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QUESTA MOSTRA POTREBBE ESSERE RIMANDATA:

il titolo della nuova personale di MisterCaos sfida con ironia l’incertezza di questo periodo in cui cultura, arte e poesia faticano a trovare momenti per incontrare il proprio pubblico.

Dopo essere stata rinviata già tre volte, la mostra si terrà (forse) dal 6 al 28 febbraio 2021 presso la galleria Visioni Altre in Campo del Ghetto Novo 2918 a Venezia.

Poeta di strada e artista attivo da diversi anni in Italia e all’estero, MisterCaos ha come cifra stilistica quella di uscire dagli schemi. Anche in questa occasione, rompe e ricompone i confini dei linguaggi artistici codificati, decostruisce le pratiche di “scrittura”, “poesia di strada”, “site specific” e al contempo le abita tutte giocando fino all’estremo delle loro possibilità espressive.

L’insieme è un’originalissima provocazione al pensiero, un invito al dialogo tra opera e pubblico, ma anche tra opera, mezzo espressivo e contesto, oltre che una riflessione sul senso del gesto artistico stesso, dall’atto creativo fino alle modalità di fruizione.

Nella stratificazione del gesto poetico, vi è innanzitutto un deliberato, sistematico superamento del limite imposto (sia esso una barriera fisica, architettonica, sociale o comunicativa) e poi la costruzione di un nuovo confine rovesciato, che non chiude al senso ma apre nuove vie di significazione, al margine tra leggibilità e segretezza, immediatezza della comprensione e inafferrabilità del contenuto.

Il risultato è una materia poetica che si radica nei luoghi e al contempo si dissemina (o addirittura si smaterializza) per diventare universalmente accessibile e parlare a un pubblico globale.

Nella mostra il gesto di debordare è un prendere spazio per restituirlo alla sfera del significato, sia dal punto di vista fisico, sia in senso metaforico.
Un occupare che è al contempo un occuparsi dei luoghi, dei gesti e delle relazioni.

Mostra a cura di Adolfina De Stefani e Mariano Bellarosa

Inaugurazione 06 febbraio ore 16.00 in Campo del Ghetto Novo, 2918 – Venezia

Orari d’apertura: martedì- sabato dalle 11 alle 18

Does GENDER really matter?

Un progetto di MAIL ART dedicata alla differenza di genere 

A cura di

Adolfina de Stefani

con la collaborazione di Ina Mirzac

Inaugurazione sabato 16 Gennaio 2021 ore 16:00

16 – 30 gennaio 2021

dal lunedi al sabato 11:00 – !8:00

chiuso la domenica

Visioni Altre – Campo del Ghetto Novo 2918 – Cannaregio, 30121 Venezia

Sabato 16 gennaio 2021 alle ore 16.00 viene inaugurata “Does GENDER really matter?

un progetto di MAIL ART dedicata alla differenza di genere. 

L’esposizione rimane aperta al pubblico dal 16 al 30 gennaio 2021 con orario 11.00 – 18.00 dal lunedi al sabato, chiuso la domenica.

“Does GENDER really matter?” è un progetto di MAIL ART proposto dalla studentessa Guenda Mai, laureanda magistrale del corso di EGart presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla potenza comunicativa dell’Arte Postale.

Does Gender really matter? – è davvero importante il genere? È questa la domanda che è stata posta agli artisti invitati a riflettere sulla condizione dei diritti della donna e della comunità Queer nella nostra società; numerosi studi di sociologi e economisti hanno dimostrato che il GENDER GAP è reale e ancora molto radicato, noi abbiamo voluto conoscere il punto di vista sull’argomento di artisti con linguaggi espressivi e background molto diversi tra loro.

Sono oltre 100 gli artisti partecipanti che hanno dato vita all’esposizione presso la Galleria Visioni Altre, curatadall’artista e gallerista Adolfina de Stefani in collaborazione con Ina Mirzac, che per 15 giorni – dal 16 al 30 Gennaio – raccoglierà tutte le opere ricevute tramite il servizio postale per mostrare le diverse sfumature del tema proposto derivanti dalle lenti di artisti diversi provenienti da tutto il mondo.


Saturday 16 January 2021 at 4.00 pm
“Does GENDER really matter?”

a MAIL ART project dedicated to gender difference.

The exhibition is open to the public from 16 to 30 January 2021 from 11.00 to 18.00 from Monday to Saturday, closed on Sunday.

“GENDER is really important?” is a MAIL ART project proposed by student Guenda Mai, graduate student of the EGart course at the Ca ‘Foscari University of Venice with a thesis on the communicative power of Postal Art. Does gender really matter? – is gender really important? This is the question that was asked of the artists invited to reflect on the condition of women’s rights and the Queer community in our society; numerous studies by sociologists and economists have shown that GENDER GAP is real and still very rooted, we wanted to know the point of view on the subject of artists with very different expressive languages ​​and backgrounds. Over 100 participating artists have given life to the exhibition at the Visioni Altre Gallery, curated by the artist and gallerist Adolfina de Stefani in collaboration with Ina Mirzac, who for 15 days – from 16 to 30 January – will collect all the works received through the postal service to show the different shades of the theme proposed by the lenses of different artists from all over the world.

AMACI Giornata del CONTEMPORANEO

Sabato 5 dicembre 2020 alla ore 11.30

la galleria VISIONI ALTRE

presenta
OPEN WUNDERKAMMER 4

il quarto episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità.
Durante l’apertura l’artista Federica Basso darà vita ad una azione performativa dal titolo ” judith ”.

In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, gli artisti sono stati invitati ad immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente insieme come esseri umani che, malgrado la crescente individualità, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale; insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti che esigono equità, inclusione e identità spaziale; insieme trascendendo i confini politici per immaginare nuove geografie associative; insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché possiamo continuare a vivere”.

L’artista è posto di fronte ad una rinnovata responsabilità: quella dell’uomo, il suo rapporto con la natura, con l’ambiente, con la società che mai come in questo momento particolare il mondo intero sta vivendo.

Gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che dal 5 dicembre 2020 al 15 gennaio 2021, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti.

OPEN WUNDERKAMMER 4 | 1 dicembre 2020 – 15 gennaio 2021 Inaugurazione sabato 5 dicembre 2020

ARTISTI PRESENTI:

Antonella Argentile| Federica Basso| Greta Boato|Marino Marinoni| Ina Mirzac |Patrizia Nicolini |Mauro Pinotti |Alessandro Scalabrini | Davide Tramontin

 

La mostra, visitabile fino a venerdì 15 gennaio 2021, è organizzata da VISIONI ALTRE;

Apertura e orari
dal mercoledì alla domenica 11.00 – 18.00
Ingresso libero

Si inaugura venerdì 23 ottobre 2020 alle ore 18.00

la collettiva “A PIU’ VOCI – a ricordo dei 100 anni di Gianni Rodari “
a cura di VISIONI ALTRE/Adolfina de Stefani.
Oratorio di Villa Simion, via Roma, 236 SPINEA (VE)

23 ottobre – 1 novembre 2020

Durante l’inaugurazione Isabella Dilavello attrice e Serena Vestene poeta daranno vita ad una performance “UNA POESIA PER DOMANDARE (giochidi/versi nella grammatica della fantasia).

In occasione dei cento anni dalla nascita di Gianni Rodari mi sembrava doveroso ricordarlo come scrittore, pedagogista, giornalista, poeta e partigiano italiano, e in particolare specializzato in letteratura per l’infanzia. Artista semplice e geniale che incarna una forma classica, universale, eterna e perfetta. Per ricordarlo ho invitato artisti eterogenei che  con la propria sigla espressiva hanno prodotto opere a lui dedicate ispirandosi principalmente ai suoi testi poetici.

Artisti invitati:

Mirta Caccaro, Barbara Cappello, Lucia Chiavegato, Daniele Cuoghi, Adolfina de Stefani, Barbara Furlan, Elena Greggio, Nino Walter Riondato, Claudio Scaranari, Marco Turetta, Moreno Ugo, Chiara Veronesi.

Mirta Caccaro illustratrice – presenta : “Il naso che scappa – Il topo che mangiava i gatti – La vecchia zia Ada – La donnina che contava gli starnuti – Tutti gli animali “Il castello in aria – L’arcobaleno “ illustra con estrema spontaneità storie immaginarie in cui figura, colore, spazio diventano funzione di una ricerca che studia il segno inteso sia come elemento costitutivo sia come mezzo che media emozioni ed istinti. I messaggi sono vigorosissimi ed immediati come è nel linguaggio delle fiabe.

Barbara Cappello curatrice e artista – “Omaggio a Demetra 2020 ” Un racconto attraverso la carta, come Gianni Rodari amava fare, ove l’albero è simbolo di vita, di generosità, di educazione, ove il fiore essiccato ne sottolinea la delicatezza e la cura che bisogna prestarvi, nonché attenzione e perseveranza; e la lauta mano leva le dita verso il cielo come rami ricchi di frutti per sfamare; e inneggia a Demetra la bocca della parola, quale Dea della prosperità sulle cui messi possono crescere il futuro raccolto della Sapienza.

