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Si inaugura sabato 6 ottobre 2018, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Saturno Buttò “Ieratico/eretico”, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, presentazione critica a cura di Barbara Codogno, testo critico a cura di Boris Brollo.

La mostra, visitabile fino a domenica 21 ottobre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

In esposizione molte opere, realizzate a olio su tela e che variano dalle piccole alle grandi dimensioni.

Scrive la giornalista e critica d’Arte Barbara Codogno

Per Adolfina De Stefani, è stata da sempre una grande aspirazione ospitare un artista come Buttò in un luogo sacro per portare il pubblico a riflettere su concetti da sempre cari alla curatrice – come il sacro, il peccato, le pulsioni emozionali profonde dell’uomo – concetti che sono straordinariamente incarnati nella pittura intellettualmente alta e raffinata di Saturno Buttò.

L’autore si dichiara infatti da sempre molto sensibile al sacro: “Sono molto legato all’arte sacra della tradizione cristiana – spiega Buttò – a mio avviso la forma più alta di espressione artistica. Ne è esempio la meravigliosa Pala dei Frari a Venezia, l’Assunta del Tiziano”.

Buttò, artista figurativo, concentra il suo lavoro verso il ritratto e la figura umana: “Entro nel profondo della questione umana – racconta l’autore – perché quello che mi interessa è cercare nel profondo, lo slancio della natura umana si rivela nell’espressione erotica. L’erotismo è una forma ascetica, lo è nel mondo pre – cristiano, mentre successivamente la sessualità diventerà peccato”.

Il peccato per l’artista è comunque e sempre da cogliere in positivo, è l’espressione dell’istinto che si lascia andare, è l’espressione della natura umana, tratto distintivo dell’uomo.

E’ un uomo del nostro tempo quello che Buttò dipinge all’interno di un contesto sacro, cerimoniale e rituale. Guardando ai suoi “Angeli” ci accorgiamo di come l’artista testimoni del cambiamento, dell’evoluzione della sessualità: “L’essere umano è in mutamento – approfondisce l’artista – ormai siamo al cospetto di terze sessualità. Le mie figure androgine testimoniano anche la varietà potenziale del futuro: non solo fusione di uomo e donna ma stiamo andando verso esseri “altri”. Nuove forme sessuali che virano verso un assoluto senso di bellezza. Perché io dipingo la bellezza e nella bellezza non c’è violenza e nemmeno peccato. Mai. I miei dipinti veicolano amore. La mia è solo gioia di vivere. Amo la vita, una vita che ovviamente contempla anche la mutazione, l’evoluzione, l’elevazione dell’uomo”.

I suoi dipinti raffigurano delle messe in scena: siamo davanti a qualcosa che sta per compiersi, l’artista dipinge l’attimo cruciale. C’è molta teatralità in questo: “Fin da ragazzo sono sempre stato affascinato dal rituale, dal cerimoniale, dalla simmetria – racconta ancora l’artista – così come lo sono ancora. Mi affascinano i contesti sacri, le cattedrali, le chiese. Mi reputo uno dei pochi pittori filo – cristiani perché tengo fede alla tradizione iconografica cristiana che ha sempre messo il corpo al centro dell’Universo. Ora, tradurre questi concetti nel contemporaneo senza cadere in un esercizio passatista e senza ritrarre l’uomo di oggi per me sarebbe impossibile. Perché si cadrebbe nella banalità. Io lo faccio al di fuori degli stilemi, dando voce alle profonde contraddizioni dell’uomo, alle sue pulsioni, al suo erotismo, alla sua metamorfosi. Anche sessuale”.

Scrive il critico d’arte Boris Brollo:

Cosa c’è di più lussurioso della contemplazione? Nella contemplazione c’è il rapimento dei sentimenti, l’emozione del piacere e del godimento: si resta colpiti dall’illuminazione estatica, tanto importante da doversi creare nella psicanalisi una categoria a sé stante come la Sindrome di Stendhal.

Pertanto l’atteggiamento ieratico, di solennità sacerdotale gravata dalla fissità, non corrisponde forse all’atteggiamento delle schiere angeliche del Paradiso dantesco in cui le anime belle stanno in fissa contemplazione e precisamente nell’Empireo della Candida Rosa dal quale essi, i beati, contemplano direttamente Dio?

E cos’è la contemplazione se non il guardare con intenso interesse e in maniera assorta? E cosa fa il voyeur se non guardare senza entrare in scena? Partendo dalla scena, quale momento di “scelta” (ci si potrebbe attardare con lo sguardo anche su singole parti del corpo/quadro), con profonda concentrazione sale su su fino ad una cognizione semplice ed affettiva di Dio, o del dato mistico-religioso. E cosa non è la “fissità” della pittura di De Chirico se non meditazione metafisica? Tutto ciò dà un profondo godimento/stordimento divino che ci riporta alla sindrome iniziale. Ed è tutto così concentrato in un’unica sensazione visiva del piacere che ci fa cadere in trance, che conduce all’elevazione dello spirituale sopra ogni modo ordinario di conoscere.

Non è questa l’estasi? Nel significato più generico, quale stato di isolamento e d’innalzamento mentale dell’individuo assorbito in un’idea unica o in un’emozione particolare; più propriamente, nella mistica, il rapimento dell’anima in diretta comunicazione con il soprannaturale. Come esperienza mistico-religiosa, l’estasi la si ritrova in tutti gli stadi culturali; nelle società tribali può avere parte nelle cerimonie d’iniziazione. E tutto ciò non è forse un insieme delle manifestazioni dell’istinto sessuale, sia sul piano psicologico che affettivo, coerente con l’atteggiamento letterario, filosofico e mistico che vede nella sessualità e nelle sue manifestazioni la rivelazione di una forza fondamentale dell’Universo, o una modalità di conoscenza talvolta di tipo estatico?

