Maria Rosaria Cesare

Maria Rosaria Cesare “Una donna è la storia di un utopia” M. Serrano
Una donna racconta la donna. Un donna che racconta sé stessa e le donne.

È questo, in sintesi, il principale obiettivo del lavoro di questa artista: la volontà ostinata di raccontare la donna, senza descrivere, tantomeno giudicare, senza dimostrare, senza tentare di capire. Raccontare, senza veli od ostentazioni, aspetti, momenti, emozioni e contraddizioni di una “essenza” che da sempre sfugge agli infiniti tentativi di catalogazione. Bisogna riconoscere che è un’azione coraggiosa, che sfida la facile retorica, il rischio dello stereotipo e della commozione, particolarmente difficile oggi, in un momento storico che tenta nuovamente di rinchiudere la donna in categorie, manifestandone una visione schizofrenica (dalle veline ai femminicidi). Ed è un racconto, quello di Rosie, che parte da lontano, che ha maturato, stratificato ed adattato sempre nuove esperienze (come la vita plasma ciascuna di noi) ed è giunta ora ad un nuovo momento. Una donna, quella raccontata, reale, contemporanea eppure anche arcaica, in una dimensione che percepiamo al di fuori del tempo, che può essere ora o mito, sempre o mai. Una donna indeterminata e allo stesso tempo circostanziata in una particolare occasione che l’ha resa madre, o figlia, o compagna, o… Una donna fisicamente materiale, pienamente corporea, al di sopra di qualsiasi mistificazione (o nonostante esse?) e presente al suo corpo. Una donna talvolta perfino scomoda perché in-comprensibile. Non manca, in questo racconto, anche il tentativo di reinterpretazione degli aspetti considerati più misteriosi ed ancestrali della donna che portano a rievocare irrazionali legami con la natura, mai veramente risolti. In questo senso anche la tecnica usata (l’acquerello) racconta qualcosa: è l’acqua, elemento vitale, lo strumento più adatto a raccontare la donna. E forse per dimostrare l’urgenza e la fatica di un così grave compito, di una così intima ed impellente esigenza, quella del racconto totale, appunto, la tecnica si trasfigura, si evolve: l’acquerello diventa epico. Una tecnica generalmente pensata per piccole dimensioni, per fermare suggestioni, evocare atmosfere, che richiama l’idea del “controllo”, è qui utilizzata in modo opposto, suggerendo possibilità diverse ed infinitamente numerose (come le donne?). Un nuovo modo di appropriarsi del mezzo in modo fisico, a sottolineare ancora la fisicità della donna raccontata e la fatica/energia che essa riesce ad esprimere. 

Testo critico di Silvia Ramelli

This is the aim of the artist: the stubborn will of showing the women, without describing or judging her figure. Instead, the artist, wants to tell the truth without veils or ostentations: emotions, moments, contradictions and aspects of an essence that has always elude the attempts of cataloguing.

Gemmazione
49TH SPRING | Acquerello e chine su tavola | cm 18x21 | 2019
Gemmazione 2
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