognuno possa vederci anche un po’ di se stesso, un po’ del suo mondo fantastico…”

Jean Louis Poveda | L’artista, con la sua visione scenografica presenta una Venezia caratterizzata da una forza tra cultura, luce e vestigia. Le opere, dipinte a tempera, sono immagini poetiche e suggestioni astratte di Venezia, rappresentazioni parzialmente o totalmente immaginarie conosciute con il nome di vedute ideate o capricci secondo l’espressione vasariana.

Massimo Puppi |“Scrivo come so scrivere, dipingo come so dipingere, penso come so pensare”: sta qui, forse in questa affermazione, in questa dichiarazione di intenti scarna, sincera, spontanea, convinta, il cuore pulsante e generoso di un fare artistico che non è solo fare pittorico ma una quotidiana continua raccolta di pensieri, scritti, immagini, materiali che danno vita ad un luogo della mente e un laboratorio creativo affollato di ingredienti.
L’artista si dedica ad una costante e appassionata ricerca che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente.          

Rossella Ricci | L’artista presenta “mappe”. Le opere sono collage di cartine geografiche degli anni ’30, raffiguranti varie parti del mondo: Europa, Africa e India. Aggiunge a questa base simbologie immaginarie, estrapolate da vecchie riviste, realizzando un insieme poetico tra scrittura e immagine, con una rifinitura minuziosa. “Il collage non è una scorciatoia all’astrazione o al rifiuto dell’arte, ma una pratica indispensabile per la sua capacità inesauribile di mutare ogni volta.
Di due esseri farne uno solo”.

Antonina Tornello | Il tratto essenziale nell’opera dell’artista conferisce un carattere minimale in una continua dialettica tra presenza e assenza. La rappresentazione di profilo garantisce l’anonimato dei volti che somigliano a maschere e sembrano incarnare la difficoltà dell’uomo moderno nell’assumere un’identità in un mondo che ha ormai superato la dicotomia reale/virtuale ma anche il bisogno di essenzialità in una società sempre più complessa. Il tratto rosso rompe gli schemi per scomporre lo sguardo in un’altra prospettiva mentre l’autografo dell’autrice, che troviamo in ogni sua opera, riesce a comunicare allo stesso tempo una sensazione di ripetitività unita ad una forte originalità.

Skyler | Realizza collage e installazioni prototipo, completamente a mano, dal 2012. La sua ricerca artistica si fonda sullo studio della nostra società, post-moderna, consumistica e omologata. Le sue scatole trasparenti in plexiglass sono assemblate componendo, scomponendo e ricomponendo immagini, creando collage e installazioni prototipo, partendo dai ritagli delle riviste di moda patinate e seducenti e riviste di interior design.

Carlo Vercelli | L’artista trova la libertà di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura. Il suo carattere lo porta a preferire i pennelli e le mani che definisce “i suoi strumenti primari” al posto delle parole, il che contribuisce a rendere la sua arte  piena di sfumature e di colori, caratteristica primaria delle pennellate ad olio e a tempera. Le sue opere sono un autentico diario visivo, un viaggio alla scoperta di un universo in continuo mutamento, riletto in una personale chiave espressiva. Un approccio che svela una profonda ricerca soggettiva, ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio intimo e ricco di valori.      
Egon Schiele, Willem De Kooning e Joaquín Torrents Lladó,  sono tre artisti a cui l’artista fa riferimento per la sua  pittura.          
Le donne che spesso raffigura ci esortano a guardare oltre l’effimero lato estetico fatto di tacchi e di pose portando alla  luce verità interiori più forti di quelle vendute dalla società come assolute. “Le donne che raffiguro non sono muse. La donna è vita, colei che ti segue anche dopo la morte”. Vercelli esprime la propria interiorità e sensibilità non solo dipingendo ma facendo sgorgare sulla carta tutte le parole e i pensieri più intimi. La poesia dunque, accompagna le opere pittoriche durante le esposizioni, facendo vivere allo spettatore un coinvolgimento unico e di grande arricchimento culturale.

Fanny Zava | L’artista si ricollega alla pittura surrealista per esprimere emozioni, sogni e ricordi con i suoi ritratti. Nelle raffigurazioni è determinante l’impossibilità di ignorare il peso di un mondo sovraffollato, inquinato e ansiogeno, in una società tempestata da emozioni contrastanti e inquadrata dentro schemi che guardano ai grandi numeri, spesso percepiti come ingiusti e alienanti. Le reazioni umane che ne derivano non sono eterogenee, quanto piuttosto rivolte a trovare un punto di arrivo nell’arte, nei valori umani, nella ricerca di equilibrio fra corpo e spirito.

 

 

il Segreto della Sposa di Cristiana Battistella

A cura di Adolfina de Stefani

Testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno

Inaugurazione: sabato 9 marzo 2019 ore 18:00

Periodo espositivo: 8 – 17 marzo 2019 
da giovedì a domenica 15:30-18:30

Oratorio di Villa Simion
Via Roma, 265, SPINEA (VE)

Ingresso libero

Si inaugura sabato 9 marzo, alle ore 18.00 presso l’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE), a cura di Adolfina de Stefani testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno.

La mostra, visitabile fino a domenica 17 marzo 2019, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

Scrive la giornalista e critico d’arte Barbara Codogno a proposito de il Segreto della Sposa:

In questa esposizione veneziana, Battistella propone al pubblico un percorso narrativo che evidenzia, in primis, la sua rara grazia stilistica: una pittura consapevole – lei che viene da una famiglia d’arte, eredita la pennellata luminosa e lo sguardo vigile e visionario di chi sa guardare attraverso lo specchio del reale – e un garbo spaesante, che travolge la classicità domestica e rassicurante (anche della pittura stessa) per precipitare chi la osserva nell’incertezza, nell’abisso dell’incanto.

Ci troviamo innanzitutto davanti a una grande installazione, chiave di volta dell’intero allestimento: un abito cerimoniale la cui forte valenza rituale si rispecchia – tornerà più volte a visitarci il tema dello specchio nella produzione artistica della pittrice – in un levare, nel canto dei dipinti che gli ruotano attorno, e che formano quasi un coro tragico.

La veste è polo simbolico, oggetto sacro e organico: merletti barocchi sgualciti, maniche senza braccia, elementi gommosi che ricordano tentacoli meccanici, ricami che tratteggiano le antiche cicatrici della trama; ma più ancora: alchemiche, misteriose, seducenti simbologie, segni misterici che fanno della veste il luogo sacrificale.

Il rimando che parte da quest’opera, per allargarsi a tutti i dipinti, di cui diremo più tardi, è senz’altro nell’omonimo dipinto di De Chirico “Il segreto della sposa” e ancor più nel celebre illusionistico di Ernst “La vestizione della sposa”.
In tutte e tre le opere (cfr. Battistella, De Chirico ed Ernst) una tecnica tradizionale – per Battistella è anche la sartoria – viene applicata a un soggetto incongruo o sconvolgente.

Come a dire: il segreto della sposa in Battistella è la sua assenza. Se i nostri occhi sono lo specchio del reale, i suoi dipinti rispecchiano invece l’assoluta mancanza di vita: nessun volto, nessun corpo, mai una presenza viva. Solo oggetti “abitati”, segnati da una carne metamorfizzata, evaporata, assurta al regno delle ombre. Eppure viva, talmente viva da dare la vita anche agli oggetti inanimati.

Così, il corpo vuoto e inaccessibile della sposa è rintracciabile nella sua veste sacrificale. Rispondono a questo segreto sacrificio – assertivi e in coro – tutti i dipinti, nel trionfo della loro simulazione: i soggetti dell’autrice si inscrivono in classiche composizioni pittoriche del passato (i fiori, le nature morte) e fanno da perturbante “corredo” alla sposa: in alcuni casi potrebbe anche trattarsi di un bouquet di rose se non fosse per quella straniante sorgente luminosa, una misteriosa luce senza origine – che rende tutto desueto, vertiginoso.

Nei dipinti di Battistella tutte le cose sono antiche e vive: portano il segno della vita e della morte, della trasmutazione, segni striscianti della muta dopo la rinascita. Sembrano muoversi, abbacinante fata morgana; come quando inciampiamo in un termitaio e quella miriade di insetti immobili, che non avevamo visto, dissimulati com’erano tra foglie e terra, improvvisamente prendono vita, cominciano a ondeggiare, a muoversi.
E col loro movimento deformano la visione, una visione che ci affascina e atterrisce.

Prassi che Sigmund Freud inscrive in quella tensione prospettica tipica del perturbante: attitudine che si sviluppa quando una cosa viene avvertita come familiare e allo stesso tempo come estranea e incongrua, procurando un duplice movimento confuso: di angoscia e seduzione.

Amplifica la vertigine e sigilla il percorso il quadro realizzato su masonite “Je suis là”, dove finalmente un’apparizione umana – si intravedono i seni, la chioma, le braccia spalancate e pronte alla resa – volteggia consapevole, quasi planasse a terra, dove ad attenderla c’è una bestia dal grande occhio spalancato.

Perché il segreto della sposa è nel divorare e nell’essere divorata.

In occasione della vernice della mostra “il Segreto della Sposa” di Cristiana Battistella con inaugurazione sabato 9 marzo 2019 l’artista sarà presente all’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE).                                                                                   

LANDSCAPE OF THE SOUL – Come gli artisti vivono la propria maschera –     Collettiva di Arti Visive

A cura di Adolfina de Stefani

Inaugurazione: sabato 9 febbraio 2019 ore 18:30

Durante l’inaugurazione, alle ore 20:00, la nota artista performer Coco Go SuperSkyWoman darà vita ad un’azione dal titolo “Let’s Perm”.

Periodo espositivo: 1 – 28 febbraio 2019
da mercoledì a domenica 11:00-19:00

Visioni Altre
Campo del Ghetto Novo 2918, Venezia

Dicono che a Carnevale a Venezia ci sia un buon passaggio: migliaia di persone si riversano nei campielli dove lo spettacolo del teatro e delle figure mascherate sono presenti in ogni dove, insomma un divertimento ovunque.

La collettiva si chiama “Landscape of the soul – come gli artisti vivono la propria maschera” ed è basata sull’idea di abbinare ad ogni opera o gruppo di lavori di un artista una frase personale dell’artista stesso sul concetto di come vive la propria maschera, una maniera per presentare una identità dell’artista che esuli dal proprio curriculum e entri più profondamente nell’intimo creativo dell’artista.
Sulla base e sul concetto di come gli artisti vivono la propria maschera sono stati invitati 11 artisti a rappresentare attraverso la propria sigla espressiva le proprie opere che spaziano dalla pittura alla installazione alla fotografia alla grafica alla scultura al collage alla ceramica.

 

Maria Antoniv |”Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita”. SCHOPENHAUER

Cromatismo acceso nelle composizioni paesaggistiche dell’artista, dove l’astratto mette in evidenza alcuni elementi che si accendono di luce nella campitura dello spazio dipinto. I gialli i blu esuberanti segnano una pennellata sicura e determinata nell’insieme degli elementi naturali.

Mirella Boso |“ Ho conosciuto persone senza maschera ma col carnevale dentro. Rare. Sono stato fortunato”.

Per una porta chiusa serve una chiave che consenta il passaggio attraverso la soglia, che consenta il movimento da un luogo ad un altro luogo anche, se poi, ci si accorge presto, i luoghi sono molti e non sono mai così tanto lontani quanto pensavamo, ma profondi, dentro noi stessi.

Pittura e grafica che si distingue nel genere delicato del tratto pittorico e grafico. 

Rosie Cesare | “Una donna è la storia di un’utopia”. MARCELA SERRANO

Maria Rosaria Cesare nei suoi dipinti racconta le sue emozioni, storie svelate o mai risolte, conflitti interiori o legami misteriosi senza veli, racconta con la tecnica dell’acquerello, ecco che subentra il tema dell’acqua elemento vitale per raccontare la donna e Maria Rosaria racconta con il suo cromatismo le infinite sfaccettature della donna.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani | “Siamo tanto abituati a mascherarci di fronte agli altri, che finiamo per mascherarci anche di fronte a noi stessi”. FRANCOIS DE LAROCHEFOUCAULD

I due artisti presentano due grani lastre con l’immagine stampata ad inchiostro tipografico di due alberi platanus occidentalis e quercus ilex. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento.

