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Si inaugura Sabato 9 Novembre 2019 alle ore 18:00, aperta dal 1 Novembre al 30 Gennaio 2020 “My Life on Hold”, una collettiva a cura di Adolfina De Stefani con la collaborazione di Riccardo Bencini, ospitata nella galleria VISIONI ALTRE, Campo del Ghetto Novo 2918, Venezia.

“My life on hold” – La mia vita sospesa

Con la collettiva “My life on hold” – La mia vita sospesa lo spazio espositivo Visioni Altre invita artisti VISIVI di ogni provenienza stilistica e linguistica a raccontare STORIE ATTRAVERSO LA CREATIVITA’ CHE SAPPIANO STIMOLARE E COINVOLGERE IL VISITATORE IN NUOVI PERCORSI DI RIFLESSIONE E ANALISI DELLA CONTEMPORANEITA’.

Uno sguardo critico sulla 58° Biennale d’Arte di Venezia e sulle tematiche che il direttore e curatore del progetto, Ralph Rugoff, ha individuato e proposto per l’importante appuntamento culturale ormai prossimo alla chiusura, dall’evocativo titolo “May You Live In Interesting Times” – Tempi interessanti.

La mostra, a cura di Adolfina de Stefani con la collaborazione di Riccardo Bencini, è liberamente ispirata alle tematiche della 58° Biennale di Arte Visiva di Venezia e viene proposta in concomitanza con la chiusura dell’evento.

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale la diffusione digitale di fake news e di ‘fatti alternativi’ mina il dibattito politico e la fiducia su cui questo si fonda, vale la pena soffermarsi, se possibile, per rimettere in discussione i nostri punti di riferimento”.

Gli artisti invitati sono stati chiamati ad esprimere con i propri linguaggi per elaborare e visualizzare una riflessione su tematiche sociali ed etiche contemporanee e attraverso una comunicazione immediata ed efficace, in grado di muovere lo spettatore a riflessioni consapevoli e profonde sulla condizione attuale dell’individuo in rapporto alla collettività e alla sua storia odierna.

Lo spazio espositivo è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi di Venezia sia per l’interesse storico artistico che come percorso obbligato per conoscere a fondo la città di Venezia.

Durante il periodo espositivo Visioni Altre organizza degli incontri culturali ogni giovedì del mese dalle ore 18:00 con argomenti specifici inerenti a temi proposti dagli artisti con le proprie opere esposte in galleria.

Piero Bagolini: la sua pittura è centrata sul paesaggio urbano e sul ritratto. Dipinge ricordi o esperienze vissute con rappresentazioni quasi astratte dove si possono cogliere dagli strati di colore la composizione formale senza l’esagerazione della forma realistica. Ai suoi soggetti preferisce togliere più che aggiungere senza nascondere quasi a velare i soggetti. Usa la tempera, l’acrilico e l’olio.

Enrico Baracco: l’arte per viverla bisogna amarla, l’arte è un viaggio interiore, l’arte è studio, dedizione, passione e sacrificio ma anche estasi, ebrezza e gioia. L’arte è espressione pura, un gesto d’amore dell’uomo per l’uomo; l’arte è la bellezza che abita le opere di Enrico Baracco; queste sono espressione che l’artista esprime sul suo lavoro fatto di incastri di tagli di immagini di creatività. La natura è la materia con cui si cimenta l’artista, l’intarsio è la tecnica che lo affascina e che come gli artisti del rinascimento, progetta, disegna, taglia in maniera che ogni singolo pezzo combaci con gli altri, un lavoro certosino che non permette errori, ogni piccolo pezzo deve riempire il suo spazio. Il legno è il protagonista nelle sue opere.

Anna Boschi: entra nel processo dell’arte verbo-visiva proprio quando, negli anni Sessanta, questo movimento prende avvio, quasi che il momento evolutivo del proprio pensiero artistico avesse trovato un ambito speculativo e fattuale particolarmente adatto e affine.  Nell’interessante e fertile “pabulum” culturale della Poesia Visiva infatti, Boschi attua e approfondisce, spaziando poi anche nelle diverse e numerose declinazioni che questa avanguardia artistica offre, il valore relazionale tra parola e pittura che diverrà la cifra riconoscibile e irrinunciabile del suo percorso artistico e della sua indagine intellettuale.

Manù Brunello: il percorso creativo dell’artista si snoda attraverso suggestioni legate alla moda ed al costume della tradizione veneziana, contaminate dalle influenze che mercanti e viaggiatori hanno donato alla città. I costanti riferimenti ai pregiati tessuti ed ai leggeri merletti, reinterpretati e trasformati dall’artista fino a diventare assolutamente unici, sono il prezioso risultato impresso sulle tele della ricerca costante, minuziosa ed appassionata nata dall’esperienza maturata nel campo della gioielleria artigianale.

