Maristella Martellato

Scrive il critico Claudio A. Barzaghi:

E se “aprire il fuoco” fosse più propriamente, nella pratica, un ideale “aprirsi al fuoco”? Credo che sia esattamente questo ciò che ci vuole comunicare Maristella Martellato con la nuova e improvvisa svolta del proprio percorso artistico. Già, perché qui si assiste anche al coraggio di un artista, alla sua capacità di inaugurare un nuovo corso mettendo, anche se solo in parte, in discussione quanto raggiunto ed esperito sin qui.

Aprire il fuoco” diventa così un esporsi agli effetti e ai benefici influssi del fuoco, non necessariamente un consegnarsi al contatto distruttivo che l’elemento porta con sé (a partire dalla combustione). E, infatti, non c’è distruzione nelle nuove opere di Maristella, semmai un tentativo di ricognizione, di perlustrazione, di assaggio delle nuove possibilità offerte dall’immaginarsi lontana dal benefico sostegno garantitole dalla terra e dall’acqua (i suoi ‘avvolgenti’ cicli precedenti).

Giocare col fuoco è, in definitiva, un avventurarsi in un campo inesplorato, ma con gradualità, e perciò non mancano in mostra esempi del precedente omaggio all’acqua, la quale, però, non ha il compito in questa sede di spegnere o rinfrancare, ma solo di ricordare quanto si possa essere plurali, e, perché no: disponibili nei confronti dell’oltre, seppur con un consapevole aggancio a un tracciato pollicinesco (là, le briciole di pane, qui un richiamo alla strada appena lasciata).

Tutto si muove e scorre, ma – come testimoniano i nuovi colori – tutto può essere tuttavia anche più intenso, più travolgente. Perché se tutto può trasformarsi grazie all’azione del fuoco, tutto può anche illuminarsi diversamente e vestirsi di bagliori e cromatismi imprevisti.

Su l’intero ciclo, però, sembra aleggiare il monito latino ”ignem gladio ne fodias” (un invito a non stuzzicare il fuoco con la spada), apriamolo sì, esponiamoci sì, ma senza violenza. Il turbine infuocato può rapire ma non necessariamente sconvolgere o annullare il soggetto.

In un simile approccio sembra intuirsi anche un’indole riconducibile alla venezianità dell’artista, e in tal senso le opere proposte oggi da Maristella diventano quasi un firewall curioso e incuriosito; questo per il momento, poi si vedrà.

Maristella Martellato vive e dipinge a Strà (VE). Espone partecipando a numerose mostre su tutto il territorio nazionale.

La sua formazione artistica si è realizzata frequentando il liceo artistico di Padova, l’Accademia delle Belle Arti di Venezia e la scuola libera del nudo. Sperimenta nuove tecniche pittoriche, dall’olio alle tempere, alle stesure in gesso, al graffito.

Maturando sensibilità maggiore verso le tecniche antiche fatte di misture di colla e pigmenti di terre naturali e partendo dalla preparazione dei supporti, quali tele di diverse consistenze, tavole e carte, ha elaborato una tecnica personale.

La sua pittura è un impressionismo figurativo dove emerge sempre la figura umana. I segni morbidi, inconsueti e a volte nervosi prendono forma e rompono gli schemi tradizionali, incrociando la passione per l’arte antica con la contemporaneità.

Le figure sono ardite, ma spontanee, energiche ed espressive nel movimento, a volte sovrastate e lasciano mettere a nudo la profondità dell’ essere umano. I colori sono morbidi, caldi, naturali e velati.