Palmi Latino |”Il carnevale è colore.
Il carnevale è maschera.
Il carnevale è tutto ciò che si vuole diventare anche solo per un attimo”.

L’artista utilizza la cera, materiale viscoso e malleabile per eccellenza, adatta alle sue creazioni, in grado di restituire i dettagli delicati e far spiccare i colori. L’artista sperimenta tecniche come l’indurimento di tessuti per creare forme tridimensionali amorfe o totem dai cromatismi vivaci.

Francesca Lunardo |Arte e leggerezza, gioia classica di una città che si specchia. La dualità di ognuno di noi. Il cuore celato. Voglia di libertà ancora una volta si esprime”.

Lunardo ci propone vestiti vuoti, svuotati dal corpo, involucri che restano appesi come i bozzoli delle farfalle, come testimonianza della “muta” avvenuta.      
Una muta che significa una mutazione, un cambio di pelle: il corpo si è liberato dal suo primo involucro per diventare qualcosa d’altro che l’artista ci tiene segreto.    

Rossella Ricci | “…è necessario andare al di là del linguaggio della razionalità e delle scienze psicologiche. Bisogna recuperare l’irrazionale che abita la profondità dell’anima e ci fa accedere alla radice da cui si dipartono sia la ragione sia la follia, giungere al fondamento non storico della storia…” UMBERTO GALIMBERTI

Rossella Ricci presenta “Ritratti” Le opere sono collage tra carta e stampa di vecchi quotidiani su lastre di zinco, antico lavoro certosino delle stamperie degli anni 30 dove l’artista incolla volti famosi raccolti su vecchie riviste degli anni 60. Ne risulta un insieme poetico tra scrittura e immagine.  “Il collage non è una scorciatoia all’astrazione o al rifiuto dell’arte, ma una pratica indispensabile per la sua capacità inesauribile di mutare ogni volta. Di due esseri farne uno solo”.

Sabina Romanin | “Oblio umbratile di ombre fantasmagoriche mi rimescola”.

L’io somma delle identità altrui, medium che percepisce e traduce sulla propria pelle le vibrazioni ambientali in un continuo e camaleontico riaggiustamento psico-fisico. Può confondersi con una immagine iconica o con la miriade dei volti delle persone incontrate e frequentate. Persona nell’etimo latino non vuol dire forse…maschera?

Rossana Stiassi | “Credo che si lavori perché è la cosa più interessante che si sa fare. I giorni in cui si lavora sono i giorni migliori, negli altri si corre a fare tutte quelle cose che si pensa siano necessarie perché la vita continui. Si pianta l’orto, si fa aggiustare il tetto, si porta il cane dal veterinario, si passa la giornata con un amico, si impara a fare un tipo di pane diverso, si cercano delle foto per qualcuno che crede di averne bisogno e poi c’è la spesa da fare. Ci si può perfino divertire a fare cose del genere, se si pensa che siano necessarie. Si pensa perfino che bisogna avere degli ospiti, o fare un viaggio per evitare di diventare troppo strani a forza di vivere da soli con due cani. Ma in ogni caso si fanno tutte queste cose come se fossero un peso, in modo da poter tornare nuovamente ai quadri perché quello è il centro di tutto, è per loro, in un certo senso, che fai tutto il resto… E’ dipingere il filo che lega le ragioni che giustificano tutte le altre cose della nostra vita”. GEORGIA O’KEEFFE

C’è silenzio nelle piccole icone dipinte da Rossana Stiassi.

Silenzio dell’infinito. Rappresentazione misteriosa della vita che appare nella traccia di un albero spoglio o quando la chioma si espande per gareggiare con la vicina natura. Sono alberi che raccontano fino a svanire nella notte dei tempi. Ecco che subentra il colore del mistero e qui l’artista traccia con la materia la nostalgia della natura.

Armando Riva | “Togliere la carne per scoprire l’anima”.

La serie di lavori “fotografici” sono il risultato di una ricerca che parte da un’idea confusamente precisa del LUOGO come ambito spaziale idealmente o materialmente determinato.

L’artista presenta il luogo ideale della fede, rappresentato da un Cristo/simbolo idealmente crocifisso, nella nostra cultura c’è la croce che qui viene elusa in una sorta di conto alla rovescia, il lavoro si intitola “A’ REBOURS”, per poter giungere ad un grado zero della fede, una fede che ancora non conosciamo. Nella raffigurazione del Cristo di spalle dò la possibilità di uno sguardo inusuale che può mettere in luce situazioni inaspettate.

Anna Zinato | “L’umanità si prende troppo sul serio. È il peccato originale del mondo. Se l’uomo delle caverne fosse stato capace di ridere, la storia sarebbe stata diversa”. OSCAR WILDE

Una varietà contrastante di espressione astratte nelle forme di Anna attraverso la pittura colta attraverso i pezzi sensoriali della velocità del paesaggio. L’occhio umano è in grado di visitare il modo in cui il veloce si muove tra l’immobilità e la luce. Questo crea un effetto sulla percezione da parte dell’occhio mentre osserva paesaggi in movimento, percepiti dal movimento di treni o automobili. Distanze accelerate di passaggio attraverso vari terreni, mentre lo spettatore e il ritratto sono in movimento.

VisioniAltre     
Campo del Ghetto Novo, 2918 Venezia

adolfinadestefani@gmail.com
+39 3498682155

SUITCASE PROJECT Progetto di mostra itinerante. Seconda tappa a cura di Erika Lacava
Inaugurazione: Sabato 19 Gennaio 2019 
h 18.00

19-31 Gennaio 2019

“Cosa non vorresti mai dimenticare di portare con te nel caso dovessi partire al volo?
Certamente qualcosa di molto prezioso, anzi di vitale necessità, come un’idea interiore di bellezza o un sentimento di speranza, che guidano le peripezie di ogni ricerca che sia davvero tale”.

Nicola De Maria

 Seconda tappa del Suitcase Project alla galleria VisioniAltre di Venezia, dopo la presentazione del progetto da parte della curatrice Erika Lacava lo scorso Novembre allo Spazio Serra di Milano e la prima tappa allo Spazio Rizzato di Marano Vicentino (VI).

La mostra si aprirà Sabato 19 Gennaio alle ore 18.00 con una performance dell’artista Annamaria Gelmi, aderente al progetto, con la partecipazione della gallerista e artista Adolfina De Stefani. La mostra resterà esposta fino al 31 Gennaio 2019, per spostarsi successivamente nella sede di Modena.

Suitcase Project è un progetto di mostra itinerante che raccoglie opere di piccolo formato di 7 artisti tra emergenti e affermati, chiamati a intrepretare il tema del viaggio secondo la poetica propria di ognuno, per un insieme di opere intimo e suggestivo.

Fabio Adani, Annamaria Gelmi, Alessandro Lobino, Lucia Pescador, Fabio Presti, Fabio Refosco e Dado Schapira sono gli artisti di questo viaggio, che prevede nove sedi espositive tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna, con mostre che proseguiranno fino a Settembre 2019.

Il progetto trae ispirazione dal metodo adottato da Lucy Lippard, critica d’arte e curatrice statunitense, per organizzare le sue “Number shows”, mostre di arte concettuale, smaterializzate, che viaggiavano di artista in artista, di Paese in Paese, con le istruzioni di realizzazione contenute in una valigia. La prima mostra in valigia venne realizzata dalla Lippart nel 1968. In occasione dei 50 anni dalla nascita di questo metodo espositivo, “Suitcase Project” vuole rendere omaggio a questo mezzo di trasporto leggero che facilita la diffusione dell’arte attivando dinamiche singolari di interazione tra artisti, opere e sedi di mostra.

Per ognuna delle sedi ospitanti gli artisti avranno libertà di allestimento, nella convinzione che ogni sguardo, in special modo d’artista, possa fornire una narrazione diversa combinando in vario modo gli stessi elementi compositivi. Come risultato si otterranno nove mostre diverse per allestimento e riadattamento del progetto agli spazi espositivi.

La selezione di opere si inserisce all’interno della valorizzazione del piccolo formato che la curatrice Erika Lacava porta avanti dalla collettiva “Small is Beautiful” realizzata nel 2016-2017 per Zoia – Galleria d’arte contemporanea, Milano. Le opere presenti in valigia sono in numero variabile tra uno e sei per artista ed esplorano il tema del viaggio con un’ispirazione intimamente poetica e secondo lo stile fortemente riconoscibile di ognuno.

Dalla riflessione di Fabio Adani sui “Confini”, con opere quasi evanescenti abbinate in dittico a fotografie, agli “Skyline” delle Dolomiti di Annamaria Gelmi con montagne svuotate per valorizzarne il profilo, fino alle cime rosa al tramonto accennate dai fili rossi di Dado Schapira. Dai paesaggi lacustri dell’“Inventario del Novecento con la mano sinistra” di Lucia Pescador, alle “Dolci Mete” di Fabio Presti, paesaggi rotondi e materici di gesso e ruggine. Dagli “Orizzonti” nebbiosi di Fabio Refosco, frammenti della linea di confine tra terra e cielo, alle esplorazioni del sottosuolo nei “contemporary fossils” di Alessandro Lobino, carotaggi in resina e pane.

L’allestimento della mostra alla galleria VisioniAltre sarà curato da Annamaria Gelmi, artista di fama internazionale originaria di Trento, formatasi nelle Accademie di Milano e di Venezia negli anni Sessanta. Oltre cinquant’anni di carriera che l’hanno portata a contatto con curatori e critici del calibro di Giulio Carlo Argan, Gabriella Belli, Danilo Eccher, Luciano Caramel, e a numerose commesse pubbliche e private tra Italia ed estero. L’installazione “Oltre il tempo” di cinque metri d’altezza è in permanenza nel giardino del Mart di Rovereto. Il suo segno, essenziale e rigoroso, si sposa da sempre con un richiamo sottile alle forme primigenie della natura, foglie, montagne, fiori, unite ai tratti geometrici dell’architettura.

Dopo la presentazione a Milano presso Spazio Serra e dopo le tappe allo Spazio Rizzato di Marano Vicentino (VI) e a VisioniAltre, Venezia, il “Suitcase Project” proseguirà il suo percorso con le seguenti sedi di mostra: Artekyp, Modena; Libreria Sovilla, Cortina d’Ampezzo (BL); Fondazione Bandera per l’arte, Busto Arsizio (VA); Heart – Pulsazioni culturali, Vimercate (MB); The Art House Space, Marrubiu (OR).
“Suitcase Project” rientrerà infine a Milano dove sarà ospitato, al termine della stagione 2019, dallo Studio Bolzani.

Media Sponsor del progetto è il magazine di arte contemporanea Hestetika, che sta seguendo il viaggio in tutte le sue tappe.

In contemporanea alla mostra, sarà ospitata nell’altra sala della galleria una selezione di opere del progetto “IL LIBRO ILLEGGIBILE – Omaggio a Bruno Munari”, un progetto ideato da Adolfina De Stefani per l’Archivio VisioniAltre, a cui sono stati invitati a partecipare artisti internazionali per rendere omaggio, con un’opera di piccolo formato, all’artista-designer attivo in diversi campi dell’espressione visiva e non visiva.