Un Omaggio triplo: alla parola, alla sapienza al rispetto per la cultura.
…e se Demetra piange la scomparsa di Persefone, dovrà ravvedersi nel comprendere che anche nel sottosuolo, dove le radici si diramano, la caligine sarà luce per il futuro…

In occasione dei cento anni dalla nascita di Gianni Rodari mi sembrava doveroso

ricordarlo come scrittore, pedagogista, giornalista, poeta e partigiano italiano, e

in particolare specializzato in letteratura per l’infanzia. Artista semplice e geniale

che incarna una forma classica, universale, eterna e perfetta. Per ricordarlo ho

invitato artisti eterogenei che con la

Lucia Chiavegato pittrice – “ Vado con i gatti 2020 ” opera pittorica dove il gatto è protagonista in un dialogo tra architetture del passato e resti classici. Gatti ombra, gatti parola, gatti veri, gatti invisibili che raccontano storie del passato.

Daniele Cuoghi scultore ceramista – , ricerca nei materiali forme espressive non sono finalizzate a se stesse, ma lasciando spazio ad opere concettuali che rimarcano la spontaneità del colore sulla materia. Opere essenziali dove le forme primarie si intrecciano per generare forme più complesse.

Adolfina de Stefani curatrice artista – ”L’Attesa 2020 ” è il titolo delle opere che presenta l’artista. Un lavoro monocromatico, pochi segni per raccontare favole immaginarie, sopra cieli infiniti ,con passaggi di nuvole numeriche dove leggere i propri pensieri.

Barbara Furlan pittrice – “ TORTA A FETTE 2020” Prende spunto da una favola di Gianni Rodari questa opera unica di Barbara Furlan che rappresenta dei giocattoli accatastati alla rinfusa in un magazzino. L’adulto guarda con nostalgia e prova tenerezza nel ritrovare i segni di una infanzia tramontata, raccontata dagli oggetti per bambini in disuso.

Elena Greggio pittrice – “Ancora qui – I Fiori – Il mio autunno”. Opere a metà tra il caratterizzati

dall’utilizzo della carta, sia essa pregiata e sottile come quella di gelso o di riso, sia essa di recupero.

Nino Walter Riondato artista a 360° – “Pinocchio con le ali ” opera sulla soglia tra onirico e reale, alterando la linearità del quotidiano concentrata sulla manipolazione di pura cera d’api. Pinocchio, una figura presente nella letteratura per ragazzi e amato da Gianni Rodari, viene messo impietosamente alla berlina in questa opera di NWR: con il naso così lungo e grosso da toccare terra anche un personaggio di fantasia si scopre fragile. Ma la magia delle favole fa spuntare sulla sua schiena una imprevedibile via d’uscita: delle ali.

Claudio Scaranari, incisore e scultore – “MANIDIPOLVEREDILUNA 2020” rivelatore del silenzio, realtà taciuta o solo parzialmente svelata che diventa il centro come scelta di contemplazione e di sosta, come opportunità espressiva, creativa o di rispecchiamento, ed è da questa contemplazione che nascono le sue opere intrise di stati d’animo. La poetica del materiale che usa l’artista racconta la storia, parla nel silenzio dell’abbandono di un passato lontano per ritrovare la nuova vita, una nuova storia che racconta il passato per vivere il presente.

Marco Turetta fotografo – “Riflettere – Macchina da scrivere LETTERA 35 . Paesaggio”fotografo, presenta tre immagini per ricordare piccoli oggetti quotidiani ma anche per pensare . sogno e “visione onirica”. Dipinge territori e paesaggi ideali,

“Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga tra due…

Moreno Ugo pittore – “DERIVA” Collage di pezzi di manifesti strappati dai muri. Fa parte di una serie di lavori per un progetto chiamato “Deriva” una deriva senza meta camminando nella città inseguendo le tracce dei Situazionisti e l’ombra di Guy Debord. Potrà collegarsi a Rodari per la semplicità dei materiali di recupero? E la tecnica del Collage frequentemente usata dai bambini?.

Chiara Veronesi educatrice per l’infanzia “Sbagliando s’Inventa” Valigia d’artista con collage surrealista L’idea di realizzare quest’opera trova la sua ispirazione nelle riflessioni di Gianni Rodari riguardo al processo creativo. “Sbagliando s’impara è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando s’inventa.” “In ogni errore giace la possibilità di una storia”.G.Rodari. La valigia è un mezzo che ispira un viaggio: quando è aperta, rivendica lo spazio dell’immaginazione.

Performance di Isabella di Lavello e Serena Vestene
UNA POESIA PER DOMANDARE – (giochi di/versi nella grammatica della fantasia)

La Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari è chiave di esplorazione e trasformazione: parole, versi, domande cambiano il loro ordine e nascono nuovi percorsi di significato. Su testo poetico di Serena Vestene e recitato a due voci dalla stessa autrice e dall’attrice Isabella Dilavello, nasce un movimento e gioco performativo (seguendo le linee rodariane) volto alla ricerca dell’origine delle domande. Quale luogo del corpo le genera e da dove si muovono le possibili, infinite, aperte risposte? Con gesto e voce si desidera andare a toccare cosa accade se il verso poetico si inverte, se inverte casualmente domanda e risposta, se cambia posizione, se cede al desiderio anarchico della fantasia del non seguire un ordine prestabilito, ma l’ordine di una nuvola o di una traiettoria di volo d’uccello o di un bambino che gioca al “facciamo che io ero”.

23 ottobre – 1 novembre 2020
dal giovedì alla domenica 15:00 – 18:00 Ingresso libero

 PARADISUM THEATRUM| SPINEA (VE) 2020  Presentazione catalogo PARADISUM THEATRUM 2019

10 ottobre 2020 ore 16.00

a cura di Adolfina de Stefani

Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE)

Paradisum Theatrum rassegna di arti visive che ha visto coinvolti numerosi artisti selezionati di livello nazionale e internazionale con le più svariate modalità espressive tra pittura, scultura, video, fotografia, installazione, performance , e, una sempre maggiore crescita di presenze di visitatori.

Paradisum Theatrum 2019 è un progetto che, per attitudine, poetica, metodo o linguaggio, ha chiamato artisti a creare le loro opere nel segno della contemporaneità considerando come prima regola il luogo particolarmente stimolante sia come ubicazione che come esempio architettonico. Opere atte a dialogare insieme da un comune sentire e che nella lettura unitaria e complessiva hanno potuto restituire il senso del “PROGETTO”.

Paradisum Theatrum è un progetto ideato dall’Associazione VISIONI ALTRE, promotrice di numerose iniziative culturali. Una realtà viva e aperta, pronta a sostenere e produrre progetti, idee e fermenti, in questo caso l’obiettivo è stato attivare un circuito virtuoso di scambio e confronto artistico e culturale tra alcune nuove tendenze, in uno dei luoghi più affascinanti del patrimonio storico artistico della cittadina di SPINEA. Lo spazio ORATORIO di Santa Maria Assunta e l’Oratorio di Villa Simion dedicati a spazio espositivo si sono prestati alla ricerca stimolando la creatività degli artisti che ne hanno aderito, nondimeno entrando in relazione con forme espressive del presente contribuendo ad una interpretazione del contemporaneo.

Durante la presentazione del catalogo Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani daranno Vita ad una azione performativa dal titolo:

“IL CENACOLO” con la Partecipazione di:

 Antonella Argentile| Federica Basso |Maria Elisabetta Casco | Lucia Chiavegato | Adriana Condi | Chanel Diaz | Valentina Vardenega |Barbara Furlan | Giacinto Fantin | Elisabetta Giacon | | Miryam Gozzi | Agustina Perez Pellegrini | Liubov Pogudina | Patrizia Trevisan | Viviana Zorzato| Claudio Scaranari.

«Il Cenacolo» opera rivisitata a partire dalla raffigurazione che ne ha dato Leonardo Da Vinci , caricandole di nuovi significati e rendendo palpabile il tema della morte, e della vita, indagando sul tema della confusione della mente attraverso l’impenetrabilità dell’immagine sacra, sul rapporto tra arte e performance.

L’obiettivo è quello di sottolineare come l’opera di Leonardo continui a contaminare l’arte contemporanea, trattandosi di una figura geniale e poliedrica, il suo pensiero e il suo lavoro si prestano ancora oggi a fornire spunti per sviluppare linguaggi nuovi e per affrontare tematiche antiche in modo innovativo. La visione dunque, di un luogo dinamico e vivo, aperto alle contaminazioni e alle socializzazioni, alle osmosi di pensiero, non più vittima di una clausura autoimposta nella quale l’arte (con la complicità delle gallerie) sembra essere segregata da tempo.

