Come vivremo in un prossimo futuro | How will we live in the future

COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future? 

Gli artisti che ne fanno parte, sono i protagonisti di una nuova stagione artistica che avrà come inizio il 18 maggio 2020.

VISIONI ALTRE Campo del Ghetto Novo 2918, 30121 VENEZIA.

Un’avventura che inizia con la presentazione di opere di vario genere ma tutte con un denominatore comune e che avrà il suo consolidamento con una serie di incontri e azioni che ci permetteranno di cogliere le tante sfumature del tema proposto attraverso la lente di artisti differenti, impegnati nella ricerca e nella sperimentazione su tutti i fronti.

  • COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future? 

La mostra, a cura di Adolfina de Stefani con la collaborazione di Guenda Mai, è liberamente ispirata alle tematiche della 17° Biennale di Architettura di Venezia.

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli artisti di immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente  insieme come esseri umani che, malgrado la crescente individualità, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale; insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti che esigono equità, inclusione e identità spaziale; insieme trascendendo i confini politici per immaginare nuove geografie associative; e insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché possiamo continuare a vivere”.

L’artista è posto di fronte ad una rinnovata responsabilità: quella dell’uomo, il suo rapporto con la natura, con l’ambiente, con la società che mai come in questo momento particolare il mondo intero sta vivendo, ed è chiamato a dare delle risposte, a delle soluzioni a dei cambiamenti se non vogliamo l’estinzione dell’essere umano sulla terra. Oltre alla pittura e ai linguaggi tradizionali, ampio risalto è dato alla sperimentazione, mediante performances e happenings in cui il variopinto e surreale mondo di oggi sarà esplorato profondamente coinvolgendo nel medesimo spazio espositivo pubblico e artisti.

A partire da Adolfina De Stefani, che è l’anima di VISIONI ALTRE, abbiamo voluto raccogliere in questo lungo appuntamento tutte le esperienze degli artisti restituendo un senso di respiro nazionale e internazionale a chi ne fa parte, e in particolare a tutta la città di VENEZIA.           Grazie agli artisti, che hanno reso VISIONI ALTRE  un contenitore sinestetico di emozioni e linguaggi, sempre all’insegna di quella sperimentazione che dal dopoguerra ad oggi non ha mai smesso di affascinare chi vuole avvicinarsi all’arte contemporanea in tutte le sue espressioni.

Artisti presenti:

Alessandro Bestiani | Architetture del Paesaggio Urbano

L’artista è affascinato dalla luce, dai colori, con un profondo interesse per il paesaggio urbano, che rappresenta in tutte le sue manifestazioni.
Le sue opere rimandano ai suoi stati d’animo, mutevoli che lo indirizzano ogni volta ad eseguire opere diverse, sia nella scelta dei nei soggetti che nella tecnica.
Acquerello, olio, grafite, china , pastelli, matite colorate sono le tecniche che predilige concentrandosi sempre sulla ricerca di emozioni.

Alessandro Bestiani nasce a Milano il 29 Giugno del 1957, la sua passione per l’arte ha inizio all’età di 7 anni quando vede per la prima volta il padre dipingere.
Ha seguito per diversi anni corsi di disegno, acquerello e pittura ad olio.
L’artista ha studiato a Milano dove ha vissuto e vive attualmente.

 Sergio Boldrin | Storie e colori del desiderio.

Gesto pittorico e teatrale di un artista che si muove con i colori cogliendo con l’istinto e con pennellate nervose attimi sfuggenti di una città che cambia, e che l’artista essendo veneziano di nascita subisce nel suo quotidiano il cambiamento. L’artista in città lavora da mascheraio fin da giovanissimo cogliendo tutti gli espetti culturali della sua Venezia.

Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani | “PLATANUS OCCIDENTALIS”

“Io amo molto gli alberi” ecco la frase frequente di Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani artisti e performer che in questa occasione presentano “ALBERI” Quercus Ilex e Platanus Occidentalis. Ancora una volta la natura sovrasta la visione e il pensiero poetico dei due artisti. La nudità della natura, lo scheletro dell’albero diventa per gli artisti indagine sul corpo fisico e la condizione della natura stessa che opera a favore per il rinnovamento. Trattano i loro alberi come dotati dei mutevoli umori. Li trattano con simpatia, con passione, con pazienza e impazienza, e anche con ironia. Attenti e sensibili alle loro capacità di mutazione, benché dicano “L’albero è superiore ad ogni tentativo di trasformazione”, intendendo però che all’uomo non è lecito piegare gli alberi e altri viventi alle sue voglie di trasformazione. La natura umana stessa è ricca di potenzialità trasformative.