SUITCASE PROJECT @ VISIONI ALTRE
Dal 19 al 31 Gennaio 2019
Inaugurazione: Sabato 19 Novembre, h. 18.00

VISIONI ALTRE

Campo del Ghetto Novo 2918, Venezia
www.visionialtre.com
infovisionialtre@gmail.com
349 8682155 – 041 5246039

GIORNI E ORARI DI APERTURA:
dal 19 al 31 Gennaio 2019
giovedì-domenica, ore 12.00-19.00
evento collaterale: in mostra una selezione di opere del progetto “IL LIBRO ILLEGGIBILE – Omaggio a Munari” dall’Archivio VisioniAltre

ANNAMARIA GELMI
www.annamariagelmi.com
Annamaria Gelmi nasce a Trento, dove frequenta l’Istituto d’Arte, per poi diplomarsi a Milano all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Annamaria Gelmi vive e lavora tra Trento e Milano, continuando le sue sperimentazioni nell’ambito dell’astrazione, ma caratterizzandola sempre da puntuali richiami chiaramente figurativi, come i fiori, le montagne o le croci, in una rielaborazione continua grazie all’esperienza di un intenso percorso artistico che dura da oltre cinquant’anni. L’opera “Oltre il tempo” di cinque metri d’altezza è in permanenza nel giardino del Mart di Rovereto. Hanno scritto di lei, tra gli altri, Umbro Apollonio, Silvio Branzi, Bruno D’Amore, Luigi Serravalli, Flaminio Gualdoni, Marco Meneguzzo, Gabriella Belli e Danilo Eccher.

Tra le mostre principali: nel 1970, prima mostra personale presso la Galleria Mirana di Trento – nel 1975 “Luce e materia. Il metacrilato nell’arte” a cura di Giulio Carlo Argan – nel 1977 le viene dedicato un capitolo del libro “Oggetto Sessuale” di Milena Milani – nel 1981: “Il museo e la sua immagine”, allestita dal Mart a Palazzo delle Albere a Trento, nel 1995: partecipazione alla XLVI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e “Memorie e Attese” a Villa di Strà – nel 1997: antologica presso la Galleria Civica di Trento e al Museion Intercolumnie di Bolzano – nel 2000: lavori su carta intelata e installazioni in ferro Chiesa dei Ss. Giacomo e Filippo ad Andora, alla Facoltà di Teologia dell’Università di Innsbruck e all’Istituto Italiano di Cultura di Innsbruck – nel 2006: “Fuori luogo comune”, personale al Castello di Pergine Valsugana – nel 2008: “Actions”, evento collaterale di Manifesta 7 a Trento – nel 2010: personale “Inarchitettura” al Castello di Rivara, Torino, a cura di Franz Paludetto e Biennale di Scultura Internazionale a Racconigi, a cura di Luciano Caramel – nel 2011: Biennale Internazionale d’Arte di Roma e pubblicazione del libro Dolomiti-New York con la fotografa Luisella Savorelli Gorza,“Padiglione Tibet”, progetto parallelo alla LIV Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, inaugurazione del Muse di Trento, “High Mountain”. Nel 2013 partecipa a varie mostre tra cui: Graz, “Frage – Zeichen”, Universität Graz; Mestre, “Limite”, Galleria 3D, a cura di Adolfina De Stefani e Gaetano Salerno; “Altare vetro Arte”, Museo del vetro di Piegaro (PG). Nel 2016 la sua installazione “Oltre il Sacro” fu scelta come protagonista della rassegna Kunstraum Kirche ad Innsbruck.

 LET IT SNOW

a cura di Erika Lacava

Inaugurazione: sabato 22 Dicembre, ore 17.00

22 Dicembre 2018 – 6 Gennaio 2019

VisioniAltre

Campo del Ghetto Nuovo 2918, Venezia

“Ho creduto a Babbo Natale fino all’età di sei anni. Poi mia madre mi portò al centro commerciale per vederlo e lui mi chiese un autografo”.

Shirley Temple

Cosa pensano gli artisti del Natale? Che ricordi hanno di quando erano bambini? Il Natale è tutto luci e leccornie, o è un giorno come un altro?

“È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”. Charles Bukowski

Sulla base di questa e altre suggestioni, 13 artisti emergenti sono stati invitati a proporre, accanto alle loro opere, una frase propria o altrui che rappresenti il senso del Natale. Per presentare la propria figura di artisti in una veste familiare e quotidiana nell’evento annuale che proprio non si può ignorare.

La mostra, a cura di Erika Lacava, inaugura sabato 22 Dicembre alle ore 17.00 presso VisioniAltre, Venezia, e resterà aperta fino a domenica 6 Gennaio 2019.

Opere di pittura, scultura, fotografia e piccole installazioni, ognuna realizzata con mezzi espressivi differenti e nello stile fortemente riconoscibile di ogni artista.

Dalle lune di ceramica affiancate alle “costellazioni portatili” di Michela Baldi, ai finissimi vasetti in porcellana di Margrieta Jeltema riempiti dei fiori dalla particolare lavorazione tessile della stilista Valeria Chernova. Palmi Latino propone lavori vicini alla fiber art, piccoli pezzi di tessuto incorporati nella cera come preziosissime reliquie di momenti e persone comuni.

A rappresentare il mezzo fotografico saranno esposte le “trasparenze Liberty” di Claudio Lepri, fotografie mosse desaturate dal vago sapore retrò, cromaticamente in sintonia con il polittico dai dettagli urbanistici di Paola Rizzi.

Di tutt’altro genere la fotografia di Giulio Malfer, con la sua maschera metaforica di coniglio senza volto divisa in un dittico che ne taglia a metà l’immagine. Come senza volto sono i ritratti di donna di Enrica Passoni, incorniciati in cornici vintage con motivi e sfondi variamente sovrapposti.

Tra le proposte non manca certamente la pittura, con i veloci ritratti dal vago sapore espressionista di Carlo Vercelli e le piccole opere su carta di Nicoletta Gatti, raffinate astrazioni dai toni caldi e avvolgenti.

E anche un tocco di pop art con i piccoli personaggi in terracotta policroma di Emilio Minotti, affiancati a opere pittoriche tra il naïf e il pop, e il dittico urbano con personaggi dalle espressioni teatrali di Mauro Molinari, efficace sintesi di tecniche pittoriche e digitali.

Ai paesaggi urbani si ispira infine anche Mauro Pinotti, con i suoi piccoli agglomerati in ferro e cemento, isolate metropoli tanto futuristiche quanto attuali.

Tutte le opere hanno dimensioni contenute, adatte a diventare un gradevole cadeau dell’ultimo minuto per gli appassionati d’arte.

“Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo”. Antoine De Saint-Exupèry

 VISIONI ALTRE

Campo del Ghetto Novo 2918, Venezia

www.visionialtre.com

infovisionialtre@gmail.com

349 868 2155 – 041 524 6039

ORARI DI APERTURA:

22 Dicembre 2018 – 6 Gennaio 2019

Mercoledì – domenica

ore 11.00 – 19.00 

Si inaugura sabato 1° dicembre 2018, alle ore 17.30 presso, la Galleria VISIONI ALTRE in Campo del Ghetto Novo 2918 VENEZIA la bipersonale di Mirko Celegato e Luca Stornellon “INCOMUNICABILITA’”, a cura di Adolfina de Stefani, testo e presentazione critica a cura di Dario Roman. L’inaugurazione sarà accompagnata dai suoni della flautista Nadia Shaulova.

La mostra, visitabile fino a martedì 18 dicembre 2018, dal mercoledì alla domenica dalle ore 11.00 alle 19.00 è organizzata da VISIONI ALTRE.

In esposizione una selezione di opere recenti, dei due artisti che variano dalle piccole alle grandi dimensioni.

Scrive il filosofo e critico Dario Roman:

tra le forme artistiche rintracciabili nelle realizzazioni di Luca Stornellon, spicca certamente l’insieme delle opere a sfondo tridimensionale: una geniale modalità riproduttiva di paesaggi, spazi, scorci, figure solide svariatamente abbinate, e dove pure si può cogliere una dimensione «altra», immanente e trascendente al tempo stesso, e che sembra trasportarci in un labirinto di forme, colori, suoni, volumi e scenari confusamente dispiegati su icone mescolate e collegate in modo a- logico, sì da rendere indistinguibili i punti di riferimento e i convenzionali sensi d’orientamento dell’ordinaria percezione. Sembra così di cogliere un mescolarsi di coscienza e inconscio, realtà soggettiva e oggettiva, e la dissoluzione di ogni sintagma di confine tra le due aree semantiche. Similmente gli stati d’animo così evocati sembrano mescolarsi includendo differenti e opposti orizzonti di senso: scherzo e dramma, pace e guerra, finito e infinito, regolare e irregolare, gioia e paura. Così come in altre opere pittoriche dell’artista, assai suggestive e fantasiose, possiamo trovare una mescolanza di colori effettuata secondo forme e modalità irrazionali e voluminose, con risultati percettivi che sembrano evocare in modo magmatico a tratti la paura e l’angoscia, a tratti il sentimento dell’inquietudine, e, in definitiva, il concetto estetico kantiano del «sublime». Non di meno, complessità, eterogeneità e pluridimensionalità di queste riproduzioni consentono ad ognuno di scorgervi un angolo profondo della propria anima, e di realizzare, seppur momentaneamente, un incontro col proprio sé.

Assai interessante e originale appare anche l’arte di Mirko Celegato. In queste riproduzioni fatte di incastri di diverse tele colorate e stoffe voluminose, calde figure armoniche si sovrappongono a freddi sfondi schematici e razionali. La coppia semantica istinto-ragione sembra così esprimersi e dispiegarsi in modo sovrapposto e ripetuto, quasi ad evidenziare la duplicità di senso e la tensione degli opposti evocata dal vecchio Eraclito. In queste caleidoscopiche rappresentazioni, dove la materia sembra scomporsi e ricomporsi continuamente e ripetutamente su più livelli, e dove le associazioni fra i diversi registri di senso sembrano prendere il sopravvento sull’ordine e sulla compostezza, emerge decisa un forza evocativa, un lancio verso una dimensione complessa e «altra» che non può e non deve essere chiaramente definita, pena l’occultamento di quel senso di «mistero» che questa arte – fortemente sperimentale e ricercata – vuole rappresentare. A tratti, poi, intricato e disperso tra la tensione evocata dal materiale alternativo – quale l’uso degli aghi, delle corde e dei metalli – sembra emergere, ancora una volta quasi per contrasto e per contrapposizione, un elemento minoritario, delicato, sfuggente, fluido, a volte colorato, in un misterioso evidenziarsi e cristallizzarsi rappresentativo di qualcosa di lontano e di indefinito, sfuggente ed evocativo. Decisamente, quella di Celegato è un’arte originalissima e «misterica».

Luca Stornellon, nasce a Chioggia nel 68, nel 90 si diploma al liceo Artistico di Venezia, frequenta in seguito l’Accademia di Belle Arti di Venezia, un ambiente ricco di stimoli con la vicinanza di “MAESTRI” a livello internazionale. Così inizia la sua carriera artistica giovanissimo . Partecipa a molte collettive e personali in Italia, espone allo studio G5 a Chioggia, alla galleria di San Tomà a Venezia, una collettiva alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia nel 95, a Castel Gomberto di Vicenza nel 96, E’ presente ad Arte Fiera di Padova nel 2018.

Mirko Celegato negli anni ’80 frequenta l’I.S.A. di Venezia, sezione arte della stampa, conseguendo nel ’90 la maturità artistica.Si iscrive all’Accademia di Venezia, sezione pittura, nella quale sezione incontra diversi “MAESTRI”, che lo sollecitano a esperienze non omogenee ma stimolanti. Espone in collettive alla Fondazione Bevilacqua La Masa, a cittadellarte in calle della Fenice Venezia, a Palazzo Ceschi a Borgo Valsugana.

In occasione della vernice della mostra “INCOMUNICABILITA’ ” inaugurazione sabato 1° dicembre 2018 gli artisti Mirko Celegato e Luca Stornellon saranno presenti. L’inaugurazione sarà accompagnata dalle note musicali della Flautista Nadia Shaulova.

INCOMUNICABILITA’” bipersonale di Mirko Celegato e Luca Stornellon

a cura di: Adolfina de Stefani

1/12 – 18/12 2018 apertura e orari dal mercoledì alla domenica 11.00 – 19.00 ingresso libero.

Si inaugura domenica 18 novembre 2018, alle ore 16.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Luciana Zabarella “FIL ROUGE – une vie ”, a cura di Adolfina de Stefani.