Con Paradise Decadence (2018) il pittore Saturno Buttò ci ripropone tutto quello che sta sotto (ipostasi) rispetto a ciò che semplicemente appare come Ieratico, Erotico, Lussurioso, Decadente, Contemplativo che sono il fondamento occulto di una realtà evidente. Questa sua opera: “decadenza paradisiaca” ad una lettura geometricamente compositiva altro non è che un simbolo che ricorda il ruotare della croce runica, oppure la testa della Gorgone con le tre gambe come nel simbolo della Trinacria, nome dell’antica Sicilia. Un’opera vorticosa seppur ferma, come nel vuoto interno dei pittori Vorticisti.

Ma tornando al nostro Artista, a Saturno Buttò: Egli nel suo Breviarium Humanae Redemptionis, a proposito del proprio lavoro, scrive: “Uno dei momenti più intensi del percorso che porta alla realizzazione di un quadro è quello in cui mi trovo seduto di fronte al cavalletto mentre contemplo l’opera in fase di ultimazione”. Questa è la prima fase sin qui spiegata; la seconda è quella che potremmo definire “a specchio” e cioè quella in cui si contempla l’oggetto che è goduto pure da altri. Così come la Madre guarda il proprio figlio e gode degli sguardi compiacenti dei vicini che con lei osservano il fanciullo. E così è per qualsiasi opera dell’artista che sa che si compie all’interno dell’occhio altrui. (Duchamp).

In occasione della vernice della mostra “IERATICO/ERETICO” inaugurazione sabato 6 ottobre 2018 2018 l’artista Saturno Buttò sarà presente all’Oratorio di Santa Maria Assunta via Rossignago SPINEA (VE)

Si inaugura domenica 7 ottobre 2018, alle ore 16.00 presso l’Oratorio di Villa Simion SPINEA (VE), nell’ambito del progetto VISIONI ALTRE 2018 la personale dell’artista Maria Lisa Longo TERRA e CERAMICA – Forme e Colore a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a domenica 14 ottobre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Agire sulla materia, manipolarla, trasformarla è un’espe-rienza vitale ed affascinante che evolve e cambia continuamente. L’argilla non smette mai di sorprendermi per la sua capacità di stabilire contatti tra elementi lontani ed estranei, per l’imprevedibilità del risultato, per l’in-credibile varietà di tecniche e materiali con cui speri-mentare.

A volte mi perdo, inseguendo una traccia, un’impronta o nel solo piacere di toccare la terra: mi muovo in modo istin-tuale, lascio libere le mani a sviluppare un’emozione, com-pletamente sganciata dalla necessità di dare un senso, di creare o rappresentare.

L’esprimermi nasce, prioritariamente, dal bisogno di tra-scendere il quotidiano e, al tempo stesso, trarre la linfa indispensabile per vedere di più, sentire di più.

La terra, che spesso utilizzo con legno, ferro, fili …, meglio si adatta alla mia manualità e creatività di tipo progettuale-costruttivo. Ogni opera rappresenta un’impresa, che va oltre la manipolazione della terra e le diverse tecniche di lavorazione e decorazione. Infatti, bisogna affrontare “la sfida” del come realizzarne il montaggio, tenendo conto della fragilità della ceramica, della solidità e sicurezza dell’opera e, non ultima, la necessità di trasportarla con facilità. Più che un’artista, mi sono sempre considerata “un’artigiana” con il gusto di costruire e trovare soluzioni.

Le mie opere in creta spaziano dal figurativo alla modularità, ricerco forme che, nello spazio, trovino equilibrio, stabilità, leggerezza, direzioni. Le vesto, poi, di colori intervenendo con ingobbi, vetrine e smalti.

Il modulo e gli intrecci sono come un “gioco” che mi conduce oltre l’umano, oltre me stessa, verso quanto mi circonda e l’infinità delle cose. Nella costruzione di moduli intercambiabili, attraverso l’esplorazione di piante, fiori, acqua e terra, si concretizza la voglia di dar vita a nuove forme e desideri.

Da tempo seguo dei particolari percorsi laboratoriali con bambini, ragazzi e adulti normodotati o con disabilità, con le finalità di educare al linguaggio plastico, favorire lo sviluppo della creatività e di abilità artistiche. Al contempo, in questa condivisione di lavoro ed esperienze, traggo spunto per altre suggestioni, curiosità, idee e progetti.

Maria Lisa Longo

Vive e lavora a Santa Maria di Sala (VE). Si interessa da sempre a diverse forme espressive e materiali. L’incontro con la creta è stato del tutto casuale.

Ora “la terra” è diventata la materia con cui elaborare il suo percorso artistico ed espressivo, spaziando dal figurativo alla modularità, nella complessa ricerca della forma che nello spazio cerca equilibri, stabilità, leggerezza, direzioni.

In occasione della vernice della mostra “TERRA E CERAMICA – Forme e Colore” inaugurazione domenica 7 ottobre 2018 l’artista Maria Lisa Longo sarà presente all’Oratorio di Villa Simion di SPINEA (VE).

Si inaugura venerdì 5 ottobre 2018, alle ore 18.00 presso la Galleria Visioni Altre Campo del Ghetto Novo 2918 Venezia 34121, Graphic Line personale dell’artista Victoria Bilogan, a cura di Adolfina de Stefani, presentazione critica di GIANCATERINO con la collaborazione di Erica Russiani.

La mostra è visitabile fino a lunedì 15 ottobre 2018 con orario 11.00-19.00 tutti i giorni.

In esposizione opere di grandi e medie dimensioni, realizzate con la tecnica dell’incisione e segni/disegni dal tratto libero.

Victoria Bilogan è nata a Odessa, si è laureata in Odessa al Conservatorio. Dal 1994 vive e lavora a Melbourne (Australia).

Si è laureata al corso post-laurea in pianoforte dell’Università di Melbourne. Ma ha avuto un’altra passione fin dall’infanzia: la passione per il disegno. Allo stesso tempo ha ottenuto due lauree in Belle Arte/ Arti incisorie.

La sua grafica incisoria è intrisa di un forte valore emotivo, sono volti, facce … riproposte in versioni diverse, con linee secche e definite. Analizza con intensità i volti. I forti contrasti di luce e ombre rendono tagliente l’espressione fino a renderle severe e cupe. Le sue figure sembrano uscite da un campo di concentramento. Volti duri che segnano il tempo, un tempo con la visione della distruzione. La tecnica dell’incisione permette di ottenere questi effetti cupi e disastrosi dati dai segni incisi e l’uso di inchiostri scuri.