Una provocazione? Uno scandalo? Una visione piatta e utopica del reale? O un illuminante spunto d’innovazione?

Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE)

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Mirta Caccaro | TRAMA DEL TEMPO – Vite Incrociate | 2020, collage su nove tavole realizzate con tecnica mista e unite tra loro per realizzare un grande "arazzo" , 144x108 cm
ILLUSIONI 2020 - 40 X 40 cm - foto digitale su carta Archea 90 gr - carta Arches 300gr - cuciture a macchina - filo argrnto - su tela (2)
Barbara Cappello | ILLUSIONI | 2020, foto digitale su carta cotone Arches 90gr, cucita a macchina su carta Arches 300gr, interventi con filo argento e intelaiato su tela, 40x40 cm
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Andrea Dal Broi e Nicolò Andreatta| TRASFORMAZIONI | 2020, tecnica mista, 24x38 cm
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Adolfina De Stefani | DESTINA | 2020, olio su tela, 70x140 cm
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Barbara Furlan| DEVI SOLO SEDERTI E MANGIARE QUESTA CENA | 2020, tecnica ad olio e gessetti su tela, 148x106 cm
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Anna Laura Longo | COLLO_SCULTURA | 2020, assemblaggi ed intersecazioni in ferro, dimensioni variabili
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Antonello Mantovani | METAORFISMO | 2020 , scultura, 100x60x40 cm
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Rossella Ricci | ATMOSFERA | 2020, collage, 110x60 cm
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Sabina Romanin | LOOKIN | 2020, collage tessile e ricamo manuale, 39x33 cm
Claudio Scaranari PHOTO-2020-08-08-17-19-44
Claudio Scaranari | MANIDIPOLVEREDILUNA | 2020, scultura in resina trasparente, 38x29 cm
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Marilena Simionato | NADINE | 2020, tecnica mista su cartone
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Moreno Ugo | RITMO DEL SOGNO | 2020, pigmenti alla caseina e acquerello su carta Canson, 70x50 cm
Fanny Zava
Fanny Zava | Gelosia: ABITO DA BALLO | 2020, pastello acquerellabile su cartoncino, 35x50 cm

                                                                                      Testo critico di Alessandro Zanini

Dorothea Tanning pubblicò il racconto Abyss in Zero: A Quarterly Review of Literature and Art, Nos. 3-4 tra l’autunno del 1949 e l’inverno del 1950 (pp. 138-150). Ne ampliò la trama per la pubblicazione nel 1977 e di nuovo nel 2004 per la versione definitiva del romanzo breve intitolato Chasm: A Weekend. Per oltre mezzo secolo l’Autrice intagliò le molte facce del gioiello che ruota e irradia la sua saggezza sopra a un arido deserto umano e culturale. La visione prende corpo nel corso delle epoche in questo modo.

Nel 1682 Destina Kirby sposa il marinaio Tray Thomas, primo ufficiale della nave Georgic (un possibile riferimento alle Georgiche di Virgilio, opera dedicata alle virtù del lavoro della terra), che affogherà in mare. Dieci anni dopo, nel 1692, Destina Kirby è ingiustamente condannata per stregoneria e bruciata sul rogo. Quando sua figlia, la seconda Destina, viene messa in salvo su un carro di straccioni di provenienza ignota ha solo sette anni. Così come la nostra contemporanea Destina Meridian. Acqua e fuoco. Il Re affogato e la Regina arsa.

Molto tempo dopo, ai nostri giorni, nel Windcote Ranch (Windcote: “Riparo dal vento”), situato nel più selvaggio e isolato deserto americano, il folle e deviato inventore Raoul Meridian intreccia trame di potere e amministra loschi affari con personaggi di alto profilo istituzionale nel corso di feste dal surreale dress code. Insieme alla giovane e disturbata governante Nelly, che ha chiamato a sé da una casa per giovani criminali, conduce inoltre, in evidente contrasto, una saltuaria parvenza di normalità con l’anziana e saggia baronessa e con Destina, oscura e sognante bambina di sette anni che sembra obbedire a leggi proprie.

Quando su invito del padrone di Windcote giungono ospiti del ranch la splendida modella hollywoodiana Nadine Coussay e il suo promesso sposo Albert Exodus, un pittore irrisolto, tutti i quattro elementi radicali della natura (rizòmata) -: Fuoco Zeus-Giove, Aria Era-Giunone, Acqua Nesti-Persefone, Terra Ade – sono finalmente presenti e i nodi del tempo possono essere sciolti. Trova il luogo e la formula, scrive André Breton in Arcano 17. Tanning trova entrambi a Windcote e la baudeleriana foresta di simboli ci parla qui nel deserto d’America.

La baronessa e il dodecaedro: il romanzo è strutturato in dodici capitoli preceduti da una introduzione (Cronologia) e sono dunque tredici. I personaggi umani che animano il romanzo sono dodici. A buon diritto è forse il puma (o leone di montagna) il tredicesimo personaggio. A meno che non lo sia il capostipite Tray Thomas. In tal caso, anche qui il cerchio si chiude. Tredici è il numero ideale di componenti di una congrega di streghe (coven): dodici streghe, maschi e femmine, e la guida della congrega: la Grande Sacerdotessa o il Grande Sacerdote. Tredici erano i poliedri archimedei o semiregolari. E Destina è effettivamente la Melusina dei surrealisti, movimento artistico al quale Dorothea Tanning appartenne già nella prima metà del Novecento, la magica figlia dell’amore in grado di visitare le profondità della terra e compiere l’Opera.

Testo critico di Laura Spedicato

Il tempo, elemento sfuggente e dominante, segna, scandisce le vicende di più vite nell’opera di Dorothea Tanning. Tempus è una degli elementi da dominare per compire la Grande Opera degli alchimisti e sicuramente è la chiave che apre le porte dell’opera Chasm, A weekend, che già nel titolo pone al fruitore un limite, un inizio ed una fine.

Sette, sette, sette….questo numero ricorre come mantra come un gap nella linea temporale continua. Una nascita, una svolta, una cambiamento, come se al settimo di qualcosa si ricominciasse un nuovo ciclo lunare. La notte è il momento dell’azione, la cena, il ritrovo; il grigio argenteo, artemideo ed incerto quanto irto di pericoli tra luce flebile e ombra, è il colore che pervade le scene come una pellicola in bianco e nero con fili di rosso sottile che è ben diverso dal rosso-giallo diurno ed accecante del deserto e della roccia che emerge dalla terra e che, come uno specchio, luna diurna, restituisce i raggi del sole e il suo calore intenso, primo padre della dinastia di Destina.

Il tempo acquisisce una duplice parallela esistenza nel romanzo. Una esistenza decifrabile, scandita, chiara, un tempo profano entro cui personaggi frivoli e con poche esigenze si muovono senza risolvere la loro vita, ma esaurendola in modo superficiale o contorto, tagliato, in gabbia. Vi è poi l’altro tempo, quello che prende un unico infinito respiro, quello che è sospeso, quello astrale, quello in cui si muove l’imperatrice bambina in perfetta sintonia con creature evanescenti e in cui assorbe coloro che vivono vicino all’abisso, coloro che cercano l’ingresso della vera esistenza, che anelano alla verità profonda e che, seguendo quella piccola luce all’orizzonte, tra due colonne turrite come il rosone mediatore in una cattedrale gotica, attraverso la morte, il sacrificio estremo, vivono la loro resurrezione, la loro iniziazione.

Questo è il Deserto Ermetico, la linea sottile della matita sul foglio caldo, morbido, tutto nasce e muore entro il deserto, la cui unica fonte di vita è lontana o incerta, tutto si evolve o si determina entro la spirale di Windcote. Tutto si compie ai margini dell’Abisso, ma il primo passo è trovarlo.  

Testo critico di Adolfina De Stefani

Parlare di questo romanzo è come aprire cento porte sul mistero della vita. L’autrice Dorothea Tanning in Chasm, A weekend (ABISSO – Un fine settimana), scandaglia e descrive nel suo immaginario non solo la vita a lei destinata, ma ricerca anche le vite che le sono appartenute, un percorso lungo, e realizza nel dettaglio un’opera surrealista e l’evolversi di un destino crudele. Un viaggio nel mondo dell’arte attraverso il mistero della psicoanalisi.

Tutti i personaggi che ne fanno parte sono descritti minuziosamente e si ritrovano insieme a trascorrere un fine settimana. Durante il “convivio” frugale le caratteristiche del bene e del male di ogni personaggio presente, sono messe a nudo attraverso giochi di parole.

Nel luogo impervio dove la struttura architettonica assai barocca assomiglia alla mente arzigogolata del suo costruttore Raul Meridian, rude padre di Destina, la fanciulla di sette anni, meravigliosa quanto misteriosa, che appare e scompare come un puma – DESTINA- dirige con il suo potere magico la sorte degli ospiti. Ospiti che rappresentano i personaggi e che, in qualche modo, hanno influito nella tormentata esistenza dell’Autrice. A ognuno la propria sorte.