La mostra, visitabile fino a domenica 2 dicembre 2018, è organizzata da

VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

In esposizione una selezione di opere recenti, realizzate ad acrilico e tecniche miste su carta e tela che variano dalle piccole alle grandi dimensioni.

Scrive Adolfina de Stefani a proposito dell’opera di Luciana Zabarella.

FIL ROUGE – Une vie è il titolo della personale che Luciana Zabarella presenta all’Oratorio di Santa Maria Assunta a Spinea.
Le opere spaziano a 360° dalla pittura, scultura, ceramica, performance, e raccontano la storia di una vita con grande determinazione e di rara intensità emotiva.

Le sue Carte che peraltro sono costruite da lei stessa con la cellulosa sembrano svelare il percorso della sua vita. I suoi paesaggi astratti dove non manca mai la traccia riconoscibile di un filo o di un sole rosso, sono avvolti da una luce viva che ne esalta la visione. Eppure la luce del colore non è mistificazione, ma è il suo tratto vitale, lo sguardo della vita suo personale che procede ininterrottamente tra alti e bassi con qualche sfumatura incerta e dubbiosa.

FIL ROUGE – une vie perché è dentro di se, dentro la sua pelle che incarna la vita. Ma la vita a volte si sa non è limpida a volte è buia altre è la luce dell’aurora.
La creatività di Luciana ricorda il procedere frenetico del giorno senza interruzione velato da un tratto nostalgico, ma ecco che Zabarella abbraccia l’essenza con le sue contaminazioni fatte di carte, di ceramica di colori e di simboli grafici.

Per questo i simboli rossi solari e i grigi compongono mondi fantastici, per naufragare apparentemente lontano ma, l’apparente e ingannevole ci naufraga invece nel suo interiore fatto di una creatività che esplode in contaminazioni molteplici.

I suoi rossi tracciano le ferite interiori che ci trasmettono spinte energiche verso la vita grazie all’allungo con il quale l’autrice traccia il filo infinito e indefinito che assume caratteristiche vitali e comunque di una vita ben radicata e mai sospesa.

In questi paesaggi essenziali estremamente contemporanei e scarni potrebbero rappresentare la sua volontà nel percorrere la vita interiore ed esteriore, così nella creazione dei suoi paesaggi Luciana trasforma in una astrazione quasi metafisica conferendo alle sue opere una spiritualità alta un “PAESAGGIO DELL’ANIMA”.

Luciana Zabarella nasce il 10 dicembre 1950 a S. Maria di Sala, Venezia, dove vive e lavora. Irresistibilmente attratta dalla natura e da tutti i suoi elementi incontaminati, manipola le materie per renderle docili alla trascrizione e pronte ad accogliere il segno. Dalla carta, che realizza lavorando cellulosa pura, alla xilografia, al vetro, alla ceramica, raku, alle tecniche miste Luciana è padrona dei mezzi artistici più esclusivi e raffinati. Si avvicina all’arte pittorica da autodidatta, successivamente frequenta vari corsi tra cui: il Centro internazionale della Grafica di Venezia, l’Accademia di Salisburgo (Austria), la scuola dei Mosaicisti di Spilimbergo (PN). È stata invitata in vari simposi in Italia, Austria, Croazia, Slovenia, Polonia; work in progress in Germania e nel 2017 e 2018 ha partecipato al simposio a SHARM EL SHEIKH Egitto. Di recente ha approfondito il suo interesse artistico verso l’arte comportamentale offrendosi al pubblico come sensibile performer, invitata alla Land Art Stenico (Tn) e Spiazzo Rendene (Tn). Grazie alla sua costante ricerca e sperimentazione, affina nuove tecniche interpretando nuovi percorsi, apprezzata organizzatrice e curatrice di eventi legati alle arte figurative. Espone: Italia, Brasile, Francia, Austria, Germania, Slovenia, Croazia, Polonia, Dubai (Emirati Arabi), Turchia e Finlandia; inoltre ha parteci- pato alla 52° (2007) 53° (2009) 54° (2011) Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia. Sue opere sono custodite in gallerie d’arte, musei, collezioni pubbliche e private italiane e straniere; sono pubbli- cate nell’Archivio storico delle arti contemporanee della Biennale di Venezia e in altre pubblicazioni d’arte.

Da alcuni anni è impegnata sia come curatrice di eventi artistici che nella didattica delle scuole di primo grado, organizzando corsi e laboratori per bambini in Italia e all’Estero.

In occasione della vernice della mostra “FIL ROUGE – une vie ” inaugurazione domenica 18 novembre 2018 l’artista Luciana Zabarella darà vita ad una performance dal titolo FIL ROUGE.

“FIL ROUGE – une vie” di Luciana Zabarella

a cura di : Adolfina de Stefani

18/11 – 2/12 2018 apertura e orari dal giovedì alla domenica 15.00 – 19.00 ingresso libero

Si inaugura sabato 17 novembre 2018, alle ore 17.00 presso l’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE), nell’ambito del progetto VISIONI ALTRE 2018 la personale dell’artista Manù Brunello “EX VOTO ” a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a domenica 25 novembre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

 

EX VOTO di Manù Brunello

L’esposizione ci propone una riflessione sul tema “ EX VOTO” in relazione alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre prossimo, indagare e superare la violenza proponendo soluzioni di superamento e speranza.

Riflessione che non vuole essere gridata, piuttosto vuole proporre soluzioni, superamento e speranza. Per sanare quelle ferite sociali straordinariamente aperte; per riportare equilibrio attraverso la conoscenza della violenza, che non è mai mistificazione, tanto meno però è negoziabile. La violenza contro la donna non può essere separata dagli atteggiamenti violenti che il genere maschile adotta nei confronti dei più deboli, siano essi creature bisognose, animali, ma anche verso il mondo stesso, abusato, depauperato.

Ecco che l’artista con la sua sensibilità non solo propone la serie “ex voto” magistralmente dipinti come perle “preziose” ma propone anche una serie di dipinti oggetto dove vengono rappresentati gli elementi che identificano il mondo femminile, non manca la serie dei vestiti sospesi privati della consistenza umana ma senza cancellare il ricordo.

Noi artiste donne crediamo che l’approccio al tema venga recepito, e crediamo che l’Uomo di domani è un Uomo diverso che dice no alla violenza.

“Il linguaggio artistico di Manù Brunello si incontra e si fonda nella ricerca di estrarre e svelare la luce dentro alla struttura stessa restituendola condensata in una forma. La connessione è tale che si smarrisce il limite percettivo, e così la vista farà fatica talvolta a discernere tra tecnica reale e tecnica raffigurativa.” Donatella Tambini

Manù Brunello vive e lavora a Venezia, dove ha uno studio in Calle delle Carrozze 3285 vicino a Palazzo Grassi. La sua opera nasce dalla ricerca e l’interpretazione di forme, strutture e superfici di oggetti, che vengono rappresentati attraverso l’attenzione assoluta del ritratto, dove l’oggetto è riletto con una tecnica che usa l’intreccio accompagnato ad una tridimensionalità, e “fermato” in una situazione di rappresentazione iconica.

In occasione della vernice della mostra “EX VOTO” inaugurazione sabato 27 ottobre 2018 l’artista Manù Brunello sarà presente all’Oratorio di VILLA SIMION SPINEA (VE)    

“EX VOTO” di Manù Brunello

15 – 25 novembre 2018

WUNDERKAMMER tre FREESPACE | Collettiva di Arti Visive

visionialtre presenta la collettiva WUNDERKAMMER tre FREESPACE, giovedì 18 ottobre 2018 con inaugurazione sabato 3 novembre 2018, alle ore 17.00, nella sede espositiva di VENEZIA Campo del Ghetto Novo 2918.

WUNDERKAMMER 3 FREESPACE 

è il terzo episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la chiusura della biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che concluderà il 18 novembre 2018, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si sono alternate, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, grafica, azioni performative invadendo ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.

WUNDERKAMMER tre FREESPACE| 18 ottobre – 18 novembre 2018

Apertura e orari: dal mercoledì alla domenica 11.00 – 19.00 – INGRESSO LIBERO 

VisioniAltre – Campo del Ghetto Novo 2918 | 30121 VENEZIA

Artisti Presenti: Riccardo Albiero, Cristiana Battistella, Fabrizio Brugnaro, Elisabetta Mariuzzo, Alessandro Ferrari, Lisa Longo, Armando Riva, Claudio Scaranari

Si inaugura sabato 27 ottobre 2018, alle ore 17.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Sergio Marchioro “LUDENS” a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo critico a cura di Claudio A. Barzaghi.

Durante l’inaugurazione l’artista Sergio Marchioro darà vita ad una azione performativa dal titolo:
SE FOSSI TU?

La serata prosegue con il gruppo musicale: Black Sand Heart
La mostra, visitabile fino a domenica 11 novembre 2018, è organizzata

da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE); Scrive il critico d’arte Claudio A. Barzaghi:

Children’s Corner

Omaggio a Debussy perché come spiega Aldo Ciccolini:

“ Le magie di Ravel rivelano sempre la loro straordinaria fattura. Al contrario la musica di Debussy è come una scatola che svela qualche ingranaggio, mai il fondo”.

Entrare in contatto con le opere di Sergio Marchioro, siano esse numerose in una mostra o singole sculture collocate all’aperto, è come tuffarsi nel magico baule dei giochi. E non perché le sue opere siano balocchi destinati ai bambini – anche se sappiamo quanto gli adulti amino simili oggetti – ma, più verosimilmente, perché l’artista, con la sua arte totale che spazia dalla materia alla forma/colore (sempre vivo o squillante quando non vibrante) includendo movimento e suono (cose da far inorgoglire il vecchio Wagner, il più convinto sostenitore dell’arte totale), recupera e applica un vecchio precetto: il serio ludere. La formula, elaborata dai saggi umanisti del Rinascimento, e da Nicola Cusano ulteriormente ampliata in “serio ludere, et seriosissime iocari”, pone l’accento sulla possibilità (necessità?) di trovare un equilibrio tra leggerezza e gravità, di affrontare anche gli argomenti più seri con uno spirito lieve, magari ironico, sicuramente giocoso.

Orbene, se il baule di Marchioro è un baule nel quale si trovano depositati sogni e paure (come in ogni contenitore profondo che si rispetti), nel nostro artista non viene comunque mai meno la

consapevolezza di dover dare loro corpo in forma fantasmagorica e gioiosa.

Una filosofia di vita, la sua, divenuta filosofia artistica perseguita con cipiglio e impegno. Come si spiega? In modo semplice in realtà: lui è anche e soprattutto un intellettuale – cosa non così scontata tra gli artisti – e come tale in possesso di strumenti, concettuali e tecnici, i quali gli consentono di fare tesoro anche di conoscenze sviluppatesi nel campo dell’ottica, della psicologia della forma e dell’arte cinetica e dei materiali. Insomma, la sua è una faretra ricca di frecce, tutte scagliate con bizzarra precisione, e tutte destinate al bersaglio.

Ingabbiare il reale all’insegna dello scherzare facendo sul serio non è da tutti, probabilmente neppure per tutti; e se tanta ricchezza di stimoli può abbacinare o incantare l’osservatore, perché bello e piacevole può essere lasciarsi andare al semplice stupore, è però opportuno ricordare sempre quanto di sotterraneo si cela in superficie, quante ombre abitano nella luce, quanti omaggi e rimandi a una elaborazione collettiva sono presenti in un lavoro che a prima vista appare solo frutto di una estrosa creatività individuale. Sempre però con il sorriso sulle labbra, ci mancherebbe.

Sergio Marchioro vive e lavora a Mira ( VE). Dal 1971 espone e partecipa a numerose mostre. La sua formazione artistica si è realizzata frequentando L’Istituto di Arte Applicata, la Facoltà di Architettura, corsi di incisione e di illustrazione. E’ stato docente di Arte ed Immagine nella scuola pubblica, ha tenuto corsi di disegno, acquerello e ceramica presso università del tempo libero.