“Gridare” è il linguaggio dell’incisione in bianco e nero! L’autrice dichiara di seguire i metodi dell’espressionismo. Tuttavia, si intravede nelle sue opere incisorie l’esperienza dei vecchi maestri giapponesi.

Nel suo tratto segnico si coglie una certa pesantezza e disarmonia, ma nello stesso tempo i tratti sono freschi ed esplosivi.

Nel 2006, il lavoro di Victoria Bilogan è stato selezionato come VCA Australia in una mostra collettiva a Tokyo, in Giappone, durante lo scambio delle due più grandi scuole d’arte in Giappone e in Australia.

Recenti opere sono state acquisite da Yukyung Museo di Arte Contemporanea, il Sophia National Art Museum, Bulgaria. Ha partecipato al Guanlan Printmaking Biennale, al Lingshi Printmaking International Biennale ,Cina, al Dunhuang National Museum. E’ stata selezionata per partecipare ad un progetto a Silk Road Itarnational Exchange Progect, Cina, ha partecipato Binhai al Printmaking Camp (Progetto di scambio internazionale in Cina, Tienjin), ha esposto anche in National Museum e Biennale, Macedonia.
Ha frequentato ed esposto nel 2017 alla Scuola Grafica Internazionale di Venezia.

Infine, grazie ad una galleria di arte contemporanea in Assisi e al Primo premio Grafica Atelier 3+10, ha potuto esporre anche in gallerie di Venezia. Visioni Altre ospita l’artista dal 1-15 ottobre 2018.

We inaugurate Graphic Line, the solo exhibition of the artist Victoria Bilogan, on Friday 5th October 2018, at 6.00 pm at the Visioni Altre Gallery, in Campo del Ghetto Novo 2918 Venice 34121 curated by Adolfina de Stefani, with a critical presentation by GIANCATERINO and with the collaboration of Erica Russiani.

The exhibition is open until Monday, October 15, 2018 from 11 am to 7 pm, every day. There will be exposed large and medium-sized works, made with the technique of engraving Maner Noir and signs / drawings wiht free graphic.

Victoria Bilogan was born in Odessa, she graduated in Odessa at the Conservatory. Since 1994 she lives and works in Melbourne (Australia). She graduated with a postgraduate course in piano at the University of Melbourne. But she has had another passion since childhood: the passion for drawing. At the same time she obtained two degrees in Fine Art / Engraving Arts. Her engraving graphic is imbued with a strong emotional value, there are faces, faces … repeated in different versions, with dry and defined lines. She analyzes faces with intensity. The strong contrasts of light and shadows sharpen the expression to make them harsh and dark. Her figures seem to come out from concentration camp. Hard faces that mark time, a time with the vision of destruction. The technique of engraving allows these dark and disastrous effects to be obtained from the engraved signs and the use of dark inks. “Shouting” is the language of black and white engraving! The author declares to follow the methods of expressionism. However, the experience of the old Japanese masters can be seen in her engraving works. In its stroke, a certain heaviness and disharmony is perceived, but at the same time the features are fresh and explosive.

In 2006, Victoria Bilogan’s works were selected to represent VCA Australia in a collective exhibition in Tokyo, Japan, during the exchange of the two largest art schools in Japan and Australia. Her recent works have been acquired by Yukyung Museum of Contemporary Art, the Sophia National Art Museum, Bulgaria and Dunhuang National Museum . She participated in the Guanlan Printmaking Biennale, at the Lingshi Printmaking International Biennale, China. She was selected to participate in a project at Silk Road International Exchange Progect, China, awarded with grant to participate Binhai Printmaking Interntional Exchange Project, Tienjin,China, ) also exhibited in the National Museum and Biennale, Macedonia. Victoria attended and exhibited in 2017 and 2018 at the International Graphic School of Venice. Finally, thanks to a contemporary art gallery in Assisi and the Atelier 3 + 10 Graphic Prize, she was also able to exhibit in galleries in Venice. Visioni Altre hosts the artist from 1-15 October 2018.

 

Si inaugura sabato 15 settembre, alle ore 18.30 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 l’esposizione di Aldo Boschin, Franco Costalonga, Nadia Costantini, TRE di VERIFICA 8+1 a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, presentazione a cura di Giovanni Litt.

La mostra, visitabile fino a domenica 30 settembre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Sono trascorsi 40 anni dalla nascita di questo gruppo di artisti i quali si sono distinti per aver dato vita a un’evidente mutuazione del linguaggio tecnico o scientifico, con l’intento essenzialmente sperimentale ad un movimento artistico denominato VERIFICA 8+1.

VERIFICA 8+1 un’associazione di artisti nella terraferma veneziana operanti nel campo delle arti visive, della poesia alla musica, impegnati nella ricerca, nella documentazione, nell’insegnamento non solo interno al gruppo ma rivolto anche al pubblico. All’interno di VERIFICA 8+1 TRE componenti Aldo Boschin, Franco Costalonga e Nadia Costantini presentano all’Oratorio di Santa Maria Assunta di SPINEA (VE) una selezione di lavori tra pittura scultura ed installazione.

VERIFICA 8+1 inizialmente composto da otto componenti Aldo Boschin, Sara Campesan, Franco Costalunga, Nadia Costantini, Maria Teresa Onofri, Nono Ovan, Maria Pia Fanna Roncoroni, Rolando Strati, accostati fin dall’inizio da una curatrice legata ad esperienze didattiche , Sofia Gobbo , danno vita ad una intensa attività artistica di ricerca creativa sperimentale volta principalmente ad un aspetto didattico.

Molti degli artisti di Verifica 8+1 sono stati impegnati in attività scolastiche nei licei artistici nel veneziano e nel padovano a contatto quindi principalmente con studenti delle scuole medie inferiori e superiori, sempre più convinti che educare all’arte, al dialogo e alla conoscenza dei nuovi linguaggi creativi, fosse di primaria importanza per lo sviluppo di una propria coscienza e di un pensiero critico.