La baronessa, protagonista al pari di Destina, conosce i misteri invisibili della mente, imperterrita suona il pianoforte nascosta dal suo cappello a larghe balze nell’angolo più buio del salone in cui ha luogo il convivio.

Destina è protagonista e artefice immaginaria e invisibile di ogni azione e ogni pensiero. Ed è proprio qui, in questo luogo che “non le appartiene”, che si appropria della sua identità, quell’identità inconscia ricercata fin dalla nascita, ispiratrice del suo percorso artistico nel mondo dell’irreale.

A questo si aggiungono le ragioni di scrivere, o forse ultimare, il suo ultimo scritto, alla fine della propria vita, durata 104 anni.

Tutta la narrazione, anche se surreale, si presenta con una rigidità quasi disumana. Affiorano le tensioni di coppia, la superficialità dell’essere umano, la gelosia, la violenza, l’ingordigia.
Un’opera sull’opera, nella quale la scrittura si sovrappone alla pittura.

www.visionialtre.it

 COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future?

9 maggio – 15 ottobre 2020

A cura di

Adolfina de Stefani con la collaborazione di Guenda Mai

 

COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future? 

Gli artisti che ne fanno parte, sono i protagonisti di una nuova stagione artistica che avrà come inizio il 9 maggio giorno dell’inaugurazione alle ore 19.00.

VISIONI ALTRE Campo del Ghetto Novo 2918, 30121 VENEZIA.

Un’avventura che inizia con la presentazione di opere di vario genere ma tutte con un denominatore comune e che avrà il suo consolidamento con una serie di incontri e azioni che ci permetteranno di cogliere le tante sfumature del tema proposto attraverso la lente di artisti differenti, impegnati nella ricerca e nella sperimentazione su tutti i fronti.

  • COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future? 

La mostra, a cura di Adolfina de Stefani con la collaborazione di Guenda Mai, è liberamente ispirata alle tematiche della 17° Biennale di Architettura di Venezia.

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli artisti di immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente  insieme come esseri umani che, malgrado la crescente individualità, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale; insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti che esigono equità, inclusione e identità spaziale; insieme trascendendo i confini politici per immaginare nuove geografie associative; e insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché possiamo continuare a vivere”.

L’artista è posto di fronte ad una rinnovata responsabilità: quella dell’uomo, il suo rapporto con la natura, con l’ambiente, con la società che mai come in questo momento particolare il mondo intero sta vivendo, ed è chiamato a dare delle risposte, a delle soluzioni a dei cambiamenti se non vogliamo l’estinzione dell’essere umano sulla terra.

Oltre alla pittura e ai linguaggi tradizionali, ampio risalto è dato alla sperimentazione, mediante performances e happenings in cui il variopinto e surreale mondo di oggi sarà esplorato profondamente coinvolgendo nel medesimo spazio espositivo pubblico e artisti.

A partire da Adolfina De Stefani, che è l’anima di VISIONI ALTRE, abbiamo voluto raccogliere in questo lungo appuntamento tutte le esperienze degli artisti restituendo un senso di respiro nazionale e internazionale a chi ne fa parte, e in particolare a tutta la città di VENEZIA.

Grazie agli artisti, che VISIONI ALTRE è potuta diventare un contenitore sinestetico di emozioni e linguaggi, sempre all’insegna di quella sperimentazione che dal dopoguerra ad oggi non ha mai smesso di affascinare chi vuole avvicinarsi all’arte contemporanea in tutte le sue espressioni.

Artisti presenti:

Sergio Boldrin | Storie e colori del desiderio.

Gesto pittorico e teatrale di un artista che si muove con i colori cogliendo con l’istinto e con pennellate nervose attimi sfuggenti di una città che cambia, e che l’artista essendo veneziano di nascita subisce nel suo quotidiano il cambiamento. L’artista in città lavora da mascheraio fin da giovanissimo cogliendo tutti gli espetti culturali della sua Venezia.

Alessandro Bestiani | Il paesaggio urbano

L’artista è affascinato dalla luce e dai colori della città,  concentrandosi sui maggiori monumenti, sul fascino che esercitano di giorno con la luce del sole e di notte con le luci artificiali. I paesaggi urbani rimandano ai suoi stati d’animo, molto mutevoli che lo indirizzano ogni volta ad eseguire opere diverse, sia nella scelta del soggetto che nella tecnica di esecuzione. L’artista utilizza diverse tecniche quali: acquerello, olio, grafite, china , pastelli, matite colorate concentrandosi sempre sulla ricerca d’emozioni.

Alessandro Bestiani nasce a Milano il 29 Giugno del 1957, la sua passione per l’arte ha inizio all’età di 7 anni quando vede per la prima volta il padre dipingere.
Ha seguito per diversi anni corsi d’arte: sei anni di disegno, cinque anni di acquerello e tre anni di pittura ad olio. L’artista ha studiato a Milano dove ha vissuto l’entusiasmo creativo e produttivo degli anni 70-80.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani | “PLATANUS OCCIDENTALIS”

“Io amo molto gli alberi” ecco la frase frequente di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani artisti e performer che in questa occasione presentano “ALBERI” Quercus Ilex e Platanus Occidentalis. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento. Trattano i loro alberi come dotati dei mutevoli umori. Li trattano con simpatia, con passione, con pazienza e impazienza, e anche con ironia. Attenti e sensibili alle loro capacità di mutazione, benché dicano “L’albero è superiore ad ogni tentativo di trasformazione”, intendendo però che all’uomo non è lecito piegare gli alberi e altri viventi alle sue voglie di trasformazione. La natura umana stessa è ricca di potenzialità trasformative.

Il sodalizio tra i due performer e artisti contemporanei Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani nasce nel 2000 ed è caratterizzato da una sorta di nomadismo operativo che li vede impegnati in una esplorazione parallela nei numerosi percorsi dell’espressione artistica. Apprezzati esponenti nello scenario della cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei.

Elena Greggio, Sogni e inquinamento.

Visioni/previsioni del futuro, intesi come conseguenza dei cambiamenti climatici e della sovrappopolazione (e il relativo impatto ambientale). Una serie di lavori a metà tra il sogno inteso sia come “desiderio” di conservazione dell’ambiente, sia come “visione onirica” e l’inesorabile impatto della realtà nel quotidiano. Un tempo, al centro della sua produzione c’era la figura umana, soggetto che ha completamente abbandonato in questa fase creativa per dare respiro a territori e paesaggi ideali, desertici o antropizzati. I suoi lavori sono caratterizzati dall’utilizzo della carta, sia essa pregiata e sottile come quella di gelso o di riso, sia essa di recupero, come ad esempio uno scarto di stampa serigrafica/tipografica o una pagina di quotidiano. Elena Greggio è nata a Padova nel Dicembre del 1973. Si è diplomata in Architettura al Liceo Artistico nel 1991 e Laureata a pieni voti in Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1995. Sì è specializzata in Architettura d’Interni e In Fashion Design. Vive e Lavora a Padova, dove si dedica alla Pittura e alle tecniche incisorie, quali linoleografia e xilografia. Espone ed ha esposto in: Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Austria, Bosnia Herzegovina, Cile e Portogallo.

Giulio Malfer | COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO

Se lo chiedi oggi, alle persone recluse nei loro appartamenti, ti risponderanno che vorrebbero vivere nè più nè meno come prima dell’arrivo della peste anno 2019.  Questa è la massima speranza per quando tutto sarà superato. La nuova ripresa dopo la grande paura. Tutto dovrà tornare come prima più di prima per cancellare la memoria di quello che abbiamo vissuto.  E poi…   Ci ritroveremo sempre più chiusi dentro il nostro respiro. Obbligati alla solitudine dal distanziamento sociale. Costretti a una mobilità, controllati da un’app algoritmica. Semplici spettatori di una natura che rinasce. Un pianeta che non abbiamo voluto capire e che prosegue la sua vita oltre noi.  E’ quello che abbiamo visto in questi giorni. Abbiamo avuto la fortuna di vedere il futuro, come uno sciamano, sotto l’effetto di sostanze allucinogene, vede la sorte che incombe. Giulio Malfer è nato a Rovereto Italy. Studia Agraria all’Università di Padova e Architettura all’Università di Firenze, dove frequenta il corso di fotografia alla Scuola Internazionale “f 64” e, sempre a Firenze, frequenta il corso di fotografia di moda diretto da Leonardo Maniscalchi.