Nel corso della lunga pratica artistica ha sperimentato numerosissime tecniche: disegno, pastello, acquerello, olio, acrilici, cera, ceramica, incisione su lastre e materiali sperimentali, vetro, ferro, acciaio, alluminio, collant e infinite carte. Il percorso artistico è stato caratterizzato da una continua ricerca.

Negli anni recenti ha realizzato sculture di varie dimensioni ed installazioni realizzate con vari materiali metallici, che ha esposto ed espone in luoghi pubblici e privati, luoghi simbolo delle città: porte, piazze, parchi pubblici, luoghi di incontro, convinto che l’opera d’arte deve contaminarsi, vivere nei luoghi di incontro e passaggio di tutti, libera nello spazio, senza barriere .

Queste opere invitano alla riflessione quando affrontano tematiche sociali come la ludopatia, l’inclusione, l’immigrazione, la spiritualità e si caratterizzano per il movimento, i colori ed i suoni. Colore, Suono e Movimento: un gioco a tre per ottenere forse Poesia……………. LUDENS

In occasione della vernice della mostra “LUDENS” inaugurazione sabato 27 ottobre 2018 l’artista Sergio Marchioro sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE) e darà vita ad una azione performativa dal titolo “SE FOSSI TU?”

Durante la serata si esibirà il gruppo musicale Black Sand Heart. Musicisti: Voce Ilaria Montori

Chitarra Solista Thomas Colombo Chitarra Ritmica Denis Cotelea Basso Simone Mulas
Batteria Riccardo Zane

Black Sand Heart sono un giovane gruppo musicale formatosi nel 2015 grazie alla comune passione per la musica. I ragazzi hanno avuto occasione di esibirsi in vari contesti e di fare esperienza negli ultimi anni e questa volta accompagneranno l’evento con il loro rock/blues.

“LUDENS” di Sergio Marchioro 27 ottobre – 11 novembre 2018

a cura di : Adolfina de Stefani  testo e presentazione critica a cura di Claudio A. Barzaghi

apertura e orari dal giovedì alla domenica

15.00 – 19.00 Ingresso libero

Si inaugura sabato 6 ottobre 2018, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Saturno Buttò “Ieratico/eretico”, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, presentazione critica a cura di Barbara Codogno, testo critico a cura di Boris Brollo.

La mostra, visitabile fino a domenica 21 ottobre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

In esposizione molte opere, realizzate a olio su tela e che variano dalle piccole alle grandi dimensioni.

Scrive la giornalista e critica d’Arte Barbara Codogno

Per Adolfina De Stefani, è stata da sempre una grande aspirazione ospitare un artista come Buttò in un luogo sacro per portare il pubblico a riflettere su concetti da sempre cari alla curatrice – come il sacro, il peccato, le pulsioni emozionali profonde dell’uomo – concetti che sono straordinariamente incarnati nella pittura intellettualmente alta e raffinata di Saturno Buttò.

L’autore si dichiara infatti da sempre molto sensibile al sacro: “Sono molto legato all’arte sacra della tradizione cristiana – spiega Buttò – a mio avviso la forma più alta di espressione artistica. Ne è esempio la meravigliosa Pala dei Frari a Venezia, l’Assunta del Tiziano”.

Buttò, artista figurativo, concentra il suo lavoro verso il ritratto e la figura umana: “Entro nel profondo della questione umana – racconta l’autore – perché quello che mi interessa è cercare nel profondo, lo slancio della natura umana si rivela nell’espressione erotica. L’erotismo è una forma ascetica, lo è nel mondo pre – cristiano, mentre successivamente la sessualità diventerà peccato”.

Il peccato per l’artista è comunque e sempre da cogliere in positivo, è l’espressione dell’istinto che si lascia andare, è l’espressione della natura umana, tratto distintivo dell’uomo.

E’ un uomo del nostro tempo quello che Buttò dipinge all’interno di un contesto sacro, cerimoniale e rituale. Guardando ai suoi “Angeli” ci accorgiamo di come l’artista testimoni del cambiamento, dell’evoluzione della sessualità: “L’essere umano è in mutamento – approfondisce l’artista – ormai siamo al cospetto di terze sessualità. Le mie figure androgine testimoniano anche la varietà potenziale del futuro: non solo fusione di uomo e donna ma stiamo andando verso esseri “altri”. Nuove forme sessuali che virano verso un assoluto senso di bellezza. Perché io dipingo la bellezza e nella bellezza non c’è violenza e nemmeno peccato. Mai. I miei dipinti veicolano amore. La mia è solo gioia di vivere. Amo la vita, una vita che ovviamente contempla anche la mutazione, l’evoluzione, l’elevazione dell’uomo”.

I suoi dipinti raffigurano delle messe in scena: siamo davanti a qualcosa che sta per compiersi, l’artista dipinge l’attimo cruciale. C’è molta teatralità in questo: “Fin da ragazzo sono sempre stato affascinato dal rituale, dal cerimoniale, dalla simmetria – racconta ancora l’artista – così come lo sono ancora. Mi affascinano i contesti sacri, le cattedrali, le chiese. Mi reputo uno dei pochi pittori filo – cristiani perché tengo fede alla tradizione iconografica cristiana che ha sempre messo il corpo al centro dell’Universo. Ora, tradurre questi concetti nel contemporaneo senza cadere in un esercizio passatista e senza ritrarre l’uomo di oggi per me sarebbe impossibile. Perché si cadrebbe nella banalità. Io lo faccio al di fuori degli stilemi, dando voce alle profonde contraddizioni dell’uomo, alle sue pulsioni, al suo erotismo, alla sua metamorfosi. Anche sessuale”.

Scrive il critico d’arte Boris Brollo:

Cosa c’è di più lussurioso della contemplazione? Nella contemplazione c’è il rapimento dei sentimenti, l’emozione del piacere e del godimento: si resta colpiti dall’illuminazione estatica, tanto importante da doversi creare nella psicanalisi una categoria a sé stante come la Sindrome di Stendhal.

Pertanto l’atteggiamento ieratico, di solennità sacerdotale gravata dalla fissità, non corrisponde forse all’atteggiamento delle schiere angeliche del Paradiso dantesco in cui le anime belle stanno in fissa contemplazione e precisamente nell’Empireo della Candida Rosa dal quale essi, i beati, contemplano direttamente Dio?

E cos’è la contemplazione se non il guardare con intenso interesse e in maniera assorta? E cosa fa il voyeur se non guardare senza entrare in scena? Partendo dalla scena, quale momento di “scelta” (ci si potrebbe attardare con lo sguardo anche su singole parti del corpo/quadro), con profonda concentrazione sale su su fino ad una cognizione semplice ed affettiva di Dio, o del dato mistico-religioso. E cosa non è la “fissità” della pittura di De Chirico se non meditazione metafisica? Tutto ciò dà un profondo godimento/stordimento divino che ci riporta alla sindrome iniziale. Ed è tutto così concentrato in un’unica sensazione visiva del piacere che ci fa cadere in trance, che conduce all’elevazione dello spirituale sopra ogni modo ordinario di conoscere.

Non è questa l’estasi? Nel significato più generico, quale stato di isolamento e d’innalzamento mentale dell’individuo assorbito in un’idea unica o in un’emozione particolare; più propriamente, nella mistica, il rapimento dell’anima in diretta comunicazione con il soprannaturale. Come esperienza mistico-religiosa, l’estasi la si ritrova in tutti gli stadi culturali; nelle società tribali può avere parte nelle cerimonie d’iniziazione. E tutto ciò non è forse un insieme delle manifestazioni dell’istinto sessuale, sia sul piano psicologico che affettivo, coerente con l’atteggiamento letterario, filosofico e mistico che vede nella sessualità e nelle sue manifestazioni la rivelazione di una forza fondamentale dell’Universo, o una modalità di conoscenza talvolta di tipo estatico?

Con Paradise Decadence (2018) il pittore Saturno Buttò ci ripropone tutto quello che sta sotto (ipostasi) rispetto a ciò che semplicemente appare come Ieratico, Erotico, Lussurioso, Decadente, Contemplativo che sono il fondamento occulto di una realtà evidente. Questa sua opera: “decadenza paradisiaca” ad una lettura geometricamente compositiva altro non è che un simbolo che ricorda il ruotare della croce runica, oppure la testa della Gorgone con le tre gambe come nel simbolo della Trinacria, nome dell’antica Sicilia. Un’opera vorticosa seppur ferma, come nel vuoto interno dei pittori Vorticisti.

Ma tornando al nostro Artista, a Saturno Buttò: Egli nel suo Breviarium Humanae Redemptionis, a proposito del proprio lavoro, scrive: “Uno dei momenti più intensi del percorso che porta alla realizzazione di un quadro è quello in cui mi trovo seduto di fronte al cavalletto mentre contemplo l’opera in fase di ultimazione”. Questa è la prima fase sin qui spiegata; la seconda è quella che potremmo definire “a specchio” e cioè quella in cui si contempla l’oggetto che è goduto pure da altri. Così come la Madre guarda il proprio figlio e gode degli sguardi compiacenti dei vicini che con lei osservano il fanciullo. E così è per qualsiasi opera dell’artista che sa che si compie all’interno dell’occhio altrui. (Duchamp).

In occasione della vernice della mostra “IERATICO/ERETICO” inaugurazione sabato 6 ottobre 2018 2018 l’artista Saturno Buttò sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE)

Si inaugura domenica 7 ottobre 2018, alle ore 16.00 presso l’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE), nell’ambito del progetto VISIONI ALTRE 2018 la personale dell’artista Maria Lisa Longo TERRA e CERAMICA – Forme e Colore a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a domenica 14 ottobre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Agire sulla materia, manipolarla, trasformarla è un’espe-rienza vitale ed affascinante che evolve e cambia continuamente. L’argilla non smette mai di sorprendermi per la sua capacità di stabilire contatti tra elementi lontani ed estranei, per l’imprevedibilità del risultato, per l’in-credibile varietà di tecniche e materiali con cui speri-mentare.

A volte mi perdo, inseguendo una traccia, un’impronta o nel solo piacere di toccare la terra: mi muovo in modo istin-tuale, lascio libere le mani a sviluppare un’emozione, com-pletamente sganciata dalla necessità di dare un senso, di creare o rappresentare.

L’esprimermi nasce, prioritariamente, dal bisogno di tra-scendere il quotidiano e, al tempo stesso, trarre la linfa indispensabile per vedere di più, sentire di più.

La terra, che spesso utilizzo con legno, ferro, fili …, meglio si adatta alla mia manualità e creatività di tipo progettuale-costruttivo. Ogni opera rappresenta un’impresa, che va oltre la manipolazione della terra e le diverse tecniche di lavorazione e decorazione. Infatti, bisogna affrontare “la sfida” del come realizzarne il montaggio, tenendo conto della fragilità della ceramica, della solidità e sicurezza dell’opera e, non ultima, la necessità di trasportarla con facilità. Più che un’artista, mi sono sempre considerata “un’artigiana” con il gusto di costruire e trovare soluzioni.

Le mie opere in creta spaziano dal figurativo alla modularità, ricerco forme che, nello spazio, trovino equilibrio, stabilità, leggerezza, direzioni. Le vesto, poi, di colori intervenendo con ingobbi, vetrine e smalti.

Il modulo e gli intrecci sono come un “gioco” che mi conduce oltre l’umano, oltre me stessa, verso quanto mi circonda e l’infinità delle cose. Nella costruzione di moduli intercambiabili, attraverso l’esplorazione di piante, fiori, acqua e terra, si concretizza la voglia di dar vita a nuove forme e desideri.

Da tempo seguo dei particolari percorsi laboratoriali con bambini, ragazzi e adulti normodotati o con disabilità, con le finalità di educare al linguaggio plastico, favorire lo sviluppo della creatività e di abilità artistiche. Al contempo, in questa condivisione di lavoro ed esperienze, traggo spunto per altre suggestioni, curiosità, idee e progetti.