Il sodalizio tra i due performer e artisti contemporanei Adolfina de Stefani e Antonello Mantovani nasce nel 2000 ed è caratterizzato da una sorta di nomadismo operativo che li vede impegnati in una esplorazione parallela nei numerosi percorsi dell’espressione artistica. Apprezzati esponenti nello scenario della cultura artistica sia in Italia che all’estero, la loro espressione si articola attraverso la performance, l’installazione e la ricerca multimediale, con particolare attenzione alle tematiche attuali. Emergono con estrema chiarezza le azioni di carattere universale con l’intento di favorire l’incontro del grande pubblico con i linguaggi contemporanei.

Elena Greggio – Sogni e inquinamento.

Visioni/previsioni del futuro, intesi come conseguenza dei cambiamenti climatici e della sovrappopolazione (e il relativo impatto ambientale). Una serie di lavori a metà tra il sogno inteso sia come “desiderio” di conservazione dell’ambiente, sia come “visione onirica” e l’inesorabile impatto della realtà nel quotidiano.                                                                     Un tempo, al centro della sua produzione c’era la figura umana, soggetto che ha completamente abbandonato in questa fase creativa per dare respiro a territori e paesaggi ideali, desertici o antropizzati.

I suoi lavori sono caratterizzati dall’utilizzo della carta, sia essa pregiata e sottile come quella di gelso o di riso, sia essa di recupero, come ad esempio uno scarto di stampa serigrafica/tipografica o una pagina di quotidiano.

Elena Greggio è nata a Padova nel Dicembre del 1973. Si è diplomata in Architettura al Liceo Artistico nel 1991 e Laureata a pieni voti in Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1995. Sì è specializzata in Architettura d’Interni e In Fashion Design. Vive e Lavora a Padova, dove si dedica alla Pittura e alle tecniche incisorie, quali linoleografia e xilografia.                     Espone ed ha esposto in: Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Austria, Bosnia Herzegovina, Cile e Portogallo.

Giulio Malfer | COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO

Se lo chiedi oggi, alle persone recluse nei loro appartamenti, ti risponderanno che vorrebbero vivere nè più nè meno come prima dell’arrivo della peste anno 2019.                                Questa è la massima speranza per quando tutto sarà superato. La nuova ripresa dopo la grande paura. Tutto dovrà tornare come prima più di prima per cancellare la memoria di quello che abbiamo vissuto.                                                                                                                      E poi…Ci ritroveremo sempre più chiusi dentro il nostro respiro. Obbligati alla solitudine dal distanziamento sociale. Costretti a una mobilità, controllati da un’app algoritmica. Semplici spettatori di una natura che rinasce. Un pianeta che non abbiamo voluto capire e che prosegue la sua vita oltre noi.                                                                                                                E’ quello che abbiamo visto in questi giorni. Abbiamo avuto la fortuna di vedere il futuro, come uno sciamano, sotto l’effetto di sostanze allucinogene, vede la sorte che incombe.

Giulio Malfer è nato a Rovereto Italy. Studia Agraria all’Università di Padova e Architettura all’Università di Firenze, dove frequenta il corso di fotografia alla Scuola Internazionale “f 64” e, sempre a Firenze, frequenta il corso di fotografia di moda diretto da Leonardo Maniscalchi.

Elisabetta Marchese | Nero ma non troppo

L’artista analizza il colore delle tenebre che in questo momento particolare è diventato il colore della paura, del sospetto, della tragedia.  Nella società il NERO è simbolo di paura , di tristezza , depressione , stati d’animo che comunque  fanno parte dell’esistenza .Il NERO è il colore più intrigante . Invita a riflettere.

Elisabetta Marchese si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia con una tesi su Alberto Burri. Il suo percorso artistico continua con una ricerca tra composizione e texture , tra differenti supporti fino ad arrivare al collage sempre accompagnato a tradizionali tecniche pittoriche quali le tanto amate velature e l’antica tecnica dello “sfregasso”.                                                     La tecnica che predilige rimane sempre il disegno : una linea nera su un foglio bianco da dove tutto ha inizio . 
Negli ultimi due anni ha esposto le sue opere a Berlino, Monaco, Milano .