Elisabetta Marchese |Nero ma non troppo

L’artista analizza il colore delle tenebre che in questo momento particolare è diventato il colore della paura, del sospetto, della tragedia. Nella società il NERO è simbolo di paura , di tristezza , depressione , stati d’animo che comunque  fanno parte dell’esistenza . Il NERO è il colore più intrigante . Invita a riflettere. Elisabetta Marchese si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia con una tesi su Alberto Burri . Il suo percorso artistico continua con una ricerca tra composizione e texture , tra differenti supporti fino ad arrivare al collage sempre accompagnato a tradizionali tecniche pittoriche quali le tanto amate velature e l’antica tecnica dello “sfregasso”. La tecnica che predilige rimane sempre il disegno : una linea nera su un foglio bianco da dove tutto ha inizio . Negli ultimi due anni ha esposto le sue opere a Berlino, Monaco, Milano . Questa personale a Venezia segna un importante punto di consapevolezza per un nuovo venire .

Giovanni Pinosio |Con un filo di Voce

Giovanni Pinosio è un giovane artista veneziano con alle spalle quei necessari studi Accademici che gli permettono di muoversi con sicurezza tra “le belle arti”, privilegiando tra queste il disegno e la scultura. O meglio, una sua originalissima fusione tra il piano del disegno e la tridimensionalità della scultura che egli realizza mettendo in campo, nella costituzione della “figura”, elementi complessi come vuoto e immaterialità. Immaginiamo la grafite della matita che scorre sul foglio bianco a comporre porzioni ibride di figura – è l’uomo al centro della ricerca, un uomo maschile ma sessualmente non caratterizzato. Compaiono tracce di un tronco, ora di una mano che vibra – e quel gesto viene replicato occupando lo spazio – ora soltanto un moncone di una gamba.  Sostituiamo ora la grafite con del filo di ferro e proviamo a ricostruire quella figura. L’immagine ritrova sé stessa nello spazio, acquisendo però una tridimensionalità rarefatta, metafisica. Il nostro corpo è denso involucro di carne che appoggia sullo scheletro portante. Pinosio, con le sue opere, rovescia il dentro e il fuori: è lo scheletro in fil di ferro a formare la figura, mai realmente compiuta. Ibrida anch’essa. Mentre l’interno della figura non c’è. È “vuoto”. Il vuoto rappresenta una sfida in questa sua concezione di scultura, perché l’ambiente entra nel corpo dell’opera, creando un indistinto con lo spazio. O meglio, ambiente, spazio e tempo sono fusi insieme, saldati alla figura. Processo mentale e artistico che sta caratterizzando molti autori contemporanei.

Liubov Pogudina | ‘’universale ICONA ‘”

L’artista propone una serie di copie di dipinti di icone di diversi autori eseguite seguendo fedelmente regole di un’arte antica sviluppatasi in epoca bizantina, il cui centro principale era Costantinopoli, e con il trascorrere del tempo, la varietà di stili e di tipologie artistiche si ampliarono in Russia, e nel resto del mondo ortodosso. Le opere dell’artista ci rimandano a questo particolare mondo bizantino con opere dipinte su tavola eseguite seguendo il dettame delle icône antiche sia nell’uso dei supporti che nei cromatismi in particolare il richiamo della doratura elemento importante per la rappresentazione delle immagini sacre. Nata in Russia e da molti anni vive in Italia. La sua attività artistica è iniziata nel 2002 con il ” Gruppo Artistico di Spinea”. Ha frequentato i corsi per cinque anni facendo disegno, dipinti ad olio ed acquarello. Si è diplomata al Liceo Artistico di Venezia. Ha conseguito il diploma in “Arti visive e Discipline dello Spettacolo -Indirizzo di pittura” dell’ Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2016 consegue la laurea nella stessa materia. Dal 2009 segue lezioni sulle Icone bizantine e russe con l’insegnante iconografa Michela Giordani.

Massimo Puppi | “FRAMMENTAZIONI”

Scrivo come so scrivere, dipingo come so dipingere, penso come so pensare”: sta qui, forse in questa affermazione, in questa dichiarazione di intenti scarna, sincera, spontanea, convinta, il cuore pulsante e generoso di un fare artistico che non è solo fare pittorico ma una quotidiana continua raccolta di pensieri, scritti, immagini, materiali che danno vita ad un luogo della mente e un laboratorio creativo affollato di ingredienti e in questo caso frammentazioni di spazi aperti e chiusi.      
L’artista si dedica ad una costante e appassionata ricerca che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente. Massimo Puppi nato a Venezia il 6 gennaio 1956. Dopo essersi diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Venezia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta il corso di pittura del maestro Emilio Vedova. Lasciata l’Accademia, trova altri stimoli per la sua formazione alla Scuola Internazionale della Grafica di Venezia, dove segue il corso di tecniche sperimentali tenuto dal maestro Riccardo Licata. Risale al 1973 la sua prima mostra personale ospitata alla galleria Segno Grafico di Venezia. Dal 1980 al 1985 il “silenzio assoluto”: un periodo di ripensamento sull’arte contemporanea, preludio di una scelta radicale che lo porta ad allontanarsi dall’attività espositiva e a rifugiarsi nel proprio studio. Gli anni che seguono sono dedicati ad una costante ed appassionata ricerca e sperimentazione di un linguaggio personale che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente. Una lunga fase di silenzio costruttivo destinata oggi a sfociare in un ritorno sulla scena pittorica. Nel 2008 Vive e lavora a Venezia.

Anna Zinato | Il viaggio

La  varietà contrastante di espressione nelle forme di Anna attraverso la pittura è più evidente a qualsiasi osservatore con le astratte accentazioni trovate attraverso i pezzi sensoriali della velocità del paesaggio. L’occhio umano è in grado di visitare il modo in cui il veloce si muove tra l’immobilità e la luce. Questo crea un effetto sulla percezione da parte dell’occhio mentre osserva paesaggi in movimento, forse percepiti dal movimento di treni o automobili. Le distanze accelerate di passaggio attraverso vari terreni, mentre lo spettatore è fermo mentre il ritratto è in movimento, sono parenti in modo univoco rispetto ai viaggi su treni o automobili. Anna Zinato è un’artista multidisciplinare con sede a Toronto e Venezia.
L’artista ha iniziato a dipingere all’età di diciassette anni e non si è mai fermata, anche quando è diventata madre di due figlie. Nata e cresciuta a Venezia, che ha influenzato il suo piacere per l’arte che la circondava. Ha esposto selezionato al Carrousel du Louvre el 2014, Salone Internazionale dell’Arte a Parigi, Francia. Le sue opere sono conservate in collezioni private in Italia, Canada, Svizzera, Cina e Stati Uniti.

Andrea Zuppa, Maridaje

Maridaje” è una parola della lingua spagnola che viene usata per indicare l’abbinamento ideale tra vino e pietanza. Spesso gli addetti ai lavori ricercano i giusti abbinamenti giocando sull’armonia o il contrasto del gusto. Chi si accomoda a tavola non deve altro che godere delle scelte proposte, ne può essere felice o infastidito. In analogia al significato di questo termine la serie MARIDAJE che l’artista propone raccoglie alcune opere che ha realizzato tra il 2017 e il 2019 dove l’obiettivo è la ricerca della giusta armonia e/o contrasto tra gli ingredienti di un dipinto: colore, forma e composizione; sottraendo volutamente l’opera ai significati più immediati, e scegliendo per questo un linguaggio puramente informale ed astratto. Le opere hanno ispirato il poeta Francisco del Moral a comporre alcuni versi che sottolineano l’ulteriore maridaje: quello tra soggetto e osservatore. Nato nel 1973, si laurea in Architettura allo IUAV VENEZIA nel 2001. Da sempre è interessato al disegno, alla grafica ed in particolare alla pittura ad acquerello e con tecniche miste. Durante gli studi universitari frequenta corsi di dIsegno e pittura. Nel 2007 conosce Yuliana Manoleva che lo introduce nei suoi corsi ad un nuovo modo di considerare ed usare l’acquerello. Continua tutt’ora la sua formazione frequentando corsi workshop in Italia e all’estero. Partecipa ad estemporanee e mostre collettive in particolare con la Galleria Città di Padova. Ha curato le illustrazioni e la grafica di copertina di varie pubblicazioni. I suoi soggetti spaziano dal figurativo all’astratto ma con una continua e costante ricerca di una nuova espressività che lo caratterizzi.

Durante tutto i periodo saranno dedicate serate ad eventi collaterali quali musica, poesia, video, performance.

 ART Nigt “ CONVIVIO “ di Giuliana Cobalchini, apertura serale in collaborazione con cà Foscari e il Comune di Venezia. Data da destinarsi

 6 giugno 2020 ore 19.00 – Massimo Puppi Frammentazioni

26 giugno 2020 ore 19.00 – Andrea Zuppa – Maridaje

Francisco del Moral Manzanares leggerà alcuni frammenti poetici sull’opera di Andrea Zuppa.