Maria Lisa Longo

Vive e lavora a Santa Maria di Sala (VE). Si interessa da sempre a diverse forme espressive e materiali. L’incontro con la creta è stato del tutto casuale.

Ora “la terra” è diventata la materia con cui elaborare il suo percorso artistico ed espressivo, spaziando dal figurativo alla modularità, nella complessa ricerca della forma che nello spazio cerca equilibri, stabilità, leggerezza, direzioni.

In occasione della vernice della mostra “TERRA E CERAMICA – Forme e Colore” inaugurazione domenica 7 ottobre 2018 l’artista Maria Lisa Longo sarà presente all’Oratorio di Villa Simion di SPINEA (VE).

Si inaugura venerdì 5 ottobre 2018, alle ore 18.00 presso la Galleria Visioni Altre Campo del Ghetto Novo 2918 Venezia 34121, Graphic Line personale dell’artista Victoria Bilogan, a cura di Adolfina de Stefani, presentazione critica di GIANCATERINO con la collaborazione di Erica Russiani.

La mostra è visitabile fino a lunedì 15 ottobre 2018 con orario 11.00-19.00 tutti i giorni.

In esposizione opere di grandi e medie dimensioni, realizzate con la tecnica dell’incisione e segni/disegni dal tratto libero.

Victoria Bilogan è nata a Odessa, si è laureata in Odessa al Conservatorio. Dal 1994 vive e lavora a Melbourne (Australia).

Si è laureata al corso post-laurea in pianoforte dell’Università di Melbourne. Ma ha avuto un’altra passione fin dall’infanzia: la passione per il disegno. Allo stesso tempo ha ottenuto due lauree in Belle Arte/ Arti incisorie.

La sua grafica incisoria è intrisa di un forte valore emotivo, sono volti, facce … riproposte in versioni diverse, con linee secche e definite. Analizza con intensità i volti. I forti contrasti di luce e ombre rendono tagliente l’espressione fino a renderle severe e cupe. Le sue figure sembrano uscite da un campo di concentramento. Volti duri che segnano il tempo, un tempo con la visione della distruzione. La tecnica dell’incisione permette di ottenere questi effetti cupi e disastrosi dati dai segni incisi e l’uso di inchiostri scuri.

“Gridare” è il linguaggio dell’incisione in bianco e nero! L’autrice dichiara di seguire i metodi dell’espressionismo. Tuttavia, si intravede nelle sue opere incisorie l’esperienza dei vecchi maestri giapponesi.

Nel suo tratto segnico si coglie una certa pesantezza e disarmonia, ma nello stesso tempo i tratti sono freschi ed esplosivi.

Nel 2006, il lavoro di Victoria Bilogan è stato selezionato come VCA Australia in una mostra collettiva a Tokyo, in Giappone, durante lo scambio delle due più grandi scuole d’arte in Giappone e in Australia.

Recenti opere sono state acquisite da Yukyung Museo di Arte Contemporanea, il Sophia National Art Museum, Bulgaria. Ha partecipato al Guanlan Printmaking Biennale, al Lingshi Printmaking International Biennale ,Cina, al Dunhuang National Museum. E’ stata selezionata per partecipare ad un progetto a Silk Road Itarnational Exchange Progect, Cina, ha partecipato Binhai al Printmaking Camp (Progetto di scambio internazionale in Cina, Tienjin), ha esposto anche in National Museum e Biennale, Macedonia.
Ha frequentato ed esposto nel 2017 alla Scuola Grafica Internazionale di Venezia.

Infine, grazie ad una galleria di arte contemporanea in Assisi e al Primo premio Grafica Atelier 3+10, ha potuto esporre anche in gallerie di Venezia. Visioni Altre ospita l’artista dal 1-15 ottobre 2018.

We inaugurate Graphic Line, the solo exhibition of the artist Victoria Bilogan, on Friday 5th October 2018, at 6.00 pm at the Visioni Altre Gallery, in Campo del Ghetto Novo 2918 Venice 34121 curated by Adolfina de Stefani, with a critical presentation by GIANCATERINO and with the collaboration of Erica Russiani.

The exhibition is open until Monday, October 15, 2018 from 11 am to 7 pm, every day. There will be exposed large and medium-sized works, made with the technique of engraving Maner Noir and signs / drawings wiht free graphic.

Victoria Bilogan was born in Odessa, she graduated in Odessa at the Conservatory. Since 1994 she lives and works in Melbourne (Australia). She graduated with a postgraduate course in piano at the University of Melbourne. But she has had another passion since childhood: the passion for drawing. At the same time she obtained two degrees in Fine Art / Engraving Arts. Her engraving graphic is imbued with a strong emotional value, there are faces, faces … repeated in different versions, with dry and defined lines. She analyzes faces with intensity. The strong contrasts of light and shadows sharpen the expression to make them harsh and dark. Her figures seem to come out from concentration camp. Hard faces that mark time, a time with the vision of destruction. The technique of engraving allows these dark and disastrous effects to be obtained from the engraved signs and the use of dark inks. “Shouting” is the language of black and white engraving! The author declares to follow the methods of expressionism. However, the experience of the old Japanese masters can be seen in her engraving works. In its stroke, a certain heaviness and disharmony is perceived, but at the same time the features are fresh and explosive.

In 2006, Victoria Bilogan’s works were selected to represent VCA Australia in a collective exhibition in Tokyo, Japan, during the exchange of the two largest art schools in Japan and Australia. Her recent works have been acquired by Yukyung Museum of Contemporary Art, the Sophia National Art Museum, Bulgaria and Dunhuang National Museum . She participated in the Guanlan Printmaking Biennale, at the Lingshi Printmaking International Biennale, China. She was selected to participate in a project at Silk Road International Exchange Progect, China, awarded with grant to participate Binhai Printmaking Interntional Exchange Project, Tienjin,China, ) also exhibited in the National Museum and Biennale, Macedonia. Victoria attended and exhibited in 2017 and 2018 at the International Graphic School of Venice. Finally, thanks to a contemporary art gallery in Assisi and the Atelier 3 + 10 Graphic Prize, she was also able to exhibit in galleries in Venice. Visioni Altre hosts the artist from 1-15 October 2018.

 

Si inaugura sabato 15 settembre, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 l’esposizione di Aldo Boschin, Franco Costalonga, Nadia Costantini, TRE di VERIFICA 8+1 a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, presentazione a cura di Giovanni Litt.

La mostra, visitabile fino a domenica 30 settembre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Sono trascorsi 40 anni dalla nascita di questo gruppo di artisti i quali si sono distinti per aver dato vita a un’evidente mutuazione del linguaggio tecnico o scientifico, con l’intento essenzialmente sperimentale ad un movimento artistico denominato VERIFICA 8+1.

VERIFICA 8+1 un’associazione di artisti nella terraferma veneziana operanti nel campo delle arti visive, della poesia alla musica, impegnati nella ricerca, nella documentazione, nell’insegnamento non solo interno al gruppo ma rivolto anche al pubblico. All’interno di VERIFICA 8+1 TRE componenti Aldo Boschin, Franco Costalonga e Nadia Costantini presentano all’Oratorio di Santa Maria Assunta di SPINEA (VE) una selezione di lavori tra pittura scultura ed installazione.

VERIFICA 8+1 inizialmente composto da otto componenti Aldo Boschin, Sara Campesan, Franco Costalunga, Nadia Costantini, Maria Teresa Onofri, Nono Ovan, Maria Pia Fanna Roncoroni, Rolando Strati, accostati fin dall’inizio da una curatrice legata ad esperienze didattiche , Sofia Gobbo , danno vita ad una intensa attività artistica di ricerca creativa sperimentale volta principalmente ad un aspetto didattico.

Molti degli artisti di Verifica 8+1 sono stati impegnati in attività scolastiche nei licei artistici nel veneziano e nel padovano a contatto quindi principalmente con studenti delle scuole medie inferiori e superiori, sempre più convinti che educare all’arte, al dialogo e alla conoscenza dei nuovi linguaggi creativi, fosse di primaria importanza per lo sviluppo di una propria coscienza e di un pensiero critico.

Lo stretto contatto con il genio Bruno Munari il quale ha disegnato il logo dell’associazione VERIFICA 8 +1 (un cerchio stilizzato formato da 8 tessere più una esterna) furono invitati già nel 78 ad esporre nello spazio di via Mazzini a Brescia alla galleria Sincron. Al suo interno si può cogliere l’aspetto della sperimentazione nelle opere di Aldo Boschin con le sue pitture dalle strutturazioni modulari di spazi cubici, alle suggestive geometrie dai dinamismi ottici di Nadia Costantini, agli oggetti cromo cinetici di Franco Costalonga, oltre alle opere degli altri artisti, opere dal linguaggio matematico, agli effetti percettivi della luce al neon, alla ricerca del suono/parola e alle figure di cerchio e spirale.

Nel 2008 l’Associazione lascia in eredità al Comune di Venezia oltre 400 opere tra pittura, scultura e oggettistica. Un patrimonio destinato alla fruizione del pubblico come strumento di prolifiche esperienze artistiche succedutesi al 1978 con la convinzione che educare all’arte e alla bellezza possa essere un fondamentale momento di crescita sociale e civile oltre che ad aprire le coscienze e a formare le menti.

Finissage di WUNDERKAMMER 2 Collettiva di Arti Visive
VisioniAltre domenica 26 agosto 2018, alle ore 18.00, presso la sede espositiva di VENEZIA Campo del Gheto Novo 2918 VENEZIA.

Durante il finissage l’artista Francesco Donà darà vita ad una singolare performace ritraendo la curatrice e artista Adolfina de Stefani mentre viene intervistata dal noto curatore della Venetian Soho Manuel Carrion.

WUNDERKAMMER 2 FREESPACE
è il secono episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.


Artisti Presenti: Fabio Adani, Agatino Furnari, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani, Stefania Zuanella e Walter Nino Riondato.
In permanenza in galleria oere di: Manù Brunello, Giancaterino , Andrea Tgliapietra.

Si inaugura sabato 25 agosto, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Fausto Trevisan “Scritti di corpo e tempo”, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno.

Durante l’inaugurazione l’artista Fausto Trevisan darà vita ad un singolare performance dal titolo “Splat” accompagnata dalle musiche di Marco Ceccon

La mostra, visitabile fino a domenica 9 settembre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Scrive il critico d’arte Barbara Codogno:

Le opere che l’artista Fausto Trevisan espone in questa sua personale fanno capo a uno dei filoni artistico concettuali investigati dall’autore, ovvero “I segni del tempo”.

Sono una serie di pannelli di legno sui quali l’artista ha collocato gesso e pigmenti di colore. La tecnica usata per gli autoritratti o per gli oggetti ( macchina da scrivere, violino, etc) è il risultato di una pressione – imposta o causale – sul supporto medesimo e che l’artista dapprima vive e poi consegna al pubblico come prodotto di una esperienza sensibile: una performance.

Quello che troviamo quindi “scritto” sul pannello è il frutto di una azione allo stesso tempo, allo stesso modo, volontaria e involontaria ma agita attraverso il corpo e il tempo. “Scritti di corpo e tempo” sono infatti opere che interagiscono nella loro creazione stessa sia con il corpo che le crea che con il tempo che fa sedimentare sull’opera le tracce del corpo.

La particolarità delle opere è la loro materialità immateriale: il corpo così presente in quanto motore generativo diventa invece pura concettualità.

Come a dire che il corpo nel tempo diventa idea, diventa pensiero.

Di fatto ci imbattiamo in un susseguirsi di affascinanti increspature colorate che avanzano sul supporto, a partire da un preciso punto di rottura che le ha generate. E che noi rinveniamo facilmente perché il colore si fa più grumoso, manifestandosi in una concrezione di “corpo nel tempo”.

Si inaugura sabato 4 agosto 2018, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI – spazi di transito vuoti di presenza – opere degli artisti Alessandra Gusso e Mauro Fornasier a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a domenica 19 agosto 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI – spazi di transito vuoti di presenza –

Nello spazio espositivo sconsacrato del piccolo e suggestivo oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea, Alessandra Gusso e Mauro Fornasier presentano una installazione costituita da fogli sospesi con tracce colorate, ritratti di autori (Merini, Levi, Dostoevskij, Ungaretti).