Lo stretto contatto con il genio Bruno Munari il quale ha disegnato il logo dell’associazione VERIFICA 8 +1 (un cerchio stilizzato formato da 8 tessere più una esterna) furono invitati già nel 78 ad esporre nello spazio di via Mazzini a Brescia alla galleria Sincron. Al suo interno si può cogliere l’aspetto della sperimentazione nelle opere di Aldo Boschin con le sue pitture dalle strutturazioni modulari di spazi cubici, alle suggestive geometrie dai dinamismi ottici di Nadia Costantini, agli oggetti cromo cinetici di Franco Costalonga, oltre alle opere degli altri artisti, opere dal linguaggio matematico, agli effetti percettivi della luce al neon, alla ricerca del suono/parola e alle figure di cerchio e spirale.

Nel 2008 l’Associazione lascia in eredità al Comune di Venezia oltre 400 opere tra pittura, scultura e oggettistica. Un patrimonio destinato alla fruizione del pubblico come strumento di prolifiche esperienze artistiche succedutesi al 1978 con la convinzione che educare all’arte e alla bellezza possa essere un fondamentale momento di crescita sociale e civile oltre che ad aprire le coscienze e a formare le menti.

Finissage di WUNDERKAMMER 2 Collettiva di Arti Visive
VisioniAltre domenica 26 agosto 2018, alle ore 18.00, presso la sede espositiva di VENEZIA Campo del Gheto Novo 2918 VENEZIA.

Durante il finissage l’artista Francesco Donà darà vita ad una singolare performace ritraendo la curatrice e artista Adolfina de Stefani mentre viene intervistata dal noto curatore della Venetian Soho Manuel Carrion.

WUNDERKAMMER 2 FREESPACE
è il secono episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.


Artisti Presenti: Fabio Adani, Agatino Furnari, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani, Stefania Zuanella e Walter Nino Riondato.
In permanenza in galleria oere di: Manù Brunello, Giancaterino , Andrea Tgliapietra.

Si inaugura sabato 25 agosto, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 la personale dell’artista Fausto Trevisan “Scritti di corpo e tempo”, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo e presentazione critica a cura di Barbara Codogno.

 Durante l’inaugurazione l’artista Fausto Trevisan darà vita ad un singolare performance dal titolo “Splat” accompagnata dalle musiche di Marco Ceccon

La mostra, visitabile fino a domenica 9 settembre 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE);

Scrive il critico d’arte Barbara Codogno:

Le opere che l’artista Fausto Trevisan espone in questa sua personale fanno capo a uno dei filoni artistico concettuali investigati dall’autore, ovvero “I segni del tempo”.

Sono una serie di pannelli di legno sui quali l’artista ha collocato gesso e pigmenti di colore. La tecnica usata per gli autoritratti o per gli oggetti ( macchina da scrivere, violino, etc) è il risultato di una pressione – imposta o causale – sul supporto medesimo e che l’artista dapprima vive e poi consegna al pubblico come prodotto di una esperienza sensibile: una performance.

Quello che troviamo quindi “scritto” sul pannello è il frutto di una azione allo stesso tempo, allo stesso modo, volontaria e involontaria ma agita attraverso il corpo e il tempo. “Scritti di corpo e tempo” sono infatti opere che interagiscono nella loro creazione stessa sia con il corpo che le crea che con il tempo che fa sedimentare sull’opera le tracce del corpo.

La particolarità delle opere è la loro materialità immateriale: il corpo così presente in quanto motore generativo diventa invece pura concettualità.

Come a dire che il corpo nel tempo diventa idea, diventa pensiero.

Di fatto ci imbattiamo in un susseguirsi di affascinanti increspature colorate che avanzano sul supporto, a partire da un preciso punto di rottura che le ha generate. E che noi rinveniamo facilmente perché il colore si fa più grumoso, manifestandosi in una concrezione di “corpo nel tempo”.

Si inaugura sabato 4 agosto 2018, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI – spazi di transito vuoti di presenza – opere degli artisti Alessandra Gusso e Mauro Fornasier a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a domenica 19 agosto 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI – spazi di transito vuoti di presenza –

Nello spazio espositivo sconsacrato del piccolo e suggestivo oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea, Alessandra Gusso e Mauro Fornasier presentano una installazione costituita da fogli sospesi con tracce colorate, ritratti di autori (Merini, Levi, Dostoevskij, Ungaretti).

I luoghi rappresentano la memoria scritta nelle ossa.

I non luoghi sono il pre-testo per annullare il ricordo facendoci entrare nelle regole dell’ovvio …. consumistico.

Noi, Alessandra Gusso, Mauro Fornasier, Teo Fornasier, M.Teresa Del Ben, presentiamo questo progetto di suoni, parole, segni, profili perché preferiamo salutarci credibili nel quotidiano.

L’arte ci chiama ad una responsabilità in qualsiasi forma la si intenda

ci fa vicini di presenza di potenza e di colore.

Le parole hanno l’aria della provvisorietà, ma accompagnate dalla musica,  che genere di esperienza evochiamo ?

I profili che emergono vuoti divenendo umani ed i segni decisivi spaziano nel nostro immaginario per immergerci in mondi possibili

dove l’individuo è il vero protagonista della sua storia.

A tal proposito JL Borges disse: il fiume è un tempo che trascina, e io sono il fiume.

Alessandra, nota ed affermata pittrice forgiata nella sapiente scuola di Emilio Vedova, vediamo come dialoga con il colore facendo di esso emozione e materia viva palpitante come é lei nella sua vita sempre pronta a nuove sfide.

Mauro ci porta i profili di quattro grandi (A Merini,P Levi, F Dostoevskij 

G Ungaretti) i quali hanno attraversato il manicomio, il carcere, la guerra, l’inferno in terra ed hanno lasciato traccia affinché l’uomo resti imparato nel suo vivere quotidiano; progetta e realizza i profili che prenderanno corpo. 

Teo esperto di suoni ha scritto per noi della musica  che come danza rende lieve il nostro tempo traghettandoci nel sogno del possibile.