11 luglio 2020 ore 19.00  |  Giovanni Pinosio – Un filo di voce

Sabato 29 agosto 2020 ore 19.00 – Giulio Malfer “A future memoria”

Sabato 5 settembre 2020 ore 19.00

Alessandro Zanini e Laura Spedicato presentano ABISSO – un fine settimana, di Dorothea Tanning.

Con l’occasione sono stati invitati 13 artisti a rappresentare la complessa personalità di Dorothea Tanning attraverso il lungo operato di artista e poetessa. Gli artisti invitati sono: Mirta Caccaro, Andrea Dal Broi/Nicolò Andreatta, Adolfina de Stefani, Barbara Furlan, Barbara Cappello, Anna Laura Longo, Antonello Mantovani, Sabina Romanin, Ricci Rossella, Claudio Scaranari, Marilena Simionato, Moreno Ugo, Fanny Zava.

Sabato 19 settembre 2020 ore 18.00 | Elena Greggio : Sogni e inquinamento

 Sabato 3 ottobre 2020 ore 18.00 – Liubov Pogudina | ‘’universale ICONA ‘”

 Data da definirsi. Carla Bertola e Alberto Vitacchio A due Voci

 Data da definirsi. Nicola Frangione – video ACTION VIDEO POETRY

 Federico Costanza – Poesia Sonora data da destinarsi

 Nicola Bertoglio performance data da destinarsi.

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VISIONI ALTRE – Campo del Ghetto Novo 2918 – Venezia

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Elena Greggio | Ancora Qui - 2020, cm 100x180
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Elena Greggio | Sogni e Inquinamento - 2020, cm 100x100
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Elena Greggio | Logson the River - 2020, cm 50x50
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Elena Greggio | cm 30x30
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Giulio Malfer
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Giulio Malfer
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Giulio Malfer
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Giulio Malfer
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Massimo Puppi | Suddividere il mare - 2020 acrilico su tela, cm 30x26,5
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Massimo Puppi | Suddividere il cielo - 2020 acrilico su tela, cm 30x26,5
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Massimo Puppi | Suddividere le montagne - 2020 acrilico su tela, cm 30x26,5
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Massimo Puppi | Suddivisioni 2018 cm 50x50
corretta copia
Elisabetta Marchese
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Elisabetta Marchese
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Elisabetta Marchese
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Elisabetta Marchese
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Alessandro Bestiani | Torre Velasca, Milano - 2020, acquerello su carta, 50x70cm
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Alessandro Bestiani | Il tram 19 in piazzale Cordusio, Milano - 2020, gouache su cartoncino, 40x50cm
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Alessandro Bestiani | Il tram 19 in piazzale Cordusio, Milano - 2020, acrilico su cartone, 50x70cm
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Alessandro Bestiani | Torre Velasca avvolta dalla sera - 2020, gouache su cartoncino, 57x57 cm
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Sergio Boldrin | Aprile dal ponte di Rialto - 2020, olio su tela , cm 35x 50
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Sergio Boldrin | Rialto - 2020, olio su tela , cm 60x60
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Sergio Boldrin | Carnevale - 2020, olio su tela , cm 35x 50
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Sergio Boldrin | Sotto il ponte- 2020, olio su tela , cm 40x40
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Andrea Zuppa
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Andrea Zuppa
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Andrea Zuppa
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Andrea Zuppa
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Anna Zinato | Il viaggio 2018 -
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Anna Zinato | Il viaggio 2018 -
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Anna Zinato | Il viaggio 2018 -
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Anna Zinato | Il viaggio 2018 -
L'Illuminazione degli occhi. Ho visto gli occhi degli alberi che mi osservavano silenziosi mentre camminavo, camminavo, sentivo il suono delle foglie e la voce dell'erba sotto i miei piedi, parole sottili in questa primavera capovolta. VIRUS

In tempo di Covid-19 sarà la galleria VIRTUALE “www.visionialtre.com” che darà visibilità con l’originale ricerca proposta dall’artista e poeta

Claudio Scaranari con IL SILENZIO SOSPESO:

“Il silenzio non è altro che il cambiamento della mia mente. E’ una accettazione dei suoni che esistono.”

John Cage

“Pausa …… suono…..pausa…..ogni opera d’arte vive nel silenzio sospeso della prova d’orchestra come lo sguardo stellare
di Van Gogh, all’urlo di Munch, in quella piazza metafisica di De Chirico, nel silenzio mentale di Abramovic, nel sorriso della Gioconda mentre passano le ragazze di Delvaux con occhi grandi che restano stupite nel vedere l’uomo di Caspar David Friedrich sulla scogliera che scruta l’infinito”. Tutte opere che del silenzio evocano l’intensità profonda degli animi turbati da silenzi infiniti ed eterni.

L’artista Claudio Scaranari, persona solitaria e taciturna è attento a ciò che lo circonda, ai suoni ai silenzi della natura.

Nell’opera ”Animale Acquatico” il silenzio avvolge e travolge la natura ai bordi dell’acqua, dove l’aria si fa goccia o teatro protettivo in un silenzio perfetto dove solo i suoni musicali della natura avanzano lievi con lo scorrere lento dell’acqua.

Lo sguardo dell’animale è quasi rapito, rivolto altrove, fissa lo spazio bianco circostante, verso uno spazio infinito, un orizzonte lontano incolore.

Le opere di Scaranari tacciono e nel loro silenzio trasportano a riflessioni “incisive” per penetrare più a fondo il senso della vita.

L’arte è il motore principale per l’artista, efficace per comprendere come questo concetto tanto astratto quanto vivo e concreto abbia da sempre rivestito un’ importanza fondamentale per la sua esistenza per la nostra esistenza.

Il silenzio per Scaranari è rivelatore, realtà taciuta o solo parzialmente svelata che diventa il centro come scelta di contemplazione e di sosta, come opportunità espressiva, creativa o di rispecchiamento, ed è da questa contemplazione che nascono le sue opere intrise di stati d’animo.

La poetica del materiale che usa l’artista racconta la storia, parla nel silenzio dell’abbandono di un passato lontano per ritrovare la nuova vita, una nuova storia che racconta il passato per vivere il presente.

A questo silenzio Claudio Scaranari illustra attraverso le sue acqueforti episodi tratti dal testo biblico, ne suggerisce una interpretazione personale e in qualche misura intrigante.

Affronta il tema della creazione, ispirandosi alla genesi per illustrare successivamente le piaghe che hanno colpito l’Egitto, il passaggio dell’angelo della morte, il viaggio del popolo ebraico nel deserto verso la Terra Promessa.

Si cimenta con le tematiche relative alla promulgazione del Decalogo, offrendo un’interpretazione originale del ciclo della vita con modalità che evocano fantasie oniriche

Claudio Scaranari nasce in provincia di Rovigo, frequenta l’Istituto d’Arte Dosso Dossi e si laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Docente di Discipline Tecniche e Pittoriche al Liceo Artistico di Castelmassa (RO) fino al 2019. Caratteristica della sua arte è l’utilizzo di materiali diversi, che sa suscitare nell’osservatore la curiosità di ricercarne i significati, sollecitando ad approfondire lo studio da diverse angolazioni.

Alterna alla sua attività artistica ad organizzare mostre, corsi di incisione, convegni ed eventi culturali ed artistici presso la libreria Sognalibro di Ferrara e in collaborazione con Istituti, biblioteche e associazioni delle provincie di Rovigo, Ferrara, Padova.

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IL SILENZIO SOSPESO | 2019, resina, metallo
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IL SILENZIO SOSPESO | 2019, resina, acquaforte
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IL SILENZIO SOSPESO | 2019, resina, pane azimo
IL SILENZIO SOSPESO -2019, resina acquaforte
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IL SILENZIO SOSPESO | 2019, gesso ed elementi in legno
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IL SILENZIO SOSPESO| 2019, gesso inciso
IL SILENZIO SOSPESO | 2019, resina e acquaforte
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Vetro e fetto

In tempo di Covid-19 sarà la galleria VIRTUALE “www.visionialtre.com” che darà visibilità con un originale lavoro proposto per questa occasione dai nostri due artisti Carla Bertola e Alberto Vitacchio dal titolo “A DUE VOCI”:

In questo percorso i due artisti visivi espongono immagini “ognuno la propria voce”

Carla Bertola spazia immagini di opere realizzate nel corso della sua produzione- evoluzione. Alle “Interferenze” degli anni ’90, dove scritture a mano o a stampa si alternano-altercano in bianco/nero e a colori cercando di eliminarsi a vicenda, seguono le “Rivisitazioni” opere di grafia creativa dove elabora opere precedenti oppure interpreta visualmente scritti e sensazioni proprie o altrui, (in particolare Madame de Sevigné e Kafka) realizzate in vari formati e installazioni. Poi arriva il digitale con la prima mostra “Digito dunque Sogno” che si intensifica e prosegue. Si tratta sempre di un andare-venire dal passato al presente e viceversa verso un futuro creativo imprevedibile.