Luca De Marchi: nella astrazione caotica dei dipinti di Luca De Marchi si contrappone un concetto razionale. Attraverso il colore steso sulla tela l’opera vibra di emozioni, gli sfondi calmi e delicati si sovrappongono a colori forti necessari per soddisfare il pensiero interiore evocando l’ordine e armonia annullando il conflitto. L’estetica e il bello esiste nel pensiero più profondo dell’artista non più rispettando i canoni classici dell’arte.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani: “Io amo molto gli alberi” ecco una frase frequente di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani artisti e performer che in questa occasione presentano “ALBERI” Quercus Ilex e Platanus Occidentalis, due grandi lastre con l’immagine stampata ad inchiostro tipografico di due alberi. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento.

Teresa di Nicolantonio: presenta una ricerca personale sul corpo umano soprattutto per il corpo femminile. Usa il colore in maniera appropriata studiando le luci e ed ombre degli sfondi per evidenziare la figura. La sua è una pennellata sicura ed intensa che dona carattere alla figura usando toni di colore ora cupi ora leggeri quasi ad evidenziare caratteri interiori delle immagine o parti del corpo. 

Paola Doria: comunica attraverso il segno ed il colore sensazioni nuove perché contemporanee “dubitando delle nozioni convenzionali e sfidandole”. (Adorno) Un dentro, un fuori, un‘arte che parla dell’uomo ed una che parla solo di se stessa. Conflitto ed affannosa ricerca. Desiderio di un equilibrio tra i due momenti ; quello oggettivo e quello soggettivo. Arte sociale e art pour l’art, entrambi presenti e pregnanti. L’inizio è un caos, ma solo apparente, ogni volta è “una condizione di rischio” che si rinnova e che accetta generando un oggetto quadro astratto impregnato di quell’idea di forza che sta nell’idea dell’arte di Brancusi: forza che sta dentro ed oltre la forma.

Antonio Ferrari: un’amante dell’arte, della pittura, riconducibili ad una corrente definita “primitivismo concettuale” grazie alla rappresentazione concettuale di temi sociali, religiosi e contemporanei. Una pittura densa dal cromatismo forte estraneo ai modi e agli strumenti di una cultura sentita come intellettualistica e distratta da valori non alienati, quali natura e nostalgia. Il tema dei personaggi è sempre presente nella produzione artistica del pittore, sono costruzioni povere che dialogano con la campagna, con l’ambiente rurale, con la sua storia; li troviamo in moltissimi dipinti, quasi a confondersi tra le pennellate materiche e i colori accesi degli sfondi, delle croci dei campanili, visioni offerte dal suo impegno quotidiano custode del cimitero del suo paese a cui il nostro artista presta l’assoluta attenzione.

Agatino Furnari: sceglie un originale linguaggio espressivo legato ad una personale tecnica innovativa, la scelta di utilizzare cavi elettrici già impiegati altrimenti dannosi per l’ambiente, in questo modo dona nuova vita ad oggetti oramai inutili riutilizzandoli in modo creativo e del tutto originale.  Attraverso la manualità creativa Agatino riesce con l’uso di semplici materiali ad animare le sue opere, dapprima tramite il disegno, le immagini prendono vita grazie alla sua straordinaria sensibilità, successivamente li ricopre con cavi elettrici e chiodini metallici che completano l’opera.

Viviana Gris: presenta una serie di dipinti astratti rielaborazioni con l’uso del computer dove gli permette di spaziare con forme e colori diversi, oltre a dipinti su tavola con tecnica mista olio e acrilico, dai soggetti più vari. Nascono così opere che sembrano dipinti informali, anche se la sua passione è per la figurazione prediligendo i temi religiosi. E’ autodidatta ma la passione per l’arte la porta a sperimentare varie tecniche artistiche dove trova la sua spiritualità. L’artista trova nell’arte la sua dimensione e lo spirito di una vita a nutrimento culturale che la guida verso percorsi intensi e appaganti.

Francesca Lunardo: le forme inconsuete, screziate da sottili cenni decorativi, sono riprese dalla memoria, talvolta rielaborate dalla tradizione classica oppure nate da sperimentazioni tecniche sempre e comunque osservate con un sentimento d’incanto fanciullesco cioè con la freschezza di chi non esita a guardare la realtà come fosse la prima volta. Attraverso un segno di ispirazione Noveau ed un colorismo vivace e simbolico, Francesca ci invita a cogliere l’anima sottesa delle sue intense ceramiche.