I luoghi rappresentano la memoria scritta nelle ossa.

I non luoghi sono il pre-testo per annullare il ricordo facendoci entrare nelle regole dell’ovvio …. consumistico.

Noi, Alessandra Gusso, Mauro Fornasier, Teo Fornasier, M.Teresa Del Ben, presentiamo questo progetto di suoni, parole, segni, profili perché preferiamo salutarci credibili nel quotidiano.

L’arte ci chiama ad una responsabilità in qualsiasi forma la si intenda

ci fa vicini di presenza di potenza e di colore.

Le parole hanno l’aria della provvisorietà, ma accompagnate dalla musica,  che genere di esperienza evochiamo ?

I profili che emergono vuoti divenendo umani ed i segni decisivi spaziano nel nostro immaginario per immergerci in mondi possibili

dove l’individuo è il vero protagonista della sua storia.

A tal proposito JL Borges disse: il fiume è un tempo che trascina, e io sono il fiume.

Alessandra, nota ed affermata pittrice forgiata nella sapiente scuola di Emilio Vedova, vediamo come dialoga con il colore facendo di esso emozione e materia viva palpitante come é lei nella sua vita sempre pronta a nuove sfide.

Mauro ci porta i profili di quattro grandi (A Merini,P Levi, F Dostoevskij 

G Ungaretti) i quali hanno attraversato il manicomio, il carcere, la guerra, l’inferno in terra ed hanno lasciato traccia affinché l’uomo resti imparato nel suo vivere quotidiano; progetta e realizza i profili che prenderanno corpo. 

Teo esperto di suoni ha scritto per noi della musica  che come danza rende lieve il nostro tempo traghettandoci nel sogno del possibile.

Io, M. Teresa, silenziosamente racconto storie che parlano di luoghi

ritrovati dell’ anima.

“voci diverse del desiderio”

Il desiderio porta con sé 

una parte di perdita

una disidentità

una non coincidenza 

per questo 

i non luoghi 

prendono il sopravvento

siamo capaci ma impreparati 

ci leggiamo 

in superficie 

o solo di profilo

….                                                     Maria Teresa Del Ben

Alessandra Gusso

Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Torino, si diploma all’Accademia di Belle arti di Venezia seguendo i corsi di pittura di Emilio Vedova.
Originaria di  Caorle, vive e lavora a Cordenons.
Nel corso della sua vita professionale ha partecipato a diverse iniziative artistiche locali, regionali e nazionali.
Di recente ha partecipato alla Biennale Internazionale Donna di Trieste, alla collettiva “arte è donna” Museo Diocesano di Trani, a “Il libro illeggibile – omaggio a Bruno Munari” Biblioteca di Spinea (collettiva itinerante); inoltre ha esposto opere pittoriche al caffè letterario di Villa Varda e a Barcis accompagnandole con intermezzo di musica classica dal vivo, oppure con le poesie, in parlata caorlotta, della sorella Rita presso il Centro Civico di Caorle; una sua retrospettiva è stata ospitata presso la BCC di Azzano X con l’introduzione di Giuseppe Caracò.
Le sue opere sono state poi presentate da Enzo Santese al Castello di San Vito al Tagliamento: durante il vernissage, Teo Fornasier, chitarrista classico figlio di Alessandra, accompagnava la lettura delle poesie del
volume “Gris de Luna” di Rita. Il dialogo tra i diversi linguaggi espressivi è tra i protagonisti della ricerca artistica di Alessandra, che ora sta esplorando le potenzialità dell’arteterapia.

Mauro Fornasier

Mauro Fornasier nasce a Porcia nel 1962, e reside a Cordenons (PN).

Diplomato al Liceo Artistico di Treviso, si è sempre dedicato agli aspetti della comunicazione visiva, sia dal punto di vista professionale, come grafico pubblicitario presso industrie artigianali del territorio, sia come educatore di tecniche pittoriche ed espressive presso associazioni culturali e scuole.

Ottiene nel 1992 l’attestato al 1° corso di Industrial Design istituito dalla Camera di Commercio di Padova. Nel 1996 frequenta il corso di Video per insegnanti presso la casa dello Studente di Pordenone ed il corso di pedagogia Steineriana.

Partecipa agli eventi promossi dall’associazione “CreaTtivamente” di Sacile, curandone la parte grafica; realizzazione con la moglie Alessandra Gusso del libro illeggibile –omaggio a Bruno Munari e attualmente espone opera scultorea filiforme a villa Farsetti.

NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI

– spazi di transito vuoti di presenza – 

 a cura di: Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella

apertura e orari
dal giovedì alla domenica
16.00 – 20.00                     Ingresso libero

WUNDERKAMMER 2 Collettiva di Arti Visive

VisioniAltre inaugura sabato 28 luglio 2018, alle ore 19.00, presso la sede espositiva di VENEZIA Campo del Gheto Novo 2918 la collettiva di Arti Visive WUNDERKAMMER 2 FREESPACE; è il secondo episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE. 

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.

WUNDERKAMMER 2 | 28 luglio – 26 agosto 2018

Artisti Presenti: Fabio Adani, Agatino Furnari, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani,  Stefania Zuanella.

 In permanenza in galleria oere di: Manù Brunello, Giancaterino , Matteo Pantano, Andrea Tgliapietra.

Fabio Adani: il bianco della carta, meditato, diventa realtà interiore, un passaggio dall’apparire all’essere dalla forma alla sostanza; luoghi vuoti, pieni di silenzio, densi di presenze evanescenti che evocano sogni, desideri, volontà, profondità e ascesa. Il bianco cangia in luce.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani: Apprezzati esponenti nello scenario della cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei.

Agatino Furnari: multimaterico presenta tre opere Estate verso il mare, Vita tra cielo e terra, Viandante sul mare di Nebbia. Principalmente le sue opere rielaborano quadri famosi del 900 che esprime con personale scelta artistica, sperimentando tecniche multimateriche ed utilizzando materiali dai toni accesi, valorizzando l’opera cromaticamente.

Stefania Zuanella :

“Orizzonti” opere astratte dai colori vivaci, in cui prevalgono il blu del mare e del cielo, in diverse sfumature; opere realizzate con tecniche miste e materiali che mescolano ai colori acrilici anche sabbia o stucco. Sono questi gli “Orizzonti” raccontati da Stefania Zuanella, in arte Zuaart.

Si inaugura sabato 14 luglio 2018, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 TRASFIGURAZIONI opere dell’artista Alessio Larocchi a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo e presentazione critica a cura di Gaetano Salerno

La mostra, visitabile fino a domenica 29 luglio 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

TRASFIGURAZIONI – Scrive il critico d’arte Gaetano Salerno a proposito del lavoro di Alessio Larocchi:
“ Nello spazio espositivo sconsacrato (ma nel quale ancora aleggia la presenza discreta della fede) del piccolo e suggestivo oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea, Alessio Larocchi compie un viaggio intimo e riflessivo nell’essenza dell’immagine artistica, ponendo a diretto confronto la presenza e l’assenza dell’icona per ridiscuterne il ruolo e la valenza espressiva e ridefinire il rapporto tra arte e sua interpretazione.

Una breve ma significativa selezione critica guida il percorso di analisi: lastre di zinco presensibilizzate e impresse da immagini fotodegradabili, a loro volta solcate da simboli in braille instabili e destinati a scomparire durante la loro decrittazione (se toccati e spinti fuori dal loro instabile alloggio) e stampe fotografiche di luoghi urbani (il paesaggio svelato di apparizioni) e dettagli autoreferenziali (il dente di souvenir de soi-même), lievemente determinate da immagini sfocate e indefinite, esprimono l’esigenza dell’artista di intuire nuovi rapporti simbiotici tra (objet)autore, (objet)pubblico e (objet)opera, elementi svuotati (trasfigurati) della propria caratterizzante soggettività.

Lo sfalsamento temporale del valore comunicante dell’opera proietta la sua funzione spesso indietro (lasciarsi indietro, mutuando il titolo di un’opera in esposizione) lungo la linea del tempo, talvolta in avanti (in conclusione, sempre oltre) nel tempo, definendo l’opera come elemento eternamente estraneo al proprio milieu culturale e lontano dal proprio momento, presente nel proprio passato o presente nel proprio futuro (come il paesaggio osservato, come il dente estratto, fotogrammi retorici di cronologie andate e di vissuti già esperiti dei quali rimane solo uno sbiadito e illusorio ricordo), certamente assente nell’immediatezza dell’attimo ma – come sostiene Roland Barthes a proposito del medium fotografico – sempre vera a livello del tempo.

L’immagine apparentemente cristallizzata dallo scatto fotografico disperde così la propria fissità e certezza e il messaggio dell’opera svanisce nell’attimo esatto della sua scoperta, quando l’enigma svelato ne rende la verità un po’ “meno vera”.

D’altronde nella concezione estetica hegeliana “l’arte, dal lato della sua suprema destinazione, è e rimane per noi tutti un passato” e “ha perduto ogni genuina verità e vitalità, relegata nella nostra rappresentazione più di quanto non faccia valere nella realtà la sua necessità di una volta e non assuma il suo posto superiore”.

Ponendo in relazione le differenti parti di questa mostra e parafrasando le parole dell’artista “ il messaggio è disperso in una sorta di spasmodica entropia e il senso di un’immagine in trasformazione è sempre rimandato”. L’elemento

smaterializzato (il ritardo collocativo e interpretativo ricercato da Alessio Larocchi) conduce così la ricerca dell’artista a livelli assoluti di (apparente) leggerezza e di (apparente) levità che riportano l’attenzione sul concetto di questo lavoro, liberato dal peso dell’oggetto e costringe il pubblico a una (apparentemente semplice) rivisitazione ontologica dell’opera d’arte stessa, intesa come lungo processo cognitivo e non più (non solo) come immediato e appagante sguardo nel/sul qui e adesso.

Nell’icona offerta sull’altare dell’arte (e sul simbolico altare dell’oratorio/spazio espositivo) s’incontrano il sé e l’altro da sé, l’artista e la sua nemesi, l’arte e il suo pubblico, il gesto potenziale e il gesto attuale, ciascuno elemento imprescindibile della stessa cerimonia cultuale; l’oggetto-arte e il relativo compiacimento concesso dall’estatico apice culturale del momento arricchiscono l’apparato coreografico e scenografico di una liturgia laica che, riecheggiando un credo dogmatico e fideistico, trasforma la materia (come?), ne modifica la sostanza (perché?), fino a trascenderne l’essenza (dove?); l’installazione – sempre riprendendo le parole dell’artista – interpreta così lo spazio de-simbolizzato della chiesa sconsacrata sviluppando l’idea di messaggi impermanenti, solo temporaneamente accolti […] “. (estratto da testo critico Trasfigurazioni a cura di Gaetano Salerno; testo disponibile in mostra e in catalogo).

Finissage WUNDERKAMMER 1

Sabato 21 luglio 2018, alle ore 19.00 si conclude WUNDERKAMMER 1 FREESPACE. Con l’occasione viene presentato il libro di Dario Roman Uno sguardo dall’alto, testo filosofico incentrato sulla perdita della “qualità” nell’occidente moderno, secondo René Guénon.

Al finissage, saranno presenti gli artisti di Wunderkammer 1: Cristiana Battistella, Manù Brunello, Daniele Cuoghi, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani, Fabio Fedrigo, Agatino Furnari, Giancaterino, Francesca Lunardo, Matteo Pantano, Claudio Scaranari, Andrea Tagliapietra e Miranda Vallini.

Per l’occasione, l’autore Dario Roman illustrerà la sua opera.