Giovanni Pinosio | Con un filo di Voce

Giovanni Pinosio è un giovane artista veneziano con alle spalle quei necessari studi Accademici che gli permettono di muoversi con sicurezza tra “le belle arti”, privilegiando tra queste il disegno e la scultura. O meglio, una sua originalissima fusione tra il piano del disegno e la tridimensionalità della scultura che egli realizza mettendo in campo, nella costituzione della “figura”, elementi complessi come vuoto e immaterialità. Immaginiamo la grafite della matita che scorre sul foglio bianco a comporre porzioni ibride di figura – è l’uomo al centro della ricerca, un uomo maschile ma sessualmente non caratterizzato. Compaiono tracce di un tronco, ora di una mano che vibra – e quel gesto viene replicato occupando lo spazio – ora soltanto un moncone di una gamba.  

Sostituiamo ora la grafite con del filo di ferro e proviamo a ricostruire quella figura. L’immagine ritrova sé stessa nello spazio, acquisendo però una tridimensionalità rarefatta, metafisica. Il nostro corpo è denso involucro di carne che appoggia sullo scheletro portante. Pinosio, con le sue opere, rovescia il dentro e il fuori: è lo scheletro in fil di ferro a formare la figura, mai realmente compiuta. Ibrida anch’essa. Mentre l’interno della figura non c’è. È “vuoto”.                Il vuoto rappresenta una sfida in questa sua concezione di scultura, perché l’ambiente entra nel corpo dell’opera, creando un indistinto con lo spazio. O meglio, ambiente, spazio e tempo sono fusi insieme, saldati alla figura. Processo mentale e artistico che sta caratterizzando molti autori contemporanei.

Liubov Pogudina | Universale ICONA

L’artista propone una serie di copie di dipinti di icone di diversi autori eseguite seguendo fedelmente regole di un’arte antica sviluppatasi in epoca bizantina, il cui centro principale era Costantinopoli, e con il trascorrere del tempo, la varietà di stili e di tipologie artistiche si ampliarono in Russia, e nel resto del mondo ortodosso. Le opere dell’artista ci rimandano a questo particolare mondo bizantino con opere dipinte su tavola eseguite seguendo il dettame delle icône antiche sia nell’uso dei supporti che nei cromatismi in particolare il richiamo della doratura elemento importante per la rappresentazione delle immagini sacre.

Nata in Russia e da molti anni vive in Italia. La sua attività artistica è iniziata nel 2002 con il ” Gruppo Artistico di Spinea”. Ha frequentato i corsi per cinque anni facendo disegno, dipinti ad olio ed acquarello. Si è diplomata al Liceo Artistico di Venezia. Ha conseguito il diploma in “Arti visive e Discipline dello Spettacolo -Indirizzo di pittura” dell’ Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 2016 consegue la laurea nella stessa materia. Dal 2009 segue lezioni sulle Icone bizantine e russe con l’insegnante iconografa Michela Giordani.

Massimo Puppi – FRAMMENTAZIONI

Scrivo come so scrivere, dipingo come so dipingere, penso come so pensare”: sta qui, forse in questa affermazione, in questa dichiarazione di intenti scarna, sincera, spontanea, convinta, il cuore pulsante e generoso di un fare artistico che non è solo fare pittorico ma una quotidiana continua raccolta di pensieri, scritti, immagini, materiali che danno vita ad un luogo della mente e un laboratorio creativo affollato di ingredienti e in questo caso frammentazioni di spazi aperti e chiusi.  
L’artista si dedica ad una costante e appassionata ricerca che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente.

Massimo Puppi nato a Venezia il 6 gennaio 1956. Dopo essersi diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Venezia, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta il corso di pittura del maestro Emilio Vedova. Lasciata l’Accademia, trova altri stimoli per la sua formazione alla Scuola Internazionale della Grafica di Venezia, dove segue il corso di tecniche sperimentali tenuto dal maestro Riccardo Licata. Risale al 1973 la sua prima mostra personale ospitata alla galleria Segno Grafico di Venezia. Dal 1980 al 1985 il “silenzio assoluto”: un periodo di ripensamento sull’arte contemporanea, preludio di una scelta radicale che lo porta ad allontanarsi dall’attività espositiva e a rifugiarsi nel proprio studio. Gli anni che seguono sono dedicati ad una costante ed appassionata ricerca e sperimentazione di un linguaggio personale che si snoda lungo i percorsi della memoria e del quotidiano, del passato e del presente. Una lunga fase di silenzio costruttivo destinata oggi a sfociare in un ritorno sulla scena pittorica. Nel 2008 Vive e lavora a Venezia.