Io, M. Teresa, silenziosamente racconto storie che parlano di luoghi

ritrovati dell’ anima.

“voci diverse del desiderio”

Il desiderio porta con sé 

una parte di perdita

una disidentità

una non coincidenza 

per questo 

i non luoghi 

prendono il sopravvento

siamo capaci ma impreparati 

ci leggiamo 

in superficie 

o solo di profilo

….                                                     Maria Teresa Del Ben

Alessandra Gusso

Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Torino, si diploma all’Accademia di Belle arti di Venezia seguendo i corsi di pittura di Emilio Vedova.
Originaria di  Caorle, vive e lavora a Cordenons.
Nel corso della sua vita professionale ha partecipato a diverse iniziative artistiche locali, regionali e nazionali.
Di recente ha partecipato alla Biennale Internazionale Donna di Trieste, alla collettiva “arte è donna” Museo Diocesano di Trani, a “Il libro illeggibile – omaggio a Bruno Munari” Biblioteca di Spinea (collettiva itinerante); inoltre ha esposto opere pittoriche al caffè letterario di Villa Varda e a Barcis accompagnandole con intermezzo di musica classica dal vivo, oppure con le poesie, in parlata caorlotta, della sorella Rita presso il Centro Civico di Caorle; una sua retrospettiva è stata ospitata presso la BCC di Azzano X con l’introduzione di Giuseppe Caracò.
Le sue opere sono state poi presentate da Enzo Santese al Castello di San Vito al Tagliamento: durante il vernissage, Teo Fornasier, chitarrista classico figlio di Alessandra, accompagnava la lettura delle poesie del
volume “Gris de Luna” di Rita. Il dialogo tra i diversi linguaggi espressivi è tra i protagonisti della ricerca artistica di Alessandra, che ora sta esplorando le potenzialità dell’arteterapia.

Mauro Fornasier

Mauro Fornasier nasce a Porcia nel 1962, e reside a Cordenons (PN).

Diplomato al Liceo Artistico di Treviso, si è sempre dedicato agli aspetti della comunicazione visiva, sia dal punto di vista professionale, come grafico pubblicitario presso industrie artigianali del territorio, sia come educatore di tecniche pittoriche ed espressive presso associazioni culturali e scuole.

Ottiene nel 1992 l’attestato al 1° corso di Industrial Design istituito dalla Camera di Commercio di Padova. Nel 1996 frequenta il corso di Video per insegnanti presso la casa dello Studente di Pordenone ed il corso di pedagogia Steineriana.

Partecipa agli eventi promossi dall’associazione “CreaTtivamente” di Sacile, curandone la parte grafica; realizzazione con la moglie Alessandra Gusso del libro illeggibile –omaggio a Bruno Munari e attualmente espone opera scultorea filiforme a villa Farsetti.

 NON LUOGHI E REALTA’ INCONSAPEVOLI

– spazi di transito vuoti di presenza –

 a cura di :   Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella

apertura e orari

dal giovedì alla domenica

16.00 – 20.00                                                       Ingresso libero

 

WUNDERKAMMER 2 Collettiva di Arti Visive

VisioniAltre inaugura sabato 28 luglio 2018, alle ore 19.00, presso la sede espositiva di VENEZIA Campo del Gheto Novo 2918 la collettiva di Arti Visive WUNDERKAMMER 2 FREESPACE; è il secondo episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE. 

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.

WUNDERKAMMER 2 | 28 luglio – 26 agosto 2018

Artisti Presenti: Fabio Adani, Agatino Furnari, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani,  Stefania Zuanella.

 In permanenza in galleria oere di: Manù Brunello, Giancaterino , Matteo Pantano, Andrea Tgliapietra.

Fabio Adani: il bianco della carta, meditato, diventa realtà interiore, un passaggio dall’apparire all’essere dalla forma alla sostanza; luoghi vuoti, pieni di silenzio, densi di presenze evanescenti che evocano sogni, desideri, volontà, profondità e ascesa. Il bianco cangia in luce.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani: Apprezzati esponenti nello scenario della cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei.

Agatino Furnari: multimaterico presenta tre opere Estate verso il mare, Vita tra cielo e terra, Viandante sul mare di Nebbia. Principalmente le sue opere rielaborano quadri famosi del 900 che esprime con personale scelta artistica, sperimentando tecniche multimateriche ed utilizzando materiali dai toni accesi, valorizzando l’opera cromaticamente.

Stefania Zuanella :

“Orizzonti” opere astratte dai colori vivaci, in cui prevalgono il blu del mare e del cielo, in diverse sfumature; opere realizzate con tecniche miste e materiali che mescolano ai colori acrilici anche sabbia o stucco. Sono questi gli “Orizzonti” raccontati da Stefania Zuanella, in arte Zuaart.

Si inaugura sabato 14 luglio 2018, alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Santa Maria Assunta SPINEA (VE), nell’ambito del progetto PARADISUM THEATRUM 2018 TRASFIGURAZIONI opere dell’artista Alessio Larocchi a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella, testo e presentazione critica a cura di Gaetano Salerno

La mostra, visitabile fino a domenica 29 luglio 2018, è organizzata da VISIONI ALTRE con il patrocinio del Comune di SPINEA (VE).

TRASFIGURAZIONI – Scrive il critico d’arte Gaetano Salerno a proposito del lavoro di Alessio Larocchi:
“ Nello spazio espositivo sconsacrato (ma nel quale ancora aleggia la presenza discreta della fede) del piccolo e suggestivo oratorio di Santa Maria Assunta di Spinea, Alessio Larocchi compie un viaggio intimo e riflessivo nell’essenza dell’immagine artistica, ponendo a diretto confronto la presenza e l’assenza dell’icona per ridiscuterne il ruolo e la valenza espressiva e ridefinire il rapporto tra arte e sua interpretazione.