Alberto Vitacchio propone lavori che illustrano il percorso da lui fatto nel campo della Poesia Visuale, esponendo quindi immagini sia di collage che lavori virtuali ed anche esempi di elaborazione su scrittura asemica.

Carla Bertola – Scrittrice, poeta verbo-visuale e sonora, partecipa attivamente alle attività culturali internazionali dagli anni ’70. Vive a Torino, dove è nata nel 1935. E’ presente in molti cataloghi e antologie di vari paesi, dove ha esposto lavori visuali in mostre personali e collettive. Produce libri d’artista, presenti in collezioni e biblioteche. Da molti anni partecipa e organizza progetti di Mail Art, Poesia visuale, esposizioni di Libri d’Artista. Come performer di poesia sonora et “Poésie Action” ha partecipato a numerose rassegne in Europa, Canada, Brasile, Cuba, Messico, con Alberto Vitacchio. Ha pubblicato libri di poesia verbo-visuale in Italia e in altri Paesi. Nel 1978 ha fondato la rivista di scrittura multimediale e poesia visuale Offerta Speciale, che ha diretto ed editato fino al 2018. Si occupa tutt’ora di pubblicazioni e progetti.

Alberto Vitacchio vive a Torino dove è nato nel 1942. Come poeta lineare e visuale ha collaborato a molte riviste ed è presente in antologie e cataloghi fino dagli inizi degli anni ’70. In seguito, nel decennio successivo, inizia a creare ed eseguire performances con Carla Bertola in Italia e in diversi luoghi del mondo (Francia, Germania, Irlanda, Inghilterra, Messico, Cuba, Serbia ecc.) Parecchi lavori sono sulla linea della Poesia Azione ed altri collegano la Poesia Sonora a quella che Carla Bertola ha definito Poesiteatro.

Dal 1984 ha operato in campo visuale utilizzando una tecnica di strappo di colore dalla carta che ha chiamato pulling up con la quale esegue collages multipli su carta, tela e supporti diversi; per poi passare a lavorare su collages digitali. Negli stessi

anni inizia a produrre libri d’artista e partecipa ad operazioni di Mail Art. Ha presentato i suoi lavori ed i libri in mostre in Italia ed all’estero.

Tra le antologie si può consultare: Poesia Totale Mantova 98 – A Point of View Visual ’90 Russia ’98 – Galleria Verifica 8+1 Mostre ’99 – I Poeti del Vedere Bologna ’98 – Libri d’Artista in Italia Torino ’99 – International Artists’s Books 2000 Ungheria e molti altri.
Da sempre elabora personalmente i materiali di Poesia Sonora e costruisce masterizzazioni che stanno alla base delle raccolte di materiali su cassette e CD.

Con Carla Bertola ha diretto dal 1978 al 2018 la rivista multimediale di poesia internazionale Offerta Speciale.

 

 

Parole moventi, commoventi, particolare 2012
Carla Bertola | Parole moventi, commoventi 2016, particolare
Carla Bertola, lettera alla Marchesa, n.2
Carla Bertola | Lettera alla Marchesa n.2, 2012, scritture supporto legno cm 35x46
Carla Bertola, lettera a Mm de Sévigné 1
Carla Bertola | Lettera a Mm de Sévigné, 2012 scritture supporto legno cm 21x29
Carla Bertola - Trilogia in Blu, n°1 -2012
Carla Bertola | Trilogia in Blu n.1, 2012, opera su carta cm 21x29
Carla bertola Les sons sont 25x16 2016
Carla Bertola | Le sons sont, 2016, cm 25x16
Carla Bertola - Sans sun 25x16 2016
Carla Bertola | Sauns sun, 2016, cm 25x16
Carla Bertola - Parfois parfoi 25x16 2016
Carla Bertola | Parfois parfois, 2016, cm 25x16
Carla Bertola - Il Suono suona 25x16 2016
Carla Bertola | Il suono suona, 2016, cm 25x16
4 Carla Bertola - Diametro Zero . 1 40x40 2009
Carla Bertola | Diametro Zero . 1, 2009, cm 40x40
3 Carla Bertola - Diametro 0 . 3 40x40 2009
Carla Bertola | Diametro 0 . 3 , 2009, cm 40x40
2 Carla Bertola - Diametro 0 . 2 40x40 2009
Carla Bertola | Diametro 0 . 2 , 2009, cm 40x40
1 Carla Bertola - L'arte è Tonda 22x22 2001
Carla Bertola | L'arte è tonda, 2001, cm 22x22
Carla Bertola -Reperti d'Incerta Natura 21x29,5 2000
Carla Bertola | Reperti d'incerta natura, 2000, cm 21x29,5
Carla Bertola -Fragile words (1) 29,5x21 2002
Carla Bertola | Fragile Words (1), 2002, cm 21x29,5
Carla Bertola - Ritrovamenti 21x29,5 2013 (2)
Carla Bertola | Ritrovamenti, 2013, cm 21x29,5
Carla Bertola - Fragile Words 29,5x21 2002 (2)
Carla Bertola | Fragile Words, 2002, cm 21x29,5
Carla Bertola Infiorescenza 40x29 2013
Carla Bertola | Infiorescenza, 2013, cm 40x29
Carla Bertola Fomazioni Materiche 29x40 2014
Carla Bertola | Formazioni Materiche, 2014, cm 29x40
Carla Bertola variazioni in tema 29x40 2014
Carla Bertola | Variazioni in tema, 2014, cm 29x40
Carla Bertola Toccare per vedere 29x40 2014
Carla Bertola | Tocca per vedere, 2014, cm 29x40
4 Carla Bertola - Destruction 29x42 2016
Carla Bertola | Destruction, 2016, cm 29x42
3 Carla Bertola - Changing again 29x42 2016
Carla Bertola | Changins again, 2016, cm 29x42
2--v-Carla-Bertola------Changing-girl----29x42---2013
Carla Bertola | Changing girl, 2013, cm 29x42
1 Carla Bertola - Digital girl 29x42 2010
Carla Bertola | Digital girl , 2010 , cm 29x42
Carla-Bertola-e-Punto-di-Partenza-21x29----2018
Carla Bertola | Punto di partenza, 2019, cm 21x29
Carla-Bertola-cEvoluzioni--Cromatiche-21x29----2019
Carla Bertola | Evoluzioni Cromatiche, 2019, cm 21x29
Carla-Bertola-b-Inseguendo-21x29---2018
Carla Bertola | Inseguendo, 2018, cm 21x29
Carla-Bertola-a-Giravolta--21x29---2019
Carla Bertola |Giravolta, 2019, cm 21x29
Alberto Vitacchio - O ff
Alberto Vitacchio | O ff , 2015, cm 30x43
Alberto Vitacchio - M m
Alberto Vitacchio | M m, 2006, cm 20x50
Alberto Vitacchio - asemic 10
Alberto Vitacchio | Asemic 10, 2017, cm 30x40
Alberto Vitacchio - n g
Alberto Vitacchio | n g 1, 2016,cm 30x43
Alberto Vitacchio - f f 2019 30x43
Alberto Vitacchio | f f, 2019, m 40x33
Alberto Vitacchio - Y u 2017 30x43
Alberto Vitacchio | y u, 2017, cm 30x43
Alberto Vitacchio - e s e 2016 30x43
Alberto Vitacchio | e s e, 2016, cm 20x43
Alberto Vitacchio - asemic 29b 2018 30x43
Alberto Vitacchio | Asemic 29b, 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - ä à 17,5x50 2006
Alberto Vitacchio | ä à 2006, cm 175x50
Alberto Vitacchio - n g 30x43 2018
Alberto Vitacchio | n g 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - w o 30x43 2018 copia
Alberto Vitacchio | w o 2018, cm 30x40
Alberto Vitacchio - asemic 15 30x43 2017
Alberto Vitacchio | asemic 15, 2017, cm 30x43
Alberto Vitacchio - A e 30x43 2018
Alberto Vitacchio | A e, 2015, cm 30x43
Alberto Vitacchio - Y u 30x43 2018
Alberto Vitacchio | Y u , 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - O m 30x43 2015
Alberto Vitacchio | O m, 2015, cm 30x43
Alberto Vitacchio - i d 17,5x50 2010
Alberto Vitacchio | i d, 2010, cm 17,5x50
Alberto Vitacchio - y u 30x43 2018
Alberto Vitacchio | y u, 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - h c e 30x43 2018
Alberto Vitacchio | h c e, 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - i d 12x16 2010
Alberto Vitacchio | i d , 2010, cm 12x16
Alberto Vitacchio - i t 30x43 2017
Alberto Vitacchio | i t, 2017, cm 30x43
Alberto Vitacchio - if 50x70 2007
Alberto Vitacchio | if , 2007, cm 50x70
Alberto-Vitacchio----Z----z---17,5x50--2000
Alberto Vitacchio | Z z , 2000, cm 17,50x50
Alberto-Vitacchio----F----f---13x18---2010
Alberto Vitacchio | F f , 2007, cm 12x18
Alberto-Vitacchio----,---t--18,11x16,81--2012
Alberto Vitacchio | t , 2012, cm 18,11x16,11
Alberto Vitacchio - E S 2018 30x43
Alberto Vitacchio | E S , 2018, cm 30x43
Alberto Vitacchio - n g 2018 30x43
Alberto Vitacchio | I ng,2012, cm 29x41
Alberto Vitacchio - dasemic 2018 30x43
Alberto Vitacchio | I dasemic, 2018, cm 30x40
Alberto Vitacchio - I ng 2012 29x41
Alberto Vitacchio | I ng,2012, cm 29x41

TOUCH

di Giulio Malfer e Piero Cavagna a cura                                                                  di VISIONI ALTRE | Adolfina De Stefani

27 gennaio 2020 ore 11.00

Touch è un progetto che vuole esplorare la seconda memoria, quella che non avrà più i protagonisti reali a raccontarla.