Giovanni Pinosio: è un giovane artista veneziano con alle spalle quei necessari studi Accademici che gli permettono di muoversi con sicurezza tra “le belle arti”, privilegiando tra queste il disegno e la scultura. O meglio, una sua originalissima fusione tra il piano del disegno e la tridimensionalità della scultura che egli realizza mettendo in campo, nella costituzione della “figura”, elementi complessi come vuoto e immaterialità. Immaginiamo la grafite della matita che scorre sul foglio bianco a comporre porzioni ibride di figura è l’uomo al centro della ricerca, un uomo maschile ma sessualmente non caratterizzato. Compaiono tracce di un tronco, ora di una mano che vibra e quel gesto viene replicato occupando lo spazio ora soltanto un moncone di una gamba. Il nostro corpo è denso involucro di carne che appoggia sullo scheletro portante. Pinosio, con le sue opere, rovescia il dentro e il fuori: è lo scheletro in fil di ferro a formare la figura, mai realmente compiuta. Ibrida anch’essa.

Massimo Puppi: nato a Venezia il 6 gennaio 1956. Dopo essersi diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Venezia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta il corso di pittura del maestro Emilio Vedova. Lasciata l’Accademia, trova altri stimoli per la sua formazione alla Scuola Internazionale della Grafica di Venezia, dove segue il corso di tecniche sperimentali tenuto dal maestro Riccardo Licata. Dal 1980 al 1985 il “silenzio assoluto”: un periodo di ripensamento sull’arte contemporanea, preludio di una scelta radicale che lo porta ad allontanarsi dall’attività espositiva e a rifugiarsi nel proprio studio. Gli anni che seguono sono dedicati ad una costante ed appassionata ricerca e sperimentazione di un linguaggio personale che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente.

Sabina Romanin: dopo una laurea in lingue e letterature straniere all’Università di Ca’ Foscari, ha conseguito il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e frequentato l’Accademia di Plymouth (GB), con borsa di studio Erasmus. La sua ricerca artistica è orientata all’arte tessile includendo libri d’artista, poesia visiva, installazioni e azioni performative in Italia e all’estero. Nell’ambito di questa ricerca, la ritrattistica ha assunto un ruolo centrale per l’efficacia nella resa psicologica dei soggetti presentati, ritratti attraverso il ricamo con macchina da cucire.

Maggie Siner: di formazione classica, Siner usa i materiali tradizionali della pittura ad olio, ma con un approccio moderno. È tra i pochi artisti d’oggi che lavorano esclusivamente dal vero, esplorando bellezza e significato in un mondo visivo fuggevole. Questo aspetto, insieme alla sua abilità tecnica e alle non grandi dimensioni delle sue opere, la rendono un’eccezione nel mondo artistico contemporaneo. La sua pittura “di percezione” è centrata su “come vediamo veramente, come reagiamo al colore e alla forma in modo fisico ed emotivo; come si muovono e si spostano i nostri occhi, e come si fermano su un bordo o saltano su un punto di contrasto; la nostra sensibilità al verticale e all’orizzontale, come un colore altera un altro, come le forme creano del peso e del movimento, e fanno muovere i nostri occhi lungo una traiettoria”

Anna Zinato: è un’artista multidisciplinare con sede a Toronto e Venezia. L’artista ha iniziato a dipingere all’età di diciassette anni e non si è mai fermata, anche quando è diventata madre di due figlie. Nata e cresciuta a Venezia, che ha influenzato il suo piacere per l’arte che la circondava.  Anna ama sempre creare e sperimentare nuove tecniche. In una sua intervista l’artista dichiara: “La pittura mi permette di liberare ciò che ho dentro attraverso un mezzo creativo dandomi un senso di libertà e liberazione. La creazione di arte libera la mia mente per esprimere tutti i pensieri e i sentimenti tenuti prigionieri all’interno dei confini della mia immaginazione. La pittura mi permette anche di catturare un’immagine e trasformarla in ciò che vedo attraverso le lenti del mio cuore e catturarla per sempre su tela.

La mostra è visitabile fino a Giovedì 30 Gennaio 2020, è organizzata dalla galleria VISIONI ALTRE.

apertura e orari dal mercoledì alla domenica

11.00 – 19.00 – Ingresso libero

Si inaugura sabato 5 ottobre 2019, alle 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), la personale dell’artista Elisabetta Mariuzzo “THE GARDEN” testo e presentazione critica a cura di Ruggero D’Autilia.