Anna Zinato – Il viaggio

La varietà contrastante di espressione nelle forme di Anna attraverso la pittura è più evidente a qualsiasi osservatore con le astratte accentazioni trovate attraverso i pezzi sensoriali della velocità del paesaggio. L’occhio umano è in grado di visitare il modo in cui il veloce si muove tra l’immobilità e la luce. Questo crea un effetto sulla percezione da parte dell’occhio mentre osserva paesaggi in movimento, forse percepiti dal movimento di treni o automobili. Le distanze accelerate di passaggio attraverso vari terreni, mentre lo spettatore è fermo mentre il ritratto è in movimento, sono parenti in modo univoco rispetto ai viaggi su treni o automobili.

Anna Zinato è un’artista multidisciplinare con sede a Toronto e Venezia.
L’artista ha iniziato a dipingere all’età di diciassette anni e non si è mai fermata, anche quando è diventata madre di due figlie. Nata e cresciuta a Venezia, che ha influenzato il suo piacere per l’arte che la circondava. Ha esposto selezionato al Carrousel du Louvre el 2014, Salone Internazionale dell’Arte a Parigi, Francia. Le sue opere sono conservate in collezioni private in Italia, Canada, Svizzera, Cina e Stati Uniti.

Andrea Zuppa – Maridaje

Maridaje” è una parola della lingua spagnola che viene usata per indicare l’abbinamento ideale tra vino e pietanza. Spesso gli addetti ai lavori ricercano i giusti abbinamenti giocando sull’armonia o il contrasto del gusto. Chi si accomoda a tavola non deve altro che godere delle scelte proposte, ne può essere felice o infastidito. In analogia al significato di questo termine la serie MARIDAJE che l’artista propone raccoglie alcune opere che ha realizzato tra il 2017 e il 2019 dove l’obiettivo è la ricerca della giusta armonia e/o contrasto tra gli ingredienti di un dipinto: colore, forma e composizione; sottraendo volutamente l’opera ai significati più immediati, e scegliendo per questo un linguaggio puramente informale ed astratto.

Le opere hanno ispirato il poeta Francisco del Moral a comporre alcuni versi che sottolineano l’ulteriore maridaje: quello tra soggetto e osservatore.

Nato nel 1973, si laurea in Architettura allo IUAV VENEZIA nel 2001. Da sempre è interessato al disegno, alla grafica ed in particolare alla pittura ad acquerello e con tecniche miste. Durante gli studi universitari frequenta corsi di dIsegno e pittura. Nel 2007 conosce Yuliana Manoleva che lo introduce nei suoi corsi ad un nuovo modo di considerare ed usare l’acquerello.                   Continua tutt’ora la sua formazione frequentando corsi workshop in Italia e all’estero. Partecipa ad estemporanee e mostre collettive in particolare con la Galleria Città di Padova. Ha curato le illustrazioni e la grafica di copertina di varie pubblicazioni. I suoi soggetti spaziano dal figurativo all’astratto ma con una continua e costante ricerca di una nuova espressività che lo caratterizzi. 

Durante tutto il periodo saranno dedicate serate ad eventi collaterali quali musica, poesia, video, performance.

 

 

COME VIVREMO INSIEME | How will we live in the future?

inaugurazione 9 maggio 2020 ore 19.00

COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future?

opening 9 May 2020 at 19.00

lo spazio espositivo Visioni Altre invita artisti di ogni provenienza stilistica e linguistica a raccontare STORIE ATTRAVERSO LA CREATIVITA’ CHE SAPPIANO STIMOLARE E COINVOLGERE IL VISITATORE IN NUOVI PERCORSI DI RIFLESSIONE E ANALISI DELLA CONTEMPORANEITA’.