Una breve ma significativa selezione critica guida il percorso di analisi: lastre di zinco presensibilizzate e impresse da immagini fotodegradabili, a loro volta solcate da simboli in braille instabili e destinati a scomparire durante la loro decrittazione (se toccati e spinti fuori dal loro instabile alloggio) e stampe fotografiche di luoghi urbani (il paesaggio svelato di apparizioni) e dettagli autoreferenziali (il dente di souvenir de soi-même), lievemente determinate da immagini sfocate e indefinite, esprimono l’esigenza dell’artista di intuire nuovi rapporti simbiotici tra (objet)autore, (objet)pubblico e (objet)opera, elementi svuotati (trasfigurati) della propria caratterizzante soggettività.

Lo sfalsamento temporale del valore comunicante dell’opera proietta la sua funzione spesso indietro (lasciarsi indietro, mutuando il titolo di un’opera in esposizione) lungo la linea del tempo, talvolta in avanti (in conclusione, sempre oltre) nel tempo, definendo l’opera come elemento eternamente estraneo al proprio milieu culturale e lontano dal proprio momento, presente nel proprio passato o presente nel proprio futuro (come il paesaggio osservato, come il dente estratto, fotogrammi retorici di cronologie andate e di vissuti già esperiti dei quali rimane solo uno sbiadito e illusorio ricordo), certamente assente nell’immediatezza dell’attimo ma – come sostiene Roland Barthes a proposito del medium fotografico – sempre vera a livello del tempo.

L’immagine apparentemente cristallizzata dallo scatto fotografico disperde così la propria fissità e certezza e il messaggio dell’opera svanisce nell’attimo esatto della sua scoperta, quando l’enigma svelato ne rende la verità un po’ “meno vera”.

D’altronde nella concezione estetica hegeliana “l’arte, dal lato della sua suprema destinazione, è e rimane per noi tutti un passato” e “ha perduto ogni genuina verità e vitalità, relegata nella nostra rappresentazione più di quanto non faccia valere nella realtà la sua necessità di una volta e non assuma il suo posto superiore”.

Ponendo in relazione le differenti parti di questa mostra e parafrasando le parole dell’artista “ il messaggio è disperso in una sorta di spasmodica entropia e il senso di un’immagine in trasformazione è sempre rimandato”. L’elemento

smaterializzato (il ritardo collocativo e interpretativo ricercato da Alessio Larocchi) conduce così la ricerca dell’artista a livelli assoluti di (apparente) leggerezza e di (apparente) levità che riportano l’attenzione sul concetto di questo lavoro, liberato dal peso dell’oggetto e costringe il pubblico a una (apparentemente semplice) rivisitazione ontologica dell’opera d’arte stessa, intesa come lungo processo cognitivo e non più (non solo) come immediato e appagante sguardo nel/sul qui e adesso.

Nell’icona offerta sull’altare dell’arte (e sul simbolico altare dell’oratorio/spazio espositivo) s’incontrano il sé e l’altro da sé, l’artista e la sua nemesi, l’arte e il suo pubblico, il gesto potenziale e il gesto attuale, ciascuno elemento imprescindibile della stessa cerimonia cultuale; l’oggetto-arte e il relativo compiacimento concesso dall’estatico apice culturale del momento arricchiscono l’apparato coreografico e scenografico di una liturgia laica che, riecheggiando un credo dogmatico e fideistico, trasforma la materia (come?), ne modifica la sostanza (perché?), fino a trascenderne l’essenza (dove?); l’installazione – sempre riprendendo le parole dell’artista – interpreta così lo spazio de-simbolizzato della chiesa sconsacrata sviluppando l’idea di messaggi impermanenti, solo temporaneamente accolti […] “. (estratto da testo critico Trasfigurazioni a cura di Gaetano Salerno; testo disponibile in mostra e in catalogo).

Finissage WUNDERKAMMER 1

Sabato 21 luglio 2018, alle ore 19.00 si conclude WUNDERKAMMER 1 FREESPACE. Con l’occasione viene presentato il libro di Dario Roman Uno sguardo dall’alto, testo filosofico incentrato sulla perdita della “qualità” nell’occidente moderno, secondo René Guénon.

Al finissage, saranno presenti gli artisti di Wunderkammer 1: Cristiana Battistella, Manù Brunello, Daniele Cuoghi, Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani, Fabio Fedrigo, Agatino Furnari, Giancaterino, Francesca Lunardo, Matteo Pantano, Claudio Scaranari, Andrea Tagliapietra e Miranda Vallini.

Per l’occasione, l’autore Dario Roman illustrerà la sua opera.

Assai più potente di ogni filosofia, la metafisica orientale, utilizzata come ontologia, si trasforma in uno strumento interpretativo dell’Occidente moderno molto più ampio ed efficace. A partire dalla dottrina dei cicli cosmici si giunge a una nuova interpretazione del tempo e dello spazio, fino a comprendere il determinismo insito negli avvenimenti di ogni epoca. Ne deriva una lettura del mondo moderno quanto mai contrassegnata dalla perdita degli elementi qualitativi (essenza, sintesi, unità, interiorità, stabilità, silenzio, beatitudine, eternità) a favore di un marcato aumento dei fattori quantitativi, nonché degli effetti della conseguente manifestazione della “legge della materia” (sostanza, molteplicità, divisione, antagonismo, uniformità, esteriorità, mutamento, accelerazione, solidificazione, instabilità, disordine, confusione).

  Dario Roman docente nei licei, si è laureato in Sociologia all’Università di Trento e in Filosofia teoretica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha pubblicato alcuni articoli di ricerca per la rivista Esodo e per la Montedit di Milano la raccolta di aforismi Sguardi e pensieri. Effettua interventi pubblici e seminariali su tematiche di carattere filosofico. E’ membro delle associazioni culturali Nemus e S.F.I. (Società Filosofica Italiana), nonché dell’A.R.I.F.S. (Associazione nazionale per la Ricerca e per l’insegnamento della filosofia e della storia).

WUNDERKAMMER 1  Collettiva di Arti Visive

visionialtre inaugura sabato 23 giugno 2018, alle ore 18.30, la nuova sede espositiva di VENEZIA (Campo del Ghetto Novo 2918) con la collettiva di Arti Visive WUNDERKAMMER.