Assai più potente di ogni filosofia, la metafisica orientale, utilizzata come ontologia, si trasforma in uno strumento interpretativo dell’Occidente moderno molto più ampio ed efficace. A partire dalla dottrina dei cicli cosmici si giunge a una nuova interpretazione del tempo e dello spazio, fino a comprendere il determinismo insito negli avvenimenti di ogni epoca. Ne deriva una lettura del mondo moderno quanto mai contrassegnata dalla perdita degli elementi qualitativi (essenza, sintesi, unità, interiorità, stabilità, silenzio, beatitudine, eternità) a favore di un marcato aumento dei fattori quantitativi, nonché degli effetti della conseguente manifestazione della “legge della materia” (sostanza, molteplicità, divisione, antagonismo, uniformità, esteriorità, mutamento, accelerazione, solidificazione, instabilità, disordine, confusione).

  Dario Roman docente nei licei, si è laureato in Sociologia all’Università di Trento e in Filosofia teoretica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato alcuni articoli di ricerca per la rivista Esodo e per la Montedit di Milano la raccolta di aforismi Sguardi e pensieri. Effettua interventi pubblici e seminariali su tematiche di carattere filosofico. E’ membro delle associazioni culturali Nemus e S.F.I. (Società Filosofica Italiana), nonché dell’A.R.I.F.S. (Associazione nazionale per la Ricerca e per l’insegnamento della filosofia e della storia).

WUNDERKAMMER 1  Collettiva di Arti Visive

visionialtre inaugura sabato 23 giugno 2018, alle ore 18.30, la nuova sede espositiva di VENEZIA (Campo del Ghetto Novo 2918) con la collettiva di Arti Visive WUNDERKAMMER.

WUNDERKAMMER 1  FREESPACE è il primo episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.

WUNDERKAMMER uno | 23 giugno – 21 luglio 2018

Artisti Presenti: Cristiana Battistella pittrice, Agatino Furnari multimaterico, Claudio Scaranari incisore, Daniele Cuoghi scultore ceramista , Fabio Fedrigo fotografo, Andrea Tgliapietra pittore e scultore, Giancaterino scultore, Miranda Vallini incisione

Scrive il critico Claudio A. Barzaghi:

E se “aprire il fuoco” fosse più propriamente, nella pratica, un ideale “aprirsi al fuoco”? Credo che sia esattamente questo ciò che ci vuole comunicare Maristella Martellato con la nuova e improvvisa svolta del proprio percorso artistico. Già, perché qui si assiste anche al coraggio di un artista, alla sua capacità di inaugurare un nuovo corso mettendo, anche se solo in parte, in discussione quanto raggiunto ed esperito sin qui. “Aprire il fuoco” diventa così un esporsi agli effetti e ai benefici influssi del fuoco, non necessariamente un consegnarsi al contatto distruttivo che l’elemento porta con sé (a partire dalla combustione). E, infatti, non c’è distruzione nelle nuove opere di Maristella, semmai un tentativo di ricognizione, di perlustrazione, di assaggio delle nuove possibilità offerte dall’immaginarsi lontana dal benefico sostegno garantitole dalla terra e dall’acqua (i suoi ‘avvolgenti’ cicli precedenti). Giocare col fuoco è, in definitiva, un avventurarsi in un campo inesplorato, ma con gradualità, e perciò non mancano in mostra esempi del precedente omaggio all’acqua, la quale, però, non ha il compito in questa sede di spegnere o rinfrancare, ma solo di ricordare quanto si possa essere plurali, e, perché no: disponibili nei confronti dell’oltre, seppur con un consapevole aggancio a un tracciato pollicinesco (là, le briciole di pane, qui un richiamo alla strada appena lasciata). Tutto si muove e scorre, ma – come testimoniano i nuovi colori – tutto può essere tuttavia anche più intenso, più travolgente. Perché se tutto può trasformarsi grazie all’azione del fuoco, tutto può anche illuminarsi diversamente e vestirsi di bagliori e cromatismi imprevisti. Su l’intero ciclo, però, sembra aleggiare il monito latino ”ignem gladio ne fodias” (un invito a non stuzzicare il fuoco con la spada), apriamolo sì, esponiamoci sì, ma senza violenza. Il turbine infuocato può rapire ma non necessariamente sconvolgere o annullare il soggetto.

In un simile approccio sembra intuirsi anche un’indole riconducibile alla venezianità dell’artista, e in tal senso le opere proposte oggi da Maristella diventano quasi un firewall curioso e incuriosito; questo per il momento, poi si vedrà.

 

THE OTHERS

È un’installazione sull’incomunicabilità dell’essere umano che si sviluppa attraverso i differenti linguaggi della pittura, scultura e video-arte messi in dialogo tra loro al fine di restituire uno spazio dal quale emerga la condizione di una relazione impossibile.

Un corridoio di volti appesi, monocromi, che si sfiorano senza toccarsi, all’interno del quale lo spettatore è invitato identificarsi, a ritrovare una parte di sé o a rifiutarla. Ai lati di questo due bambini in ferro e catrame si indicano senza farci capire il loro rapporto.

La necessità di comunicare contrapposta all’impossibilità di farlo. Un dialogo muto tra opere dove l’unica voce udibile è il suono di un pianoforte rotto e scordato, suonato da una donna che non sa suonare.

Il 2 giugno alle 18.00 a Villa Farsetti inaugura “Il Libro Illeggibile. Omaggio a Bruno Munari”, omaggio all’eclettico artista e designer Bruno Munari ( Milano 1907 – Milano 1998 ). Trattandosi di un “omaggio” a un’opera estremamente attuale e specifica del Maestro Munari, le curatrici, con un’attenta ricognizione nel panorama contemporaneo, hanno invitato gli artisti che meglio rappresentano oggi l’arte chiedendo loro di realizzare un’opera che si ispirasse e omaggiasse “Il Libro Illeggibile”.

Questo “Archivio” è un progetto in progress, intenzione delle curatrici è quello infatti di farlo girare in più città italiane così come di continuare ad arricchirlo di opere che gravitino intorno al libro illeggibile.
L’anno scorso, ad esempio, nella Biblioteca di Spinea, furono esposte le prime pregevoli acquisizioni, che oggi si estendono a ben oltre 120 opere.

Molti gli artisti che conoscono e amano Bruno Munari, molti quelli che si sono messi in gioco, umanamente e artisticamente, per la realizzazione di manufatti che brillano per bellezza e autenticità.
Tra le tante opere segnaliamo quelle degli artisti italiani Ruggero Maggi, Anna Boschi, Carmela Corsitto, Vittore Baroni nonché l’importante presenza di importanti artisti stranieri ( elenco a fondo pagina) a rendere omaggio al genio italiano.

Nelle grandi sale di Villa Farsetti troveranno quindi alloggio le opere degli oltre 100 artisti che hanno contribuito alla nascita dell’archivio Omaggio a Bruno Munari, mentre al primo e al secondo piano le curatrici hanno invece selezionato 22 artisti contemporanei ( nominativi contrassegnati in rosso) chiamati a testimoniare il loro recente percorso creativo.

Durante i tre mesi espositivi si alterneranno incontri con gli artisti, presentazioni critiche, performance, laboratori didattici e work shop.
 Il 2 giugno durante l’inaugurazione ufficiale della mostra la performance di Dimateria – Studiomorfico, azione. Corpi, strutture fisiche in continua evoluzione, sviluppo di combinazioni formali sospese, nell’eventualità di esprimere un’emozione. Dimateria propone una sorta di ‘nuovissimo realismo’ che si ricollega, formalmente, a istanze classiche, affrontate, tuttavia, con la piena consapevolezza delle acquisizioni e degli sviluppi dell’arte concettuale. Struttura, così, le proprie composizioni con corpi veri, “personnes-trouvées” ma rivelate e rifinite attraverso un lavoro rigoroso di ricerca sul movimento e sulle sue potenzialità. Dimateria tiene periodicamente laboratori e corsi di approfondimento e preparazione fisica rivolti a persone di qualunque provenienza e formazione.

Al piano terra durante tutta la durata della mostra “IL NOSTRO FILO ROSSO” progetto di Luciana Zabarella: esposizione dei lavori risultanti dai laboratori attivati con il tema “Omaggio a Bruno Munari” in collaborazione con artisti di varie provenienze. Coinvolti più di 1000 studenti delle scuole elementari del Comprensorio di Santa Maria di Sala, F. Farsetti, E. Fermi, C. Cardan, Papa Sarto, G Pascoli, Don Gnocchi. Gli artisti che hanno collaborato sono: Nellì Cordioli, Francesca De Gaspari, Furlan Barbara, Longo Lisa, Longo Luciano, Martella Elvia, Pantano Matteo, Pellizzon Barbara, Stevanato Guidonia, Zabarella Luciana, Zennaro Marta.

 

Si inaugura domenica 3 giugno 2018, alle ore 16.00, presso l’Oratorio di Villa Simion di SPINEA, “VENI ETIAM”, esposizione pittorica dell’artista Kate Kalniete, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a giovedì 13 giugno 2018, è organizzata da Visioni Altre con il patrocinio del Comune di SPINEA – Assessorato alla Cultura.

Kate Kalniete, artista lettone, ci offre l’immagine di un’altra Venezia attraversata e riscritta da un sentire e da un segno-colore che sanno renderla misteriosa ed emozionante… 

E’ una Venezia “nordica”, essenziale e inquieta, oscura e luminosa, colta con l’immediatezza di un segno, una forma scattante, una traccia di colore: luoghi, architetture, eventi atmosferici, una città filtrata da occhi foresti capaci di trasformarla, di raccogliere e accogliere il suo fascino e i suoi moti e riproiettarli virati dai colori fisici e mentali dell’emozione. Una pittura che, pur conservando un legame con il figurativo, si muove sempre più nei territori dell’espressionismi astratto.

Kate Kalniete è nata in Lettonia. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Riga, per diversi anni vive in Svizzera per poi trasferirsi in Germania. Da oltre dieci anni frequenta Venezia: inizialmente solo delle visite saltuarie per seguire i corsi d’incisione e stampa alla Bottega del Tintoretto poi, due anni fa, la decisione di stabilirsi nella città lagunare. Ha esposto in mostre personali e collettive in tutta Europa. Vive e lavora a Venezia.

In occasione della vernice della mostra , “VENI ETIAM” di domenica 3 giugno 2018, ore 16.00 Kate Kalniete sarà presente all’Oratorio di Villa Simion.

Oratorio di Villa Simion – via Roma SPINEA (VE)

 

1918 – 2018: Cento anni fa nasceva la Pace.
Per celebrare questo anniversario Bruno Lucchi propone, nell’ Oratorio di Santa Maria Assunta a Spinea VE una mostra inusuale per il tema forte trattato: La Guerra.
Protagonista indiscusso è l’essere l’umano immerso nel teatro di un’esistenza piena di paura, dolore, sofferenza che solo l’effetto di una guerra può creare.

“La fonte di ispirazione per questa mia personale” – dice l’artista trentino – “è stata la poesia di Giuseppe Ungaretti. I suoi versi colgono con passione e linguaggio limpido la bellezza che, nonostante tutto, emerge dal dolore di ogni evento bellico, in particolare dal dramma dell’individuo che poi si riflette, inevitabilmente, in quello dell’umanità. Ogni parola nelle mani di questo Poeta è colma di speranza, di vita.

Ho scritto lettere piene d’amore – frase ripresa dalla poesia Veglia dalla raccolta L’Allegria – abbraccia lo spirito che desideravo dare al frutto del mio lavoro. Dopo aver trascorso un’intera nottata vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio la penna del Poeta crea uno stupefacente alfabeto di bellezza: Ho scritto lettere piene d’amore.

Questa è arte. Quella vera”.

Tutte le opere che Bruno Lucchi espone denunciano, con la loro eleganza, la loro accuratezza raffigurativa e la grande intensità espressiva, l’inumanità della Grande Guerra. Di tutte le guerre.

La mostra esprime pienamente quanto richiama il titolo: “Ho scritto lettere piene d’amore”.
Uno stupefacente alfabeto di bellezza.
Parole scavate da mano d’artista.

Anche la guerra ha la sua poesia. E la Poesia, si sa, fa riflettere.