Giulio Malfer e Piero Cavagna, hanno seguito per la Regione Toscana il Treno della Memoria 2019, realizzando, insieme ad alcuni studenti, un progetto artistico che riveli, in modo immediato, cosa vuol dire ricordare.

INGRESSO LIBERO

Lunedì 27 gennaio 2020 alle ore 11.00 presso VISIONI ALTRE spazio espositivo situato nel Campo del Ghetto Novo 2918 nel giorno della memoria vuole ricordare con un progetto ideato da Giulio Malfer e Piero Cavagna “TOUCH”.

 Touch è un progetto che vuole esplorare la seconda memoria, quella che non avrà più i protagonisti reali a raccontarla.

Giulio Malfer e Piero Cavagna, hanno seguito per la Regione Toscana il Treno della Memoria 2019, realizzando, insieme ad alcuni studenti, un progetto artistico che riveli, in modo immediato, cosa vuol dire ricordare. 

“Pensavo è bello che dove finiscono  le mie dita debba in qualche modo incominciare  una chitarra”

(Fabrizio de André, Amico fragile)

Dita sul confine del corpo, estreme propaggini, province di esplorazione, sensori di sperimentazione, emozione; strumenti di produzione.Di dovere. Di piacere. Dove finisce il mio corpo ci sono le dita. Sono quelle che si sanno allontanare dalla testa, dal cuore,  perché si protendono fuori, verso il mondo, gli altri esseri viventi, le cose. Il dito sul grilletto deve aver preso le distanze dalla testa e dal cuore. Il dito sulle corde di uno strumento ci ricorda invece la parentela tra corde e cor, cordis. Il cuore. Dito cordiale. Vitale, battente, allora. “I was playing my guitar, lying underneath the stars, just thanking the lord for my fingers”  (Paul Simon, Duncan)

Il dito del Dio di Michelangelo, che sfiora ma non tocca  quello di Adamo, nella Cappella Sistina,  dice che tra l’altezza dell’umano e le superiori altezze di Dio,  a volte la distanza è un niente, a volte un abisso, il tutto. Con le mani tu puoi sbucciare le cipolle, suonare il pianoforte, strangolare una donna che ti ha lasciato. Con le dita Hitler ha scritto il Mein Kampf, con le dita i suoi volenterosi  carnefici hanno azionato la fuoriuscita del gas nei lager. Un dito umano, americano, ha fatto cadere su Hiroshima la bomba disumana dell’apocalisse nucleare. L’idea di Piero Cavagna e Giulio Malfer è proprio toccante  (anche in tedesco, la lingua dei poeti pervertita dai carnefici, rühren – cioè commuovere – viene perfino prima di berühren, toccare),  che ci voglia un supplemento di dita per leggere questo libro.  Non solo quelle che servono per tenerlo in mano e per sfogliarlo.  Che ci vogliano dita generose, veloci e insistenti nello strofinare la superficie  nera e far ritornare i volti dei cancellati. Che non sia sufficiente il tocco asettico dei nuovi umani  touchscreencomunicanti. Che non sia abile il pollice frenetico degli adolescenti digitali  (con il possibile rischio involutivo della riduzione della luna a un dito, un dito cretino). Che ci vogliano dita calde, cordiali, corde cardiache simpatizzanti,  dunque capaci di soffrire. Dita che resuscitano i lazzari, che restituiscono nomi ai numeri,  che ricreano i volti e le storie. Dita creative, creatrici ci vogliono. Toccami, è il grido che esce dal buio. Toccami. Ora. Adesso. Toccami.

“Why don’t you touch me touch me? Why don’t you touch me touch me? Touch me now now now now now now” (Genesis, The musical box)

Testo di Paolo Grezzi 

TOUCH è un lavoro coinvolgente, che utilizza un espediente tecnico per suscitare lo stupore della magia e fissare nella memoria la storia che vuole raccontare.

TOUCH incuriosisce: è una scatoletta di legno, profuma di pino cembro e nasconde un libro. Un libricino di carta lucida e bianca, ovviamente; meno ovvio è che anche il testo sia stampato in inchiostro bianco. Per leggere devo inclinare la pagina, sforzarmi di trovare e mantenere il giusto angolo; leggere, un atto banale ripetuto migliaia di volte in un giorno, diventa un atto faticoso, e fastidioso. Scoprirò tra breve che è giusto così.
E poi ci sono questi rettangoli neri, perfettamente centrati sul foglio bianco. Sono strani, calamitano inevitabilmente l’attenzione. E’ inchiostro termo-cromico che, reagendo al calore della mano, rivela per un attimo l’immagine che nasconde: ritratti di ragazzi e ragazze vittime dell’Olocausto.

E allora capisci e apprezzi questa perfetta corrispondenza tra la forma (il carattere bianco su foglio bianco, l’inchiostro termocromico) e la sostanza: l’Olocauso, tremenda anticipazione della follia di tutte le dittature passate e attuali, è una storia che non deve essere letta per svago, non può essere letta con disattenzione.
E l’inchiostro che copre i ritratti ti obbliga a toccare con mano quei volti, ti coinvolge in quella storia di 70 anni fa, ancora tanto attuale e tremendamente dimenticata.

la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue
s’è tramutata in un sozzo trescone ’ali schiantate,
di larve sulle golene, e l’acqua séguita a rodere
le sponde e più nessuno è incolpevole. (Montale, La primavera hitleriana)
 

http://www.mag72.com/2017/11/touch-uso-inchiostro-termocromico-in-fotografia.html

www.youtube.com/watch?v=-T9mmLE1KCg

Giulio Malfer

 Giulio Malfer è nato a Rovereto Italy. Studia Agraria all’Università di Padova e Architettura all’Università di Firenze, dove frequenta il corso di fotografia alla Scuola Internazionale “f 64” e, sempre a Firenze, frequenta il corso di fotografia di moda diretto da Leonardo Maniscalchi. A Milano, Bologna, Firenze, frequenta vari stage con fotografi di fama internazionale. Nel 1990 inizia l’attività di fotografo nel campo pubblicitario e industriale, collaborando con diverse agenzie. Dal 1995 si dedica esclusivamente alla fotografia di moda nel settore delle scarpe. Collabora in modo continuativo con varie istituzioni pubbliche e musei, tra cui il Museo Storico della Guerra, la rassegna Montagna Libri, la rassegna Internazionale Film Archeologia, i Musei Civici di Rovereto, l’Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento, il Museo Retico, l’Istituto Culturale Ladino. Collabora con il Centro internazionale d’arte “ArteStruktura” di Milano realizzando una ricerca fotografica sul ritratto ad artisti che durerà 5 anni. Nel 1996 con il progetto “Sguardi dall’Alto” inizia i lavori ritrattistici che lo portano ad impegnarsi per anni su temi diversi: “Partigiani”, “Senza Ritorno”, “Indagini Alpine”, “Lavoro Sporco”, “Bosnia”, “Adotto un’Anima”, “Touch” (realizzato con la collaborazione del fotoreporter Piero Cavagna). Collabora all’installazione di Franco Vaccari “Transiberia” a Transart Rovereto e partecipa alla performance dell’artista Greta Frau ad Arco. Suoi lavori sono conservati presso il Centro internazionale arte “ArteStruktura”, il Museo Ladino, l’Archivio del Museo di Meubourge, l’Archivio Fondazione Querini Stampalia, la collezione del Museo del territorio Biellese, l’Archivio del Museo Civico di Rovereto, il Museo Retico. Attualmente vive tra Rovereto e il resto del mondo.

Piero Cavagna

Piero Lavagna fotografo e giornalista ha lavorato a vari progetti di lettura fotografica del territorio trentino e delle sue trasformazioni.

Ora collabora con la Galleria d’Arte Moderna di Roma come consulente e curatore mostre.