WUNDERKAMMER 1  FREESPACE è il primo episodio di un ciclo di appuntamenti espositivi incentrati sui linguaggi artistici della contemporaneità in concomitanza con la biennale di architettura che quest’anno porta il titolo FREESPACE

Come nelle camere delle meraviglie seicentesche e settecentesche, vere e proprie collezioni di mirabilia, naturalia e artificialia, oggetti fantastici e inattesi che catturavano la curiosità dei visitatori, così gli eventi espositivi del ciclo WUNDERKAMMER che si concluderanno il 25 novembre, vogliono rappresentare e divenire il luogo-contenitore nel quale raccogliere e mostrare al pubblico le produzioni artistiche più recenti (libero da rigorosi e vincolanti tagli critici) di gruppi eterogenei di artisti, ciascuno presente in mostra con pochi e selezionati lavori e posto in dialogo diretto con i linguaggi degli altri artisti invitati e con lo spazio della galleria.

Le collettive WUNDERKAMMER si alterneranno, intervallate da altri episodi espositivi, nella programmazione di visionialtre; pittura, scultura, installazione, video, fotografia, azioni performative invaderanno ciclicamente lo spazio espositivo della galleria senza soluzione di continuità, per sviluppare un complesso percorso espressivo, allo scopo di riflettere con il pubblico sui codici comunicativi ed espressivi dell’arte contemporanea.

WUNDERKAMMER uno | 23 giugno – 21 luglio 2018

Artisti Presenti: Cristiana Battistella pittrice, Agatino Furnari multimaterico, Claudio Scaranari incisore, Daniele Cuoghi scultore ceramista , Fabio Fedrigo fotografo, Andrea Tgliapietra pittore e scultore, Giancaterino scultore, Miranda Vallini incisione

Scrive il critico Claudio A. Barzaghi:

E se “aprire il fuoco” fosse più propriamente, nella pratica, un ideale “aprirsi al fuoco”? Credo che sia esattamente questo ciò che ci vuole comunicare Maristella Martellato con la nuova e improvvisa svolta del proprio percorso artistico. Già, perché qui si assiste anche al coraggio di un artista, alla sua capacità di inaugurare un nuovo corso mettendo, anche se solo in parte, in discussione quanto raggiunto ed esperito sin qui. “Aprire il fuoco” diventa così un esporsi agli effetti e ai benefici influssi del fuoco, non necessariamente un consegnarsi al contatto distruttivo che l’elemento porta con sé (a partire dalla combustione). E, infatti, non c’è distruzione nelle nuove opere di Maristella, semmai un tentativo di ricognizione, di perlustrazione, di assaggio delle nuove possibilità offerte dall’immaginarsi lontana dal benefico sostegno garantitole dalla terra e dall’acqua (i suoi ‘avvolgenti’ cicli precedenti). Giocare col fuoco è, in definitiva, un avventurarsi in un campo inesplorato, ma con gradualità, e perciò non mancano in mostra esempi del precedente omaggio all’acqua, la quale, però, non ha il compito in questa sede di spegnere o rinfrancare, ma solo di ricordare quanto si possa essere plurali, e, perché no: disponibili nei confronti dell’oltre, seppur con un consapevole aggancio a un tracciato pollicinesco (là, le briciole di pane, qui un richiamo alla strada appena lasciata). Tutto si muove e scorre, ma – come testimoniano i nuovi colori – tutto può essere tuttavia anche più intenso, più travolgente. Perché se tutto può trasformarsi grazie all’azione del fuoco, tutto può anche illuminarsi diversamente e vestirsi di bagliori e cromatismi imprevisti. Su l’intero ciclo, però, sembra aleggiare il monito latino ”ignem gladio ne fodias” (un invito a non stuzzicare il fuoco con la spada), apriamolo sì, esponiamoci sì, ma senza violenza. Il turbine infuocato può rapire ma non necessariamente sconvolgere o annullare il soggetto.

In un simile approccio sembra intuirsi anche un’indole riconducibile alla venezianità dell’artista, e in tal senso le opere proposte oggi da Maristella diventano quasi un firewall curioso e incuriosito; questo per il momento, poi si vedrà.

 

THE OTHERS

È un’installazione sull’incomunicabilità dell’essere umano che si sviluppa attraverso i differenti linguaggi della pittura, scultura e video-arte messi in dialogo tra loro al fine di restituire uno spazio dal quale emerga la condizione di una relazione impossibile.

Un corridoio di volti appesi, monocromi, che si sfiorano senza toccarsi, all’interno del quale lo spettatore è invitato identificarsi, a ritrovare una parte di sé o a rifiutarla. Ai lati di questo due bambini in ferro e catrame si indicano senza farci capire il loro rapporto.

La necessità di comunicare contrapposta all’impossibilità di farlo. Un dialogo muto tra opere dove l’unica voce udibile è il suono di un pianoforte rotto e scordato, suonato da una donna che non sa suonare.

Il 2 giugno alle 18.00 a Villa Farsetti inaugura “Il Libro Illeggibile. Omaggio a Bruno Munari”, omaggio all’eclettico artista e designer Bruno Munari ( Milano 1907 – Milano 1998 ). Trattandosi di un “omaggio” a un’opera estremamente attuale e specifica del Maestro Munari, le curatrici, con un’attenta ricognizione nel panorama contemporaneo, hanno invitato gli artisti che meglio rappresentano oggi l’arte chiedendo loro di realizzare un’opera che si ispirasse e omaggiasse “Il Libro Illeggibile”.

Questo “Archivio” è un progetto in progress, intenzione delle curatrici è quello infatti di farlo girare in più città italiane così come di continuare ad arricchirlo di opere che gravitino intorno al libro illeggibile.
L’anno scorso, ad esempio, nella Biblioteca di Spinea, furono esposte le prime pregevoli acquisizioni, che oggi si estendono a ben oltre 120 opere.

