Paola Doria

Paola Doria è nata a Brescia, ma ben presto, con la famiglia, si trasferisce a Mestre. Nella sua storia non ci sono bambine prodigio con la matita in mano, illuminazioni artistiche adolescenziali, il sogno di diventare una pittrice e non c’è nemmeno un liceo artistico. Si è diplomata alle Magistrali e la sua destinazione doveva essere quella della psicologia. E’ solo durante un viaggio a Londra, sponsorizzato dal padre, che Paola s’imbatte nel disegno: durante il soggiorno londinese comincia a tracciare dei segni, a lasciar scorrere la matita. E’ un colpo di fulmine che le fa scoprire il piacere e la necessità dell’espressione artistica. Lascia l’Università e, per imparare l’abc della pittura, comincia a frequentare nel 1982 la Libera Scuola del Nudo di Venezia, dove incontra maestri come Vittorio Basaglia e Luciano Zarotti. Un’esperienza formativa stimolante che la spinge a iscriversi e poi a diplomarsi all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Carmelo Zotti. Maestri importanti, impegnati in vario modo nel figurativo, che però incidono ben poco sulla sua scelta astratta che aveva già imboccato come autodidatta. A Venezia, grazie ad una borsa di studio della Fondazione Bevilacqua La Masa, poi rinnovata, ottiene uno studio gratuito a Palazzo Carminati e contemporaneamente utilizza un piccolo studio privato alla Giudecca. L’ampio studio e la veranda affacciati sui campi le hanno permesso di ritrovare la libertà e lo spazio necessario per proseguire il suo cammino fatto di segni certi, forti, dolorosi e turbolenti che “narrano” di lei e del suo mondo nascosto. Sostiene di non usare la tecnologia moderna nei mezzi ma solo nelle idee. Nei suoi lavori traspare l’ansia, il movimento, la frammentazione ed il dinamismo della nostra epoca.

Comunica attraverso il segno ed il colore sensazioni nuove perché contemporanee “dubitando delle nozioni convenzionali e sfidandole”. (Adorno)

Un dentro, un fuori, un ‘arte che parla dell’uomo ed una che parla solo di se stessa. Conflitto ed affannosa ricerca. Desiderio di un equilibrio tra i due momenti ; quello oggettivo e quello soggettivo. Arte sociale e art pour l’art, entrambi presenti e pregnanti. Ordine ed equilibrio nel disordine “come se la tela fosse il campo di un incontro/scontro tra forze polarizzate” (Caldura Riccardo). L’inizio è un caos, ma solo apparente , ogni volta è “una condizione di rischio” che si rinnova e che accetta generando un oggetto quadro astratto impregnato di quell’idea di forza che sta nell’idea dell’arte di Brancusi: forza che sta dentro ed oltre la forma.

Vita e sviluppo nella complessità, quella stessa complessità che regna in tutti i sistemi naturali, in particolare per i lavori che presenta si è lasciata ispirare dalle musiche di Ludovico Einaudi, dal senso del movimento, dello scorrere senza fine della realtà, del perenne nascere e morire delle cose.  Palingenesi ed epifania, parole “dotte” che, tradotte in termini più accessibili, significano rinascita, rigenerazione, risveglio, apparizione, manifestazione. Ritradotte secondo il verbo pittorico di Paola Doria si trasformano in flusso, carica di energia, forza, esternazione, un moto frenetico che invade la tela (o la carta) e la aggredisce, gesto e getto incontrollato e desiderato per continuare un percorso nell’astrazione iniziato a diciassette anni o giù di lì e proseguito con coerenza e convinzione da Venezia sino a Musile di Piave