La mostra, visitabile fino a domenica 20 ottobre 2019, è organizzata dall’Associazione Culturale VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

COMUNICATO STAMPA

Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell’inatteso,                     poiché essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente.  ERACLITO

Le opere oggetto di questa mostra, raccolte sotto il titolo evocativo di The Garden, appartengono a un ciclo pittorico che ha impegnato Elisabetta Mariuzzo sia su un piano quasi archeologico sia su un altro più immaginifico – artistico. L’attenzione dell’artista si è incentrata su un certo numero di fotografie bollate e scartate dal legittimo proprietario come inutili e obsolete, scatti malriusciti, dimenticati in un qualsiasi cassetto.
Il nodo si spiega in una pratica concettuale che va sotto il nome di photo trouvée – definizione riportata in un testo fondamentale quale “La furia delle immagini” di Joan Fontcuberta – un ambito cioè della postfotografia, sostanziandosi proprio della sensibilità dell’artista che guarda con occhi nuovi l’oggetto altrimenti obliato. Operando chimicamente con solventi e vernici e più tradizionalmente con pigmenti a olio, a volte graffiando, altre volte lusingando le immagini, l’artista realizza una proiezione della propria identità e della propria memoria dopo anni di pratica pittorica, allungando così la vita al sembiante originale. Il tempo ascritto alla photo trouvée prevede un effetto di selezione e di riciclo, un tempo di seconda mano. Alla stregua di un rigattiere o un raccoglitore di rifiuti, l’artista satura d’intenzioni e funzioni quegli oggetti che hanno perso quelle originali e che, in questo caso, diventano icone di senso e bellezza altra. Elisabetta Mariuzzo interrompe così l’anonimato autoreferenziale di foto private, disnaturate dal loro significato e contesto iniziale, per generare un nuovo potenziale creativo. L’appropriazione, o meglio, l’adozione di queste immagini, apre così un nuovo spazio di lettura e interpretazione, un giardino confidenziale da esplorare con gli occhi di un bambino che ci volge le spalle – come in un quadro di HammershØi – mentre, assorto, studia una mappa.
L’etimologia di giardino è riconducibile al termine “paradiso”, attraverso una costante linguistica che va dal persiano all’ebraico al greco. The Garden richiama, da un lato, l’idea di giardino come spazio fisico e reale, dall’altro, uno spazio metaforico e allusivo, una metafora della condizione umana, fatta di un interno ed un esterno dei quali limite e separazione non ci sono noti. Nell’iconografia alchemica il giardino rappresenta una contrada a cui è possibile accedere attraverso una stretta porta e soltanto a condizione di aver superato grandi fatiche e difficoltà. Il margine d’entrata è il simbolo del passaggio: quando l’uomo supera il confine modifica la sua condizione, mentre al di fuori trova il caos, i dubbi e le incertezze.

Elisabetta Mariuzzo è artista, giovane, che conosce e pratica i codici culturali e artistici del tempo presente e, ciononostante, realizza un nomadismo che spazia nei secoli della tradizione storica e artistica del linguaggio figurativo. È a tal proposito che il suo progetto, “The Garden”, è realizzato in una logica site-specific, nel rispetto della memoria di un luogo come l’Oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea che vanta nelle sue pietre non solo l’eco del sacro e dell’incenso, ma anche il segno di mani magistrali che hanno impresso, col tratto e col colore, la fede e la grazia nel nome della bellezza suprema. Alla mistica di una mappa celeste, fatta di sinopie e lacerti d’affreschi prerinascimentali, l’artista oppone una mappa terrena dove è solo apparente il richiamo a una Arcadia felix. Più opportuno, forse, è il rimando a un testo di Borges, “Il giardino dei sentieri che si biforcano”, dove le esistenze dei personaggi trovano conseguenze diverse a seconda dei percorsi intrapresi come, appunto, in The Garden, luogo nel quale si intrecciano storie e malie. L’artista colloca a livello del pavimento, su una lastra tombale, un’opera specchiante e raffigurante un ovino in atto di leggere un libro di sole immagini. Il simbolismo mistico del giardino persiano riporta, in particolare, l’attrattiva primaria di una fontana centrale o di un laghetto all’interno dello spazio verde, uno specchio d’acqua dove ognuno concentra le proprie fantasie, trovandovi pace e ristoro. Dopo Michelangelo Pistoletto, la collocazione dei quadri specchianti non più ad altezza finestre, come secondo tradizione sono appesi i quadri, bensì sul pavimento, permette che essi aprano un gate attraverso il quale l’ambiente in cui sono esposti si prolunga nello spazio virtuale dell’opera, un varco che mette in comunicazione arte e vita.