Molti gli artisti che conoscono e amano Bruno Munari, molti quelli che si sono messi in gioco, umanamente e artisticamente, per la realizzazione di manufatti che brillano per bellezza e autenticità.
Tra le tante opere segnaliamo quelle degli artisti italiani Ruggero Maggi, Anna Boschi, Carmela Corsitto, Vittore Baroni nonché l’importante presenza di importanti artisti stranieri ( elenco a fondo pagina) a rendere omaggio al genio italiano.

Nelle grandi sale di Villa Farsetti troveranno quindi alloggio le opere degli oltre 100 artisti che hanno contribuito alla nascita dell’archivio Omaggio a Bruno Munari, mentre al primo e al secondo piano le curatrici hanno invece selezionato 22 artisti contemporanei ( nominativi contrassegnati in rosso) chiamati a testimoniare il loro recente percorso creativo.

Durante i tre mesi espositivi si alterneranno incontri con gli artisti, presentazioni critiche, performance, laboratori didattici e work shop.
 Il 2 giugno durante l’inaugurazione ufficiale della mostra la performance di Dimateria – Studiomorfico, azione. Corpi, strutture fisiche in continua evoluzione, sviluppo di combinazioni formali sospese, nell’eventualità di esprimere un’emozione. Dimateria propone una sorta di ‘nuovissimo realismo’ che si ricollega, formalmente, a istanze classiche, affrontate, tuttavia, con la piena consapevolezza delle acquisizioni e degli sviluppi dell’arte concettuale. Struttura, così, le proprie composizioni con corpi veri, “personnes-trouvées” ma rivelate e rifinite attraverso un lavoro rigoroso di ricerca sul movimento e sulle sue potenzialità. Dimateria tiene periodicamente laboratori e corsi di approfondimento e preparazione fisica rivolti a persone di qualunque provenienza e formazione.

Al piano terra durante tutta la durata della mostra “IL NOSTRO FILO ROSSO” progetto di Luciana Zabarella: esposizione dei lavori risultanti dai laboratori attivati con il tema “Omaggio a Bruno Munari” in collaborazione con artisti di varie provenienze. Coinvolti più di 1000 studenti delle scuole elementari del Comprensorio di Santa Maria di Sala, F. Farsetti, E. Fermi, C. Cardan, Papa Sarto, G Pascoli, Don Gnocchi. Gli artisti che hanno collaborato sono: Nellì Cordioli, Francesca De Gaspari, Furlan Barbara, Longo Lisa, Longo Luciano, Martella Elvia, Pantano Matteo, Pellizzon Barbara, Stevanato Guidonia, Zabarella Luciana, Zennaro Marta.

 

Si inaugura domenica 3 giugno 2018, alle ore 16.00, presso l’Oratorio di Villa Simion di SPINEA, “VENI ETIAM”, esposizione pittorica dell’artista Kate Kalniete, a cura di Adolfina de Stefani e Luciana Zabarella.

La mostra, visitabile fino a giovedì 13 giugno 2018, è organizzata da Visioni Altre con il patrocinio del Comune di SPINEA – Assessorato alla Cultura.

Kate Kalniete, artista lettone, ci offre l’immagine di un’altra Venezia attraversata e riscritta da un sentire e da un segno-colore che sanno renderla misteriosa ed emozionante… 

E’ una Venezia “nordica”, essenziale e inquieta, oscura e luminosa, colta con l’immediatezza di un segno, una forma scattante, una traccia di colore: luoghi, architetture, eventi atmosferici, una città filtrata da occhi foresti capaci di trasformarla, di raccogliere e accogliere il suo fascino e i suoi moti e riproiettarli virati dai colori fisici e mentali dell’emozione. Una pittura che, pur conservando un legame con il figurativo, si muove sempre più nei territori dell’espressionismi astratto.

Kate Kalniete è nata in Lettonia. Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Riga, per diversi anni vive in Svizzera per poi trasferirsi in Germania. Da oltre dieci anni frequenta Venezia: inizialmente solo delle visite saltuarie per seguire i corsi d’incisione e stampa alla Bottega del Tintoretto poi, due anni fa, la decisione di stabilirsi nella città lagunare. Ha esposto in mostre personali e collettive in tutta Europa. Vive e lavora a Venezia.

In occasione della vernice della mostra , “VENI ETIAM” di domenica 3 giugno 2018, ore 16.00 Kate Kalniete sarà presente all’Oratorio di Villa Simion.

Oratorio di Villa Simion – via Roma SPINEA (VE)

 

1918 – 2018: Cento anni fa nasceva la Pace.
Per celebrare questo anniversario Bruno Lucchi propone, nell’ Oratorio di Santa Maria Assunta a Spinea VE una mostra inusuale per il tema forte trattato: La Guerra.
Protagonista indiscusso è l’essere l’umano immerso nel teatro di un’esistenza piena di paura, dolore, sofferenza che solo l’effetto di una guerra può creare.

“La fonte di ispirazione per questa mia personale” – dice l’artista trentino – “è stata la poesia di Giuseppe Ungaretti. I suoi versi colgono con passione e linguaggio limpido la bellezza che, nonostante tutto, emerge dal dolore di ogni evento bellico, in particolare dal dramma dell’individuo che poi si riflette, inevitabilmente, in quello dell’umanità. Ogni parola nelle mani di questo Poeta è colma di speranza, di vita.

Ho scritto lettere piene d’amore – frase ripresa dalla poesia Veglia dalla raccolta L’Allegria – abbraccia lo spirito che desideravo dare al frutto del mio lavoro. Dopo aver trascorso un’intera nottata vicino a un compagno massacrato con la sua bocca digrignata volta al plenilunio la penna del Poeta crea uno stupefacente alfabeto di bellezza: Ho scritto lettere piene d’amore.

Questa è arte. Quella vera”.

Tutte le opere che Bruno Lucchi espone denunciano, con la loro eleganza, la loro accuratezza raffigurativa e la grande intensità espressiva, l’inumanità della Grande Guerra. Di tutte le guerre.

La mostra esprime pienamente quanto richiama il titolo: “Ho scritto lettere piene d’amore”.
Uno stupefacente alfabeto di bellezza.
Parole scavate da mano d’artista.

Anche la guerra ha la sua poesia. E la Poesia, si sa, fa riflettere.