Quello che scaturisce dall’incontro di due professionisti dell’immagine, dopo 35 anni di attività, che si dedicano a nuove esperienze artistiche aprendo alla ricerca dei fenomeni delle subculture di questa società globalizzata, indagando con due metodi e due linguaggi diversi, è la realizzazione di un progetto iconografico che unisce secoli di produzioni d’immagini sacre allo sguardo disincantato del contemporaneo.
Giulio Malfer con l’obiettivo puntato sulle diversità di genere che si manifestano nei riti dei tatuaggi e delle scarnificazioni portando alla luce un mondo notturno che si alimenta quotidianamente di nuovi corpi come manifesto della diversità.
Franco Battistotti che dopo aver generato del buon design si trova a pellegrinare per l’Europa fissando con la fotocamera migliaia di opere sacre frutto di quella religione che per secoli ha rappresentato sui muri delle chiese i suoi protagonisti soprannaturali.
La comunanza di queste due ricerche iconiche, similitudini del sacro e del profano, si ritrova in un’unica riflessione sul valore dell’esistenza umana e sulla sua sacralità.
Un messaggio, un tempo, religioso ed esoterico che voleva scardinare i poteri forti dell’epoca con una nuova speranza per un nuovo mondo, che ora, invece, schiere di cuciti tatuati si lanciano come un manifesto di ribellione al sistema, creando degli anticorpi. Diventando la continuazione dei culti paleocristiani, gli stessi che emergono dalle pitture murarie, non esibizionismo, non moda, ma un grido umano del nostro tempo, a loro modo santi neri, che ci mettono in guardia da un certo perbenismo che ci vede tutti omologati.