Guadagnare la soglia significa, allora, interrogare l’oracolo in corpo d’ovino che, come l’asino dei “Caprichos” di Goya, riflette sempre e soltanto la nostra vanitas.

” THE GARDEN”
di Elisabetta Mariuzzo
con
inaugurazione sabato 5 ottobre 2019 ore 19.00
l’artista sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta, SPINEA (VE).

Progetto a cura di VISIONI ALTRE

testo e presentazione critica a cura di Ruggero D’Autilia

apertura e orari dal giovedì alla domenica

15.30 – 19.30 Ingresso libero

www.visionialtre.com – infovisionialtre@gmail.com adolfinadestefani@gmail.com + 39 349 8682155

Oratorio di Santa Maria Assunta, via Rossignago, SPINEA – Venezia

Si inaugura domenica 6 ottobre 2019, alle ore 18.00

presso la Galleria VISIONI ALTRE, Campo del Ghetto Novo 2918 VENEZIA

“IL LABIRINTO DELLE EMOZIONI”

opere pittoriche di Carlo Vercelli.

Il lavoro di Carlo Vercelli offre nuovi spunti di riflessione per affrontare la complessa realtà contemporanea. Sfidare “il labirinto delle emozioni” significa suggerire delle vie d’uscita, dove l’artista guida il visitatore a considerare gli aspetti precari dell’esistenza, mostrando e condividendo il proprio vissuto e riprendendo il cammino all’infinito una volta trovata la via. Con la propria poetica e ricerca, Vercelli si offre al visitatore in un itinerario espositivo senza interruzioni, ma anche senza inizio e senza fine, con numerose e sempre rinnovate possibilità di scelta. Venezia è la città che più si presta ad ospitare il suo percorso, in quanto essa stessa è un labirinto in continua mutazione, ma senza perdere se’ stessa e la propria identità.

Le opere di Carlo Vercelli dialogano fra di loro e si sovrappongono in una mostra pensata come in un groviglio di linee e di forme solo all’apparenza in disaccordo, ma assemblate rigorosamente in una struttura spazio-temporale dove la sola azione concessa è cercare la via d’uscita e che si aprono ad interpretazioni parallele. L’essenza labirintica è proprio questo; la costante diversione dal fine ultimo di questo spazio, come se ogni passo, invece di avvicinare alla meta, la facesse via via dimenticare, alla ricerca di un nuovo senso. E’ così che si può ricominciare gustando il percorso, senza l’affanno del traguardo.

Le sue interpretazioni ci descrivono una parte del suo percorso artistico lungo e spesso doloroso, dove le emozioni devono spesso fare i conti con negoziazioni e rotture, fallimenti e gioie, ma che lo fanno proseguire alla ricerca di continui mutamenti e che assumono la forma di brevi e temporanee assegnazioni di senso, alla sperimentazione e alla comprensione di se’.

Carlo Vercelli nasce a Savona nel 1956; consegue la Maturità Artistica, e il Diploma di Accademia di Belle Arti sezione pittura a Milano.
L’artista trova la libertà di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura. Il suo carattere lo porta a preferire i pennelli e le mani che definisce ”i suoi strumenti primari” al posto delle parole. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, frequenta per diversi anni la Famiglia Artistica Milanese, culla della Scapigliatura Lombarda, dove lavora e impara da maestri come Eros Pellini, Renzo Zacchetti e Uggeri, che contribuiscono a rendere la sua una vita piena di sfumature, sia a colori che in scala di grigi, proprio come gli oli e le tempere che con pennellate decise ed energiche imprime sulle tele.

Ha al suo attivo numerose collettive e personali.
La mostra, visitabile fino a martedì 15 ottobre 2019, è organizzata da VISIONI ALTRE;

In occasione della vernice della mostra

“IL LABIRINTO DELLE EMOZIONI” di Carlo Vercelli con inaugurazione domenica 6 ottobre 2019 alle ore 18.00 l’artista sarà presente.

apertura e orari dal mercoledì alla domenica

11.00 – 19.00 – Ingresso libero

L’esposizione “IL LABIRINTO DELLE EMOZIONI” di Carlo Vercelli proseguirà a Spinea (VE) all’Oratorio di Villa Simion in via Roma 265, dal 26 ottobre al 10 novembre con inaugurazione domenica 27 ottobre ore 17.00

www.visionialtre.com – infovisionialtre@gmail.com adolfinadestefani@gmail.com + 39 349 8682155

VISIONI ALTRE – Campo del Ghetto Novo 2918 – Venezia