Luca de Marchi

La ricerca tecnico-cromatica e l’indagine sul valore percettivo del colore costituiscono le fondamenta dell’opera di Luca De Marchi. L’interesse verso la relazione tra luce e spazio permette di sviluppare un percorso creativo che vede le sue radici nell’astrattismo di Kandinskij e nello Spazialismo veneto.

L’artista spazia dal figurativo e all’astrazione, focalizzando l’attenzione sui possibili condizionamenti emotivi e psicologici che l’immagine creata provoca nell’osservatore.

Disponendo con mestiere ampie e veloci campiture, sovrapponendo taglienti pennellate e gocciolature di colore, Luca De Marchi cerca di promuovere un moto interiore, una reazione emotiva nel fruitore. Significativi sono i titoli quali “Intense Thinking”, “Slight Thinking”.

La tela diviene il campo visivo in cui agisce l’artista per creare una dimensione stratificata, profonda e infinita. La luce bianca interagisce con le stesure cromatiche come una scia graffiante che a volte si vaporizza, facendo vibrare il colore, a volte invece sembra incidere la superficie come una lama tagliente.

Nasce uno spazio nuovo, non fisico né prospettico: è il luogo dove tutto avviene attraverso il dispiegarsi della luce e del colore. Diverse quindi possono essere le interpretazioni di quelle raschiature luminose, che come “graffi di vita” segnano il fluire dell’esistenza.

Nella astrazione caotica dei dipinti di Luca De Marchi si contrappone un concetto razionale.  Attraverso il colore steso sulla tela l’opera vibra di emozioni, gli sfondi calmi e delicati si sovrappongono a colori forti necessari per soddisfare il pensiero interiore evocando l’ordine e armonia annullando il conflitto. L’estetica e il bello esiste nel pensiero più profondo dell’artista non più rispettando i canoni classici dell’arte.

“Da subito vengo attratto dai colori e dalla loro essenza. Nelle mie prime tele mi approccio a diversi stili pittorici imitandoli. Riesco quindi a sperimentare nell’ambito del figurativo le diverse tecniche. Essendo anche un Chimico per anni ho progettato e strutturato resine e pitture, formando anche gli utilizzatori finali sull’utilizzo. Continuando la ricerca introspettiva approdo, con la maturità, al “Caos” e vengo attratto dall’ astrazione spaziale. L’astratto mi soddisfa. Mi stimola il ruolo emotivo del colore della sua stesura sulla tela, il contrasto tra ordine e disordine, la percezione intima del tratto e del colore, la mancanza di orpelli comunicativi nel coinvolgimento di intelletto e sentimenti. Uso il colore nei suoi contrasti: contrasto di colori puri, contrasto di chiaroscuro, contrasto di freddo e caldo, contrasto di complementari e quindi contrasto di simultaneità, qualità, trasto di quantità. Sono membro dell’Associazione Culturale “Le Colonète” di Venezia, una delle più antiche che ha annoverato tra i suoi membri illustri anche Emilio Vedova”