Uno sguardo critico sulla 17° Biennale di Architettura di Venezia e sulle tematiche che il direttore e curatore del progetto, Hashim Sarkis, ha individuato e proposto per l’importante appuntamento culturale ormai prossimo, dall’evocativo titolo “How will we live together? COME VIVREMO INSIEME?| 

La collettiva,

a cura  di Adolfina de Stefani, è liberamente ispirata alle tematiche della 17° Biennale di Architettura di Venezia. 

Prendendo spunto dal significato del titolo scelto e dalle parole del curatore dell’evento veneziano: “In un’epoca nella quale «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli artisti di immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente  insieme come esseri umani che, malgrado la crescente individualità, desiderano connettersi tra loro e con le altre specie nello spazio digitale e in quello reale; insieme come nuove famiglie in cerca di spazi abitativi più diversificati e dignitosi; insieme come comunità emergenti che esigono equità, inclusione e identità spaziale; insieme trascendendo i confini politici per immaginare nuove geografie associative; e insieme come pianeta intento ad affrontare delle crisi che richiedono un’azione globale affinché possiamo continuare a vivere”. 

Gli artisti invitati a partecipare alla collettiva “ COME VIVREMO INSIEME | HOW WILL WE LIVE TOGETHER? sono incoraggiati a rappresentare attraverso una comunicazione immediata ed efficace la propria esperienza e conoscenza con i materiali più disparati a rappresentare le idee e le possibilità che l‘ARTE in senso totale ha la capacità di “alimentare” e far vivere insieme il mondo intero, sviluppando una forma utile dell’arte in grado di muovere lo spettatore a riflessioni consapevoli e profonde sulla condizione attuale dell’individuo in rapporto alla collettività e alla sua storia odierna.

L’artista che partecipa è invitato a scegliere ed indicare attraverso una frase o una immagine 4×4 il luogo (PAESE, CITTA’, FIUME, TERRITORIO, BOSCO, PARETE ecc.) in cui identificarsi.

L’opera o le opere non deve superare i 50 cm di larghezza e 100 cm di lunghezza. E’ possibile candidarsi con piccole sculture che non superino i 30x30x30.

Gli interessati possono contattare:

VISIONI ALTRE adolfinadestefani@gmail.com | 349 8682155.

With the collective

The VISIONI ALTRE exhibition space invites artists, from every stylistic and linguistic backgrounds, to tell STORIES THROUGH CREATIVITY WHICH CAN STIMULATE AND INVOLVE THE VISITOR IN NEW PATHS OF REFLECTION AND ANALYSIS OF CONTEMPORARITY.

A critical view on the 17th Venice Biennale of Architecture and on the themes that the director and curator of the project, Hashim Sarkis, has identified and proposed for the upcoming important cultural event with the evocative title “How will we live together?”| COME VIVREMO INSIEME?|

The exhibition, curated by Adolfina de Stefani with the collaboration of Guenda Mai, is freely inspired by the themes of the 17th Venice Biennale of Architecture and is proposed in conjunction with the opening of that event.

Taking inspiration from the meaning of the chosen title and the words of the curator of the venetian event: «In an era in which we need a new space contract. In a context characterized by increasing political divergences and economic inequalities, we ask to the artists to imagine spaces in which we can live generously together as humans who, despite of the growing individuality, wish to connect each other and with other species in the digital and real space; together as new families looking for more diversificated and dignified living spaces; together as an emerging communites demanding equity, inclusion and spatial identity; together trascending the political boundaries to imagine new associative geographies; and together as a planet intent on facing crises that require a global action so that we can continue to live».

The artist invited to partecipate in the group exhibition “COME VIVREMO IN UN PROSSIMO FUTURO? | How will we live in the future?

Are encouraged to represent through an immediate and effective communication their experience and knowledge with the most disparate materials to represent the ideas and possibilities that ART in a total sense can

“feed” and make the whole world live together, developing a useful form of art able to move the viewer to conscious and deep reflection on the actual condition of the individual in relation to the community and its contemporary history

The artist who partecipate in addition to the work(s)that he is applying for, is invited to choose and indicate -through a sentence or a small 4×4 image- the place (COUNTRY, CITY, RIVER, TERRITORY, WOOD, WALLS.. and so on) in which he identifies himself.

The work mustn’t exceed 50 cm in width and 100 cm in length. It’s possible to apply with small sculptures that don’t exceed 30x30x30

Interested parties can contact:
VISIONI ALTRE adolfinadestefani@gmail.com | 349